PESCARA. L'illusione di rimettere in piedi il porto cittadino e ricomporre le diverse anime della marineria pescarese si infrange contro l'ultimo paletto arrivato dall'Ispra. L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha deciso di ripetere le analisi sui pesticidi. Perché nel balletto dei risultati arrivati dai diversi laboratori dell'Arta e della Procura dell'Aquila «gli elementi forniti non permettono una valutazione risolutiva». Una doccia gelata piombata su operatori commerciali, armatori e pescatori. Gli animi dei marinai, già arroventati da mesi di ritardi e rimpalli istituzionali, rischiano di far esplodere la rabbia e i vecchi rancori covati da una categoria che appare divisa e alla deriva. La rissa dell'altra notte, al rientro in porto delle imbarcazioni che non avevano aderito allo sciopero contro il caro gasolio, potrebbe essere solo un assaggio delle azioni di forza che potrebbero nascere già da oggi sull'onda dell'emotività e dell'esasperazione. «Non ce ne staremo con le mani in mano. Qualcosa di grosso sicuramente faremo», annuncia l'armatore
Mimmo Grosso dopo la riunione di ieri pomeriggio con il commissario straordinario
Guerino Testa, il comandante della Capitaneria
Luciano Pozzolano, il tenente di vascello
Stefano Luciani e il presidente della Camera di commercio
Daniele Becci. L'incontro è stato convocato per mettere a conoscenza i rappresentanti della marineria del nuovo blocco arrivato dagli uffici dell'Ispra. Di fr
onte agli armatori
Francesco Scordella,
Giovanni
Verzulli e
Spartaco D'Antonio, il commissario ha ammesso
candidamente di ritrovarsi con le mani legate. Quell'impegno,
preso davanti al prefetto
Vincenzo D'Antuono due settimane
fa per chiarire una volta per tutte chi ha sbagliato a effettuare i
test e far ripartire la macchina del dragaggio, è stata liquidato
dall'Ispra con una nota di poche righe. La nota precisa che le
analisi del naftalene effettuate dall'Arta risultano corrette,
mentre per il Dtd «gli elementi forniti non permettono una
valutazione risolutiva». La richiesta, dunque, è di procedere con
nuovi esami da parte sia dell'Arta sia del laboratorio di Brescia
che è stato incaricato dalla Procura dell'Aquila. In particolare,
dovranno essere analizzati due dei sette campioni già presi a esame
e un campione cieco di cui solo l'Ispra conosce il contenuto. Una
procedura complessa che farebbe slittare ulteriormente i tempi del
dragaggio, rischiando di mandare all'aria una nuova stagione
balneare e di condannare a morte l'intera marineria pescarese.
«Sono disgustato», riesce a dire a malapena Becci alla fine
dell'incontro. Il risentimento è talmente elevato da lasciare senza
parole persino i rappresentanti istituzionali più avvezzi alla
dialettica. «Le motivazioni dell'Ispra sono blande», sussurra
Testa, «questa è una risposta grigia che non possiamo accettare.
Siamo ancora in attesa di sapere chi ha avuto ragione e chi torto,
chi ha sbagliato e chi deve pagare. Ripetere le analisi? Non sono
più disposto a chiederlo all'Arta». E mentre i 54 pescherecci
resteranno ormeggiati alla banchina commerciale per l'intera
settimana in seguito all'adesione massiccia allo sciopero nazionale
contro il caro gasolio e alle avverse condizioni meteo previste
sabato e domenica, il comandante Pozzolano torna a paventare
l'ipotesi di chiudere il porto. «Non è escluso», ammette, «che
firmerò delle ordinanze nei prossimi giorni. Ma per difendere la
marineria e non per una ripicca nei confronti del mancato
dragaggio». Perentorio, invece, il consigliere comunale del Pd
Enzo Del Vecchio che invita «il solitario e incolpevole
commissario Testa» a dimettersi dall'incarico.
Ylenia Gifuni
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2 febbraio 2012
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