di Maria Cristina Nanni
MONTESILVANO. Il Comune pagherà 32.802 euro a un privato, Emiliano Iurescia, per l'acquisto di un piccolo tratto di via Chieti. Di fatto compra un'area sula quale ha giò un dirito di servitù e che comunque doveva essere già sua, visto che il proprietario si era impegnato a cederla al Comune ben 19 anni fa. Il 26 gennaio scorso è stato siglato l'atto notarile di compravendita. A dare il via libera all'acquisizione del piccolo tratto di strada - 355 metri quadri tra via Torrente Piomba e via Venezia - è stata una determina dell'11 gennaio che ha reso esecutive le disposizioni previste dalla discussa delibera approvata dal consiglio comunale il 30 dicembre 2010, la cui documentazione venne acquisita due mesi dopo dai carabinieri. La storia di via Chieti risale all'11 maggio 1993 quando, con un atto notarile, Iurescia cedette bonariamente la strada al Comune al quale riconobbe anche «la servitù perpetua di uso pubblico», ossia la possibilità per l'amministrazione di utilizzarla. Non erano previsti risarcimenti, ma, al contrario, il documento prevedeva il trasferimento al Comune della «piena proprietà con atto da stipularsi non appena sarà approvato il frazionamento». Il caso di via Chieti rischia di aprire una voragine in una città dove, stando a quanto riferito dal consigliere di Rifondazione
Cristian Odoardi, «tra il 70 e l'80% delle strade hanno particelle che sono ancora proprietà di privati». La trattativa su via
Chieti sollecita le richieste di altri proprietari, come l'architetto
Aurelio Colangelo che si chiede: «Dove è finita la richiesta presentata più di un anno fa da mio figlio Aqulino per ottenere il pagamento dei 52 metri quadrati di su proprietà in via Orta?». Anche l'imprenditore
Pino Di Pietro, la cui società, Cedir snc, possiede 1.241 metri quadrati vicino a via Torrente Piomba, non nega di poter valutare la cosa. Se gli venisse concesso un pagamento allo stesso prezzo pattuito per Iurescia, paria 92 euro a metro quadro, incasserebbe circa 114mila euro. «E' un'opzione da prendere in considerazione», afferma Di Pietro che aggiunge: «Certo, è un po' strano chiedere soldi dopo tanti anni. Se tutti lo facessero non basterebbero le casse dell'intera Regione Abruzzo».
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2 febbraio 2012
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