Patto, le associazioni sfidano la Regione

«O si cambia o si chiude». Rientrano Cna, Confesercenti e Confartigianato

    di Antonio De Frenza   PESCARA. Il Patto per lo sviluppo si ricompone, ritrova le componenti che erano uscite e lancia una sfida alla Regione: cambiare passo o chiudere il tavolo. In un documento unitario firmato da Cna, Confartigianato, Confesercenti (le associazioni che si erano sospese), Confindustria, Cia, Legacoop, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal, e dal pomeriggio di ieri anche l'Api, l'associazione piccola industria, le parti sociali esprimono «preoccupazione in ordine allo stato del Patto per lo sviluppo dell'Abruzzo, ai suoi obiettivi, alle sue prospettive, alle strategie che ne definiscono tempi e modalità di attuazione».  Il documento doveva essere consegnato oggi al governatore Gianni Chiodi nel corso della riunione del tavolo, già programmata da tempo. Ma nel pomeriggio di ieri l'incontro è stato spostato a lunedì 13, a causa del meteo che prevede neve su tutta la regione. Un contrattempo che permetterà di affrontare con mente più fredda la discussione del documento, considerata la durezza dei toni.  «Il Patto è stato da tutti noi sottoscritto e sostenuto nei mesi scorsi, nella convinzione che solo attraverso una più forte coesione tra le istituzioni, le forze politiche e sociali abruzzesi, possa nascere una nuova stagione per l'economia e lo sviluppo regionali, per il rilancio della capacità competitiva del sistema Abruzzo in una fase di grande difficoltà nazionale oltre che regionale», scrivono le parti sociali.  «Al Patto, in particolare nella sua pi&ugra
    ve; alta espressione istituzionale, la Regione Abruzzo, è venuta meno in questi ultimi mesi la capacità di sviluppare un'azione coerente ed incisiva, di coinvolgere più fortemente i diversi attori sociali, di indicare obiettivi realistici, di aggiornare l'agenda istituzionale, di individuare priorità e, soprattutto, di definire un programma strategico ed organico di riforme e interventi orientate allo sviluppo e al rilancio dell'economia».  Dunque occorre «un nuovo inizio», sostengono imprese e sindacati, che pongono tre obiettivi di lavoro: ricognizione «attenta e puntuale» delle risorse disponibili (fondi Fas, Fesr, Masterplan),; miglioramento della qualità della spesa (una montiana spending review); individuazione delle priorità strategiche su cui puntare: riforme istituzionali e strutturali, ricostruzione e rilancio economico e sociale dei centri inseriti nel cratere sismico, ripresa del confronto con il governo nazionale, credito alle piccole e medie imprese, abbattimento della pressione fiscale a carico di imprese e redditi fissi, occupazione, costruzione dei piani di rilancio nelle aree di crisi, completamento di infrastrutture strategiche, snellimento della burocrazia, rilancio delle riforme, rilancio del turismo e dei settori produttivi, politiche per l'innovazione e la ricerca, a partire da una buona legge regionale per lo sviluppo.  Programma impegnativo rispetto al quale i firmatari ammettono l'esistenza di «differenti vedute» che pure «permangono». Ma resta in loro la convinzione che «debba prevalere in questo momento soprattutto l'interesse delle categorie produttive, dei lavoratori, delle famiglie abruzzesi, affinché siano messi in campo tutti gli strumenti più efficaci di governo dell'economia, attraverso la più ampia rappresentanza sociale». È per questo, che ritengono l'unità un valore e hanno deciso «di dover tornare tutte insieme a lavorare nel Patto, per avviare una nuova stagione delle politiche di sviluppo regionale, di carattere strategico e operativo, dando così finalmente contenuti, efficacia e concretezza al Patto, a partire dalla condivisione di un agenda delle priorità».

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    3 febbraio 2012
     

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