Saranno sentiti come testimoni i deputati Carra e Lusetti. Rutelli: «Siamo stati fregati»
ROMA. Si allarga e sale verso i piani alti l'inchiesta della procura di Roma sul caso Lusi. I Pm vogliono appurare se altri esponenti della Margherita sapessero della spregiudicata gestione dei fondi da parte del tesoriere del partito. E vogliono sapere se oltre all'operazione che ha riguardato 13 milioni di euro, ci siano stati altri episodi di appropriazione illecita di denaro. Per questo gli investigatori passeranno al setaccio i documenti contabili del partito: in particolare in relazione ai fondi ricevuti dalla Margherita sotto forma di rimborsi elettorali fra il 2008 e il 2011. Per questo nei prossimi giorni potrebbero essere convocati a piazzale Clodio, per essere ascoltati in qualità di testimoni diversi parlamentari: tra questi Renzo Lusetti, Enzo Carra e tutti gli altri firmatari del ricorso presentato al tribunale civile di Roma per impugnare la validità dei rendiconti riguardanti il periodo 2009-2010. I magistrati titolari dell'inchiesta - il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il sostituto Stefano Pesci - vogliono insomma vederci chiaro su una vicenda che presenta ancora molti lati oscuri e che ha portato grande agitazione tra i democratici e nell'intero schieramento di centrosinistra. I garanti del Pd si riuniranno lunedì per decidere quali provvedimenti prendere nei confronti del tesoriere finito sotto inchiesta. Già in molti però hanno chiesto che sia deliberata la sua immediata espulsione. Lo ha fatto ieri il senatore Ignazio Marino: «E' una strada già tracciata. Non servono particolari acc
ertamenti su un reo confesso che chiede il patteggiamento per avere
rubato milioni di euro al partito», ha detto Marino. «Lo si cacci
da tutti gli incarichi politici e parlamentari», gli ha fatto eco
il presidente della Toscana, Enrico Rossi. Ma le nubi minacciano
di addensarsi anche sull'ex leader della Margherita Francesco
Rutelli, l'uomo che durante la fusione con i Ds per la nascita del
Pd si battè con grande intensità per far sì che le due formazioni
politiche convolassero «a nozze» rimanendo in regime di separazione
dei beni. Ancora Rutelli, ricordano le cronache dal palazzo, fu il
grande sponsor di Luigi Lusi a ruolo di tesoriere. Ieri sera si è
difeso a "Otto e mezzo": «Quando hai instaurato tre livelli di
controllo e succedono queste cose - ha detto Rutelli - è evidente
che sei stato fregato, che siamo stati ingannati». E su Lusi
aggiunge: «Mi fidavo», ma anche: «E' un furto, è evidente». C'è
però chi, come Luciano Neri, ex responsabile della circoscrizione
estero del partito, chiede che Rutelli ed Enzo Bianco arrivino
dimissionari alla prossima assemblea della Margherita. Il partito
dovrebbe riunire il suo stato maggiore entro febbraio, e i pm
potrebbero decidere di ascoltare anche Arturo Parisi, che lo scorso
anno aveva espresso «dubbi» sulla gestione Lusi e chiesto procedure
trasparenti. Parisi ha però risposto alle nostre domande precisando
di non avere nulla da aggiungere a quanto già detto davanti
all'assemblea. I partiti rilanciano intanto l'idea di una nuova
legge che regoli il finanziamento pubblico. «E' urgente procedere.
Diamoci tempi stretti», ha detto il segretario del Pd Pier Luigi
Bersani mentre la presidente del partito, Rosy Bindi, chiede una
destinazione pubblica per i 20 milioni restati in cassa. D'accordo
su una nuova regolamentazione il laeder dell'Udc Pierferdinando
Casini mentre l'Idv proprio ieri ha presentato un testo di legge in
materia. Sulla vicenda interviene anche Vincenzo Pisegna,
presidente degli Ecodem Abruzzo: «Un dubbio veniva a vedere i
comportamenti di Lusi, e non solo a noi ma anche ai giornalisti che
stavano dietro alle sue "spregiudicatezze": da dove venivano tutti
quei soldi per le cene offerte a centinaia di persone, gli alberghi
a 5 stelle per i suoi fedelissimi a Torino, la macchina con autista
24 ore al giorno, le segretarie? Non erano cose che vedevamo solo
noi: i vertici del partito non hanno mai detto nulla. Ora mi
aspetto, anzi, ci aspettiamo delle scuse, con la speranza che
questa vicenda possa essere d'insegnamento».
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3 febbraio 2012