PESCARA. Il documento unitario delle associazioni di imprese e dei sindacati aderenti al Patto per lo sviluppo e delle associazioni di imprese che si sono autosospese dal tavolo è pronto. Ieri è andato alla firma dei sindacati Cgil, Cisl, Uil Ugl, di Cna, Confartigianato, Confesercenti, Confindustria. Mancano gli ultimi aggiustamenti ma è solo questione di ore. Il documento, sarà presentato nei prossimi giorni al presidente Gianni Chiodi.
Sarà un appello a ritrovare le ragioni che hanno portato l'Abruzzo a sperimentare una forma di condivisione tra governo regionale, mondo produttivo e sindacati, che ha pochi modelli di riferimento in Italia. Si tratta, dicono le parti sociali, di riempire di contenuti un tavolo che per troppi mesi ha risuonato solo di dichiarazioni d'intenti. Il documento sana anche qualche dissidio interno alle associazioni d'impresa (il presidente della Cna
Italo Lupo ha parlato di «riflessi corporativi»).
Perché se è vero che tutti criticano l'alta pressione fiscale sulle imprese (a partire da quell'1% in più di Irap che dal 2007 accompagna il piano di rientro della sanità), la mancanza di un progetto di sviluppo chiaro per la regione, la pesante carenza di infrastrutture strategiche, il sovrapprezzo energetico, sono diverse le cose che dividono.
La riforma dei Confidi, con l'incentivazione alla fusione, è avversata dalla Confartigianato o dall'Apindustria, che contestano numeri ed effetti della riforma. La Cna, che è invece d'accordo con la fusione, è in forte dissac
cordo con l'apertura della legge ai confidi agricoli nazionali, che
è stata invece sollecitata dalla Coldiretti Abruzzo e spinta in
Consiglio dall'assessore
Mauro Febbo forzando
anche la volontà di Castiglione. Confesercenti si batte contro la
deregulation della grande distribuzione, che non trova molti
alleati nel Patto. I sindacati sono sulla stessa posizione delle
imprese quando si parla di sviluppo e si lascia fuori dalla porta i
contratti. E guai a toccare l'argomento Sevel, lì si rischiano
divisioni trasversali, tra sindacati e Confindustria e all'interno
degli stessi sindacati. I quali si ritrovano d'accordo, tra di loro
e con Confindustria quando si parla di ricerca petrolifera. Lo si è
visto con la vicenda del Centro Oli dell'Eni a Ortona, dove sui
banchi dei favorevoli c'erano Confindustria, sindacati e
governatore (era
Ottaviano Del Turco); sui banchi
dei contrari c'era quasi l'intero consiglio regionale e le
associazioni ambientaliste (e la spuntò il Consiglio nonostante le
minacce di dimissioni di Del Turco).
Il Centro Oli, la vicenda sanità con relative superaliquote, e
infine la ricostruzione dell'Aquila - con i ritardi e le difficoltà
per le imprese abruzzesi a entrare - sono stati gli elementi che
hanno indotto Confindustria a migrare verso una posizione sempre
più critica nei confronti della Regione. Con
Gianni
Chiodi il presidente
Mauro Angelucci è in
ottimi rapporti, ma le spinte delle associazioni provinciali,
quelle che avvertono con più forza i disagi degli iscritti, lo
hanno indotto a prese di posizioni dissonanti dalla tradizionale
equidistanza da lobby molto soft e molto legata al mondo
politico.
Qualche esempio. L'amministratore della Lynx,
Gennaro
Tornincasa, che qualche giorno fa raccontava sul Centro le
procedure farraginose e antiche dei bandi regionali, distanti da
tutto quello che raccomandano lo Stato e L'Unione europea, è il
presidente di Confindustria L'Aquila per i servizi innovativi. La
Tamerete Energia, la società che a Ortona sta cercando di mettere
in funzione da mesi una centrale turbogas già pronta contro
l'opposizione dei comitati cittadini e i tentennamenti
dell'amministrazione comunale, è partecipata al 20% dalla
Odoardo Zecca srl, che ha come amministratore
Gennaro Zecca, consigliere di Confindustria Chieti
per l'Energia.
In questi giorni molti imprenditori stanno bussando alle porte
delle associazioni provinciali di Confindustra per chiedere
l'annullamento della legge regionale, approvata come emendamento
all'ultima Finanziaria, che blocca le nuove cave nello more
dell'approvazione del Piano regionale cave, in itinere da
vent'anni.
Altri bussano per chiedere che venga cancellata la nuova norma sul
Via (Valutazione di impatto ambientale) che secondo il presidente
di Confindustria Chieti
Paolo Primavera creerebbe
«un bordello» rispetto a qualsiasi iter autorizzativo. Come ha
chiarito
Enrico Marramiero, presidente
Confindustria Pescara, il problema non è il no dei mille comitati
cittadini. Il problema è la certezza delle regole. Su questo
Confindustria non pensa che la Regione stia facendo la sua
parte.
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2 febbraio 2012