Santilli e Palusci assessori senza deleghe ma con lo stipendio

    di Loris Zamparelli  PESCARA. Lo scorso 9 gennaio il sindaco Luigi Albore Mascia nominò i due nuovi assessori, in quota Pescara Futura, Gianni Santilli e Maria Grazia Palusci in sostituzione dei dimissionari Stefano Cardelli e Barbara Cazzaniga.  Dopo ventidue giorni dall'affidamento dell'incarico, i due non hanno ancora ricevuto nessuna delega da parte del cittadino. Dunque seppur nominati, non svolgono ancora funzioni, pur maturando già l'indennità per il ruolo. Parliamo di circa quattromila euro lordi al mese per ciascuno.  La mancata assegnazione delle deleghe è da ascriversi alla discussione interna al centrodestra su quello che deve il nome che andrà a sostituire l'altro assessore dimissionario ovvero Elena Seller.  Inizialmente sembrava Daniela Arcieri Mastromattei del Pdl la candidata principale, ma poi l'Udc ha preteso un vero e proprio rimpasto delle deleghe e dei nomi, che tuttora si protae. Il previsto vertice di maggioranza dell'altra sera è saltato per l'indisponibilità del sindaco.  Naturalmente la situazione non passa inosservata tra i banchi dell'opposizione.  «Abbiano il buon gusto di non accettare l'indennità o di devolverlo in beneficenza», dice Camillo D'Angelo del Pd, «il problema non è il costo degli assessori, ma il fatto che vengano pagati non lavorando, visto che non non figurano incarichi, non ci sono delibere e di progetti non ne hanno presentati. Uno che lavorava come Cardelli, l'hanno tolto. Q
    uesto dimostra come il centrodestra sia disposto a tutto per arrivare alla fine della legislatura, con l'Udc che vuol prendere sempre di più: prima un assessore, poi la presidenza del consiglio e ora un altro assessore».  «Il presupposto da cui partire», afferma Fausto Di Nisio dell'Idv, «è che quello di dodici è il limite massimo di assessori. Fino a quando il sindaco non ha chiare quali competenze assegnare, poteva evitare di nominare i nuovi assessori, sarebbe stata la cosa migliore, avrebbe anche fatto risparmiare soldi. Così come è adesso vuol dire che si può fare a meno di due assessori, anche se una delega importante come quella al Commercio non può restare vacante. Questo fa capire la disaffezione verso il bene comune città di Pescara. La giunta non è un modo per calmierare le litigiosità interne alla maggioranza. La politica continua a essere lontana anni luce dai cittadini».  «Mi pare la dimostrazione», sostiene Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista, «che la città possa essere governata con otto assessori. Credo proprio che sia il caso di ridurre il loro numero. Con grandi sforzi portammo il numero a dieci assessorati, poi lo stesso D'Alfonso li riportò a dodici, ma molti sono superflui con deleghe superflue. Vista la situazione dobbiamo dedurre che i precedenti non facessero nulla e dunque si può stare anche senza assessori. È una figura un po' barbina avere assessori senza deleghe, ma il quadro interno alla maggioranza non permette di assegnare gli incarichi. Lottano tanto per nominarli, ma poi non sanno cosa fargli fare. Vista questa condizione con assessori che non servono, potrebbero ridurre direttamente il numero, così litigano anche meno».  Fa emergere un'altra criticità Massimiliano Pignoli, capogruppo di Fli: «Il problema è che senza assessori siamo fermi anche nelle commissioni. Ad esempio con Cardelli c'erano continui contatti. Ora con le liberalizzazioni del commercio avevamo chiesto che cosa dovesse fare il Comune, ma senza un assessore ci limitiamo ad approvazioni verbali. Il sindaco Mascia avrebbe fatto meglio a non nominare due assessori che non lavorano ancora, ma farlo contestualmente con il terzo che deve essere ancora scelto. Avrebbe fatto risparmiare diverse migliaia di euro all'ente».

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    1 febbraio 2012
     

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