La regione del terremoto è stata trovata impreparata di fronte a una nevicata eccezionale, ma annunciata da giorni. Non ha funzionato niente. Non è stato programmato niente. L’autostrada, che ha appena varato il rincaro di tariffe più alto d’Italia, imbelle di fronte a una tormenta che ha sorpreso centinaia di automobilisti. La Protezione Civile che, in questa Regione, dovrebbe essere efficiente e pronta a mobilitarsi, che girava a vuoto. Le istituzioni incapaci di organizzarsi per offrire assistenza ai cittadini.
Sarebbe sufficiente leggere i commenti delusi e colmi di rabbia di tante persone sul sito del nostro giornale, ascoltarli ai nostri telefoni, o soltanto leggerli su Twitter o Facebook, per rendersi conto del fallimento delle istituzioni, dalla Regione con il suo presidente assente e incapace di prendere un'iniziativa, a molti comuni. La Regione dovrebbe coordinare, dare impulso all'emergenza, attivare i soccorsi. Per decine e decine di ore, invece, i cittadini sono stati lasciati soli a lottare contro la tormenta.
Il blackout istituzionale ha toccato il suo vertice nella morsa della neve e del gelo. Deve muoversi il senatore Piccone per dire a Chiodi di chiedere lo stato di calamità per l'Abruzzo. Le istituzioni sembrano cadute in letargo. Purtroppo, si tratta delle stesse istituzioni che operano nella ricostruzione del dopo terremoto o che dovrebbero affrontare la crisi economica, mentre le imprese denunciano ritardi, errori, assenza di progetti, di strategia, e interi settori, come l'edilizia, mandano l'avviso che se continua così
finiscono fuori mercato. Al telefono non risponde nessuno.
Le parole del presidente della Provincia di Pescara, Testa,
sorpreso dalla bufera e vittima di un'odissea nella neve,
raccontate nell'intervista al nostro giornale, sono condivisibili.
Testa si chiede, meravigliato, come sia possibile che non abbia
funzionato nulla. Quando i politici vivono la solitudine dei
cittadini, e sperimentano sulla loro pelle le carenze, a volte
drammatiche, delle istituzioni che presiedono, allora si accorgono
che le cose così non possono andare avanti. Ma il presidente Testa,
al quale come cittadino va la nostra solidarietà, è lo stesso
presidente che non ha saputo dragare il porto di Pescara, che ha
distribuito premi inutili ai dirigenti della sua Provincia, un ente
che, se si realizzerà la riforma istituzionale, sparirà. Le
Province sono quasi dei fantasmi, ma pagano consistenti premi di
produzione con i soldi degli abruzzesi. Al secondo giorno della
crisi della neve, l'Abruzzo continua a essere praticamente isolato,
chiuso. Lo stato d'emergenza, intanto, lo hanno dichiarato i
cittadini, ma i nostri rappresentanti sembrano non porsi il
problema.
La nostra solidarietà va a quelle centinaia di viaggiatori
bloccati sul treno a Carsoli per 25 ore, poi ripartito e di nuovo
fermo dopo 7 chilometri; o a quelli intrappolati sui pullman in
servizio tra Roma e Pescara che raccontano cosa significhi
diventare ostaggi della tempesta. Armati di vanghe e di buona
volontà, noi persone comuni abbiamo cercato di arrangiarci, di
uscire dalla splendida ma micidiale marea bianca che ricopriva
l'Abruzzo di un silenzio innaturale. Il silenzio del naufragio.
Quel naufragio istituzionale che ha permesso che L'Aquila e la
Marsica, dopo il terremoto, subissero anche il colpo della
nevicata. Ha ragione il metereologo Visconti: com'è possibile che a
L'Aquila, dopo il sisma, ci siano solo 13 mezzi per l'emergenza?
Però, la commedia delle finte dimissioni di Fontana, il secondo
responsabile dello stallo della ricostruzione, l'abbiamo dovuta
vedere; e abbiamo dovuto assistere all'altra commedia, quella di
Chiodi, primo responsabile dello stallo, che le ha respinte. Si
assolvono tra di loro. Hanno ragione i cittadini a
protestare.
Noi de «Il Centro» abbiamo offerto attraverso il nostro sito
l'informazione in tempo reale e abbiamo cercato di distribuire il
giornale ovunque ci fossero abruzzesi. Per non fargli mancare
l'immagine che l'Abruzzo, quello vero, quello della gente, comunque
stava con loro. Non le istituzioni o i presidenti, ma persone come
loro che hanno lottato contro la neve per raggiungerli. E siamo
rammaricati del fatto che la natura scatenata ieri lo abbia
impedito a L'Aquila. State certi che non si dimetterà nessuno.
Potete scommettere che le responsabilità saranno sempre di qualcun
altro e, comunque, non si accerteranno. Restate in ascolto del
messaggio che tutto va bene. Ma sappiamo di avere vissuto la prova
generale del tracollo delle istituzioni. Per fortuna, la società
civile, voi, ha dimostrato forza, solidarietà, coraggio. Ma la
politica, no.
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5 febbraio 2012