PESCARA. «Grazie agli amici che condividono le prese di posizione di politici e opinionisti in difesa dei miei diritti costituzionali fondamentali. Ma il modo più efficace di mostrare amicizia e solidarietà è sempre quello di "condividere" questi articoli. E' l'unico modo per farli circolare e conoscere. Come vedete, ricomincio alla mia età a fare "volantinaggio". Datemi una mano...». Si affida a Facebook, l'ex presidente della Regione
Ottaviano Del Turco, finito in carcere nel luglio 2008 nell'ambito dell'inchiesta su presunte tangenti nella sanità privata abruzzese e attualmente sotto processo. Il messaggio dell'ex presidente segue gli articoli sulla sua vicenda giudiziaria pubblicati, nell'ultima settimana, dall'Unità e dal
Corriere della Sera. Così, l'ex governatore chiama a raccolta i suoi 4.540 "amici" della rete a cui chiede di "condividere", ovvero di far circolare, quegli articoli. Quali? A riaprire il caso Del Turco è stata l'Unità con un articolo che sgonfiava l'accusa e dagli interrogativi: «Dove sono le tangenti?», alludendo ai 6 milioni di euro che Del Turco avrebbe ricevuto ma di cui, come ha detto l'articolo, «non c'è traccia». Sempre l'Unità ha poi intervistato il 1º febbraio l'ex presidente della Camera
Luciano Violante (Pd) che, sul caso Del Turco, ha detto: «Se alla fine del processo, l'ex governatore dell'Abruzzo dovesse risultare innocente il magistrato dovrebbe risponderne direttamente». E,
poi, sui rapporti con il partito: «Del Turco ha sempre avuto una posizione molto critica nei confronti del Pd e della giustizia secondo una vecchia logica libertaria del Psi. Non so se è stato scaricato, ma un partito di fronte a un governatore accusato e arrestato cosa deve fare? Quello che deve fare un partito è dotarsi di propri criteri da applicare caso per caso». Poi, su Violante, è intervenuto
Antonio Polito sul Corriere della Sera: «Quello di Violante», riferito ai magistrati che dovrebbero pagare, «è un encomiabile sforzo che va completato per uscire dalla maledizione dei due pesi e delle due misure».
3 febbraio 2012
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