di Walter Teti
MANOPPELLO. «Non ci sarà ripresa per l'occupazione nel settore metalmeccanico nel 2012. Anzi, si continueranno a perdere posti di lavoro a causa della scadenza degli ammortizzatori sociali utilizzati da qualche anno dalle maggiori industrie, prima con la cassa integrazione ordinaria e poi con quella straordinaria». La denuncia è di Gino Marinucci, responsabile provinciale Fiom-Cgil, che in questi giorni è impegnato in incontri e assemblee sindacali nelle fabbriche della Val Pescara. «A fine febbraio», afferma il sindacalista della Fiom-Cgil, «potremo dare cifre esatte sull'andamento delle diminuzioni di posti occupati, per ora però possiamo affermare che fra i metalmeccanici, nel secondo semestre del 2011, c'è stata una perdita di forza lavoro rispetto allo stesso periodo del 2010 del 25 per cento». Un quarto di lavoratori in meno in un anno: «Un dato sconcertante per gli stabilimenti industriali della Val Pescara e parte della zona Vestina», commenta Marinucci. I più colpiti fra le maestranze le fasce di età più giovani, quei soggetti che erano stati posti al lavoro con contratti a termine, interinali o a somministrazione. «Se concentrato in questa fascia di interesse», chiarisce Marinucci, «la percentuale si alza del 40 per cento. E ciò che è più disarmante è che non si intravedono possibilità di reimpiego per questi giovani. I dati in nostro possesso ci dicono che per lavorare i giovani ha
nno dovuto emigrare verso il Nord Italia, Francia e soprattutto
Germania. Insomma, siamo tornati indietro di mezzo secolo quando
questo tipo di flusso migratorio», commenta Marinucci, «era l'unica
speranza di vita per le famiglie monoreddito italiane». Un altro
settore in forte sofferenza che, secondo Marinucci, ha praticamente
azzerato le attività è quello dell'artigianato metalmeccanico e
cioè i piccoli imprenditori che orbitano intorno alle grandi
industrie producendo accessori e fornendo vari tipi di prestazioni.
«Le banche», osserva il sindacalista della Fiom, «hanno chiuso i
rubinetti dei finanziamenti per loro. Questo settore che
costituisce quasi l'80 per cento del tessuto lavorativo ha perso i
contratti perché non più in grado neanche di acquistare la materia
prima, cioè il materiale per la realizzazione delle forniture.
Dunque», osserva amareggiato Marinucci, «la crisi ci avvolge ancora
tutti oscurandoci l'orizzonte per possibili schiarite. La nostra
azione sindacale, stante queste condizioni del mercato del lavoro,
va verso una ricerca unitaria di soluzione: lavoratori,
organizzazioni sindacali e parti sociali, direzioni aziendali,
Confindustria e soprattutto istituzioni come Regione e ministeri
competenti, devono sedersi presto intorno a uno stesso tavolo»,
dice Marinucci, «e concordare unanimemente e ognuno per le proprie
competenze, una strategia di intervento. Il nostro territorio si
sta impoverendo anche di materiale umano. La perdita del lavoro va
oltre lo scenario dell'occupazione e dell'economia. Qui è in gioco
la vita del nostro territorio con le sue implicazioni sociali,
culturali, relazionali, di vicacità economica, di creatività
produttiva, di imprenditorialità. Intorno a questo disegno sociale
che perde i suoi connotati, noi come sindacato», conclude
Marinucci, «lanciamo l'allarme dal nostro osservatorio che spero
possa essere ripreso come base di dibattito da tutte le realtà
vitali: Regione, enti pubblici e privati, università, partiti
politici».
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4 febbraio 2012
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