PESCARA. Nel 2011 sono state 79 le imprese a fallire in provincia di Pescara, con un'insolvency ratio, ovvero i fallimenti ogni diecimila imprese operative, del 21,6 per cento. A divulgare questi dati è l'osservatorio crisi d'impresa del Cerved group che si occupa di studi e statistiche nel settore economico. In Abruzzo, lo scorso anno, sono state 279 le aziende costrette a cessare l'attività, in crescita evidente rispetto agli anni precedenti: 270 nel 2010 e 247 nel 2009. A livello regionale, per numero di fallimenti, la provincia di Pescara si posiziona al secondo posto dietro quella di Teramo che ha perso cento imprese. Molto più indietro L'Aquila (61) e Chieti (40). La nostra regione, sul fronte delle attività costrette alla chiusura perché non più in grado di far fronte ai pagamenti nei confronti di banche e fornitori, segue il trend nazionale che parla di una forte crescita, con i fallimenti che hanno superato quota dodicimila. In provincia di Pescara, al 31 dicembre scorso, erano attive 35.767 imprese, e per ognuno degli ultimi tre anni, i fallimenti hanno riguardato circa ottanta aziende, per un totale di 260 imprese in meno. A queste si aggiungono le 275 aziende che hanno dismesso l'attività tra 2010 e 2011, per evitare di arrivare al fallimento vero e proprio. La realtà è che la prolungata crisi mette sempre più a dura prova il tessuto produttivo pescarese, con associazioni di categoria, industriali e sindacati che continuano a lanciare allarmi. «La stretta crediti
zia che attanaglia l'economia globale ormai dalla fine del 2008», dice
Luigi Di Giosaffatte, direttore di Confindustria Pescara, «sta provocando una reazione a catena tra le piccole imprese che non riescono ad approvvigionarsi di liquidità proprio in un momento in cui il rischio di portafogli in sofferenza è altissimo. I dati diffusi da Unioncamere sui protesti e sull'aumento esponenziale dei fallimenti aziendali sono una logica conseguenza delle fasi di recessione e di prosciugamento della liquidità sui mercati finanziari. Le piccole e medie imprese, da un lato accumulano crediti in sofferenza derivanti da mancati o ritardati pagamenti dei loro clienti, dall'altro non riescono ad avere dal sistema bancario finanziamenti». «Confindustria», dice Di Giosaffatte, «ritiene necessario avviare con immediatezza alcune politiche strutturali per superare, in logica competitiva, il pericolo di fallimenti aziendali o di ritardi nei pagamenti nella filiera della fornitura/vendita. In primis l'intervento dei Consorzi di Garanzia Collettiva Fidi, che abbiano però caratteristiche tali da avere fondi di garazia cospicui e patrimoni sani. In logica di aggregazione delle masse di garanzia per le imprese è auspicabile l'immediata approvazione da parte della Regione Abruzzo del bando del sostegno ai Confidi vigilati dalla Banca d'Italia e ai Confidi strutturati, bando che vale circa 15 milioni di euro. Non ultimo resta l'obiettivo strategico di rispondere alle esigenze delle imprese creditrici verso la pubblica amministrazione».
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4 febbraio 2012
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