Incendio al Florida Di Matteo rimane agli arresti domiciliari

    di Laura Venuti  PESCARA. Resta agli arresti domiciliari Luca Di Matteo, il figlio dell'ex assessore regionale Donato Di Matteo, accusato di essere il mandante del rogo che l'anno scorso distrusse il suo locale, il Florida Cafè. Il tribunale del Riesame dell'Aquila ieri ha respinto il ricorso presentato dagli avvocati del ragazzo, 24 anni, che avevano chiesto di rimetterlo in libertà e di annullare l'ordinanza che aveva disposto il suo arresto.  Di Matteo era stato arrestato il 12 gennaio scorso dagli uomini della Mobile di Pierfrancesco Muriana su ordinanza del gip Maria Michela Di Fine che ha accolto la richiesta del pm Barbara Del Bono.  Secondo gli investigatori il giovane, che era titolare insieme alla fidanzata del ristorante di piazza Le Laudi, sarebbe il mandante dell'incendio doloso che nella notte tra il 1º e il 2 marzo ha devastato il locale. Di Matteo l'avrebbe fatto per intascare il premio dell'assicurazione, alzato un mese prima dell'incendio a 750 mila euro. Soldi che sarebbero serviti per ripianare i pesanti debiti accumulati dal locale che erano arrivati a un milione e mezzo. Una cifra tirata fuori dallo stesso Di Matteo in una conversazione telefonica intercettata dalla Mobile.  Per l'accusa il ragazzo avrebbe affidato il compito di distruggere il ristorante a Luca Scarani, 36 anni, che avrebbe organizzato il tutto affidando a sua volta il lavoro a due persone, non ancora identificate.  A incastrare involontariamente Di Matteo è stato proprio Scarani, che chiacchierando con alcu
    ni amici si è vantato di aver organizzato tutta l'operazione. «Ho detto quello che dovevano fare, quello che non dovevano fare, perché conoscevo tutto il posto! Là le sdraio le hanno ritrovate veramente dentro le Paillotte le hanno ritrovate». Una conversazione, anche questa, intercettata dagli uomini della Mobile e che ha portato all'arresto di Scarani e al provvedimento che ha disposto gli arresti domiciliari per Di Matteo.  Per l'avvocato Ugo Di Silvestre, che difende Di Matteo, quella confessione su cui si fonda l'ordinanza sarebbe stata negata dallo stesso Scarani durante l'interrogatorio davanti al gip. Ed è su questo che l'avvocato aveva fondato la sua richiesta di annullamento dell'ordinanza. «Non c'è la possibilità che Di Matteo possa reiterare il reato», ha spiegato Di Silvestre, «né ci sono i gravi indizi di colpevolezza, visto che lo stesso Scarani ha detto di aver inventato tutto».  «Scarani», spiega anche il suo avvocato difensore, Massimo Galasso, «ha detto di aver saputo quelle cose da altri e dai giornali. Ha spiegato che gliele aveva dette anche Di Matteo che a sua volta le aveva sapute dagli inquirenti che lo avevano sentito più volte dopo l'incendio del Florida». La versione delle difese, però, non deve aver convinto il collegio del Riesame presieduto dal giudice Romano Gargarella, che ieri ha dato parere negativo all'annullamento dell'ordinanza richiesto dalla difesa di Di Matteo che quindi resta ai domiciliari.

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    3 febbraio 2012
     

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