La Fim Cisl non firma il verbale dell’azienda, il sindacalista Bologna: "Disponibili per ferie e permessi dello scorso anno ma è impensabile prendere giorni ai lavoratori prima della fine dell'anno". Polemica la Fiom
di Daria De Laurentiis
ATESSA. Arriva sui permessi e le ferie il primo strappo tra i sindacati e la Sevel dopo il contratto separato Fiat in vigore dal primo gennaio in tutti gli stabilimenti italiani. Ieri è arrivata la firma del verbale sulle modalità di copertura dei giorni di fermo per il blocco dei tir.
E nemmeno troppo a sorpresa, è mancata la firma della Fim-Cisl. Già da tempo il sindacato di
Bonanni aveva dichiarato di aupicare il ricorso alla cassa integrazione per recuperare la produzione persa. E invece la Sevel ha applicato alla lettera il contratto nazionale e quello firmato dalla stessa Fim il 13 dicembre scorso.
Non ci sarà recupero, ma i giorni lavorativi persi saranno coperti dalle ferie e dai permessi residui dei lavoratori. In mancanza di quei residui si potrà attingere alle ferie ancora da maturare del 2012. A firmare sono stati Uilm-Uil, Fismic e Ugl.
In realtà non si è trattato nemmeno di discutere la cassa integrazione, ma solo delle modalità di copertura economica del fermo. «Abbiamo detto di essere disponibili per ferie e permessi dello scorso anno», dichiara il segretario provinciale Fim
Domenico Bologna, «ma è impensabile prendere dei giorni ai lavoratori prima della fine dell'anno».
Per la Fiom-Cgil il comportamento dell'azienda è «gravissimo» ed aprirebbe un precedente «pericoloso per la Val di Sangro». «L'azienda ha rubato i permessi accantonati dai lavoratori che dovranno pagare di tasca propria il fermo dei tir», tuona Marco Di Rocco, segretario prov
inciale Fiom, «e con questo accordo si sono superati i limiti della decenza sindacale, ricorreremo alle vie legali». Di Rocco ricorda anche un precedente che ha riguardato la Sevel. Nei mesi scorsi lo stabilimento del Ducato aveva dovuto fermarsi a causa dello sciopero della ex Ergom, azienda dell'indotto. La Sevel decise di pagare quel fermo prelevando tre giorni di permesso dalla busta paga, ma, dopo il deposito di circa 300 ricorsi davanti al giudice del lavoro da parte della Cgil, l'azienda aveva raggiunto l'accordo con il sindacato restituendo i tre giorni di Par ai lavoratori e ricorrendo contestualmente alla Cig per coprire i giorni di mancata produzione.
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2 febbraio 2012