di Melissa Di Sano
PESCARA. Caduta a picco dello screening per prevenire i tumori. Nel 2010 i controlli sono stati effettuati su una percentuale di persone a rischio «quasi nulla», come si legge nella Relazione sullo stato di salute e assistenza sanitaria in Abruzzo. Un vuoto lungo almeno dodici mesi, in cui la popolazione non è stata invitata a sottoporsi agli esami diagnostici preventivi di patologie importanti come il tumore alla mammella e quello al colon-retto, tra i più diffusi. I dati riportati dall'Agenzia sanitaria regionale parlano di un crollo verticale dei controlli effettuati: nel 2009 le donne che si sono sottoposte all'esame per il carcinoma al seno, a Pescara, sono state il 26,9 per cento, l'anno successivo lo 0,3 per cento. Una percentuale irrisoria, che segna un meno 99 per cento. Un dato che rispecchia ovviamente quello della popolazione invitata: il 67 per cento nel 2009, lo 0,8 per cento nel 2010. E non è andata diversamente per gli esami contro i tumori del colon-retto. Qui addirittura, il dato sul 2010 «non è disponibile», mentre nel 2009 la percentuale di popolazione invitata era stata dell'11,1 per cento. La grave mancanza non ha riguardato solo la Asl guidata dal direttore generale
Claudio D'Amario. Sulla stessa linea anche le Asl di Avezzano-Sulmona-L'Aquila, Lanciano-Vasto-Chieti, e Teramo. Per un intero anno, di fatto, non è stato effettuato lo screening per i tumori sulle fasce a rischio, di età compresa tra i 50 e i 69 anni. A livello regionale, «
la quota di donne che ha svolto un esame di screening per il
carcinoma della mammella è stata estremamente bassa: 1,3 per cento,
e solo il 2,7 per cento è stato invitato». Un danno alla salute di
quei cittadini che avrebbero potuto prevenire la malattia,
combattendola meglio e in tempo, e un conseguente danno economico
alle casse regionali. Perché prevenire, come confermano gli
esperti, è molto meno costoso che curare un tumore già in stato
avanzato. «Problemi organizzativi connessi al Piano di rientro»,
questa la motivazione riportata nella relazione dell'Agenzia
sanitaria regionale sullo stato di salute e di assistenza in
Abruzzo. A spiegare un po' meglio le cose è il commissario della
stessa agenzia,
Angelo Muraglia: «Prima le persone venivano
invitate dall'Agenzia regionale, dal 2010 invece tocca farlo alle
Asl. Il coordinamento è stato demandato a loro, e la
riorganizzazione è durata circa un anno». Un anno di stasi, mentre
le altre regioni proseguivano normalmente con lo screening. Nel
2008 ad esempio, il valore medio di partecipazione agli esami per
il cancro al seno, è stato del 38 per cento nel sud Italia e nelle
isole, e del 77 per cento nel centro Italia. Dati decisamente alti
anche per quanto riguarda gli esami del colon-retto: il valore
medio nel Sud e nelle isole è stato del 21,4 per cento, quello del
Centro del 56,3. «Purtroppo», si legge ancora nel report 2010,
«sia nel 2009 che nel 2008 si evidenziava una performance
decisamente disomogenea tra le varie Asl abruzzesi, con un quadro
peraltro sorprendentemente instabile negli anni». Poi, nel 2010,
più che di instabilità si può parlare di vera e propria assenza di
dati. Ma non di soli numeri si tratta. Dietro ogni cifra infatti,
c'è una persona, un possibile malato, che magari non ha la
possibilità di effettuare esami di prevenzione a pagamento. Un
cittadino, che si sente rassicurato all'idea di essere chiamato
dalla Asl.
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4 febbraio 2012
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