di Claudia Ficcaglia
PENNE. Incerto il destino dell'ospedale San Massimo di Penne che, secondo le indiscrezioni sull'atto aziendale della Asl, rischia di perdere un altro pezzo del suo apparato: il reparto di rianimazione. Nessuna conferma, né smentita da parte della Asl pescarese, del cui atto aziendale, più volte annunciato in questi mesi, esiste per adesso solo una bozza. Attualmente il documento sembra essere fermo sui tavoli della commissione regionale, in attesa di essere visionato per l'approvazione dal comitato ristretto dei sindaci, di cui fanno parte i primi cittadini di Pescara, Penne e Popoli. Non fuga i dubbi neanche il sindaco di Penne
Rocco D'Alfonso, per il quale i giochi sono ancora aperti. Protestano invece i sindacati per il mancato coinvolgimento. Il problema della chiusura del reparto di rianimazione è un interrogativo che riapre la questione ben più complessa del futuro dell'intero presidio ospedaliero, per il quale si attende di sapere se sarà confermato o meno come ospedale per acuti. La rianimazione pennese - unità di terapia sub-intensiva - dotata di quattro posti letto, è sempre stata funzionale all'attività chirurgica delle sale operatorie. Il reparto, attualmente senza il primario per il pensionamento del dottor
Alberigo Spinosi che ricopriva l'incarico, non ha subìto ancora nessun ridimensionamento continuando a svolgere la sua funzione. Nel momento in cui l'atto aziendale dovesse rimettere in discussione il ruolo delle aree chirurgiche si potrebbero av
ere conseguenze anche per quanto riguarda la Rianimazione che sul
documento aziendale sembra non esserci. Sulla necessità di questa
divisione ospedaliera a Penne si è molto dibattuto nel convegno
organizzato dal sindacato Fials al quale ha preso parte anche il
senatore
Alfonso Mascitelli, segretario regionale Idv e vice
presidente della commissione speciale d'inchiesta sul sistema
sanitario nazionale - tuttora in organico come ginecologo
nell'ospedale San Massimo, ma in aspettativa parlamentare - che ha
bacchettato il sindaco D'Alfonso suggerendogli di prendere subito
una posizione netta sull'argomento. «Perdere la rianimazione
equivale a penalizzare fortemente l'area vestina», tuona
Gabriele Pasqualone, segretario provinciale Fials, nonché
consigliere di maggioranza nel Comune di Penne, «già scarsamente
servita da un sistema viario adeguato, a causa del quale anche i
trasferimenti in ambulanza a Pescara diventano difficoltosi. Non
possiamo permettere al manager
Claudio D'Amario di uccidere
la sanità vestina. A breve costituiremo un comitato di forze
politiche trasversali e chiederemo un incontro al presidente della
commissione d'inchiesta sul servizio sanitario nazionale,
Ignazio Marino, per sottoporgli il caso Penne». Medici,
infermieri e sindacati di categoria, temono per il destino
dell'ospedale, sul quale convergono i pazienti di molti paesi
montani, lontanissimi da altre strutture come Pescara o Teramo. «La
presenza di un medico della rianimazione ha salvato la vita a un
bambino di tre anni», testimonia
Remo Evangelista, medico di
base, «sono stato il primo a soccorrerlo, ma considerata la gravità
della situazione dovuta ad una patologia molto complessa, l'ho
portato io stesso in ospedale a Penne dove è stato intubato e
stabilizzato, per poi essere trasferito a Pescara. Non so quali
sarebbero state le conseguenze in mancanza del reparto di
Rianimazione. Questo episodio dimostra ancora una volta quanto sia
essenziale avere anche un pronto soccorso ben dotato». Prova a
rassicurare gli animi il sindaco D'Alfonso: «D'Amario ci ha
garantito che non sono previsti cambiamenti di rilievo per l'area
chirurgica. Bisogna attendere la stesura definitiva, poi ci
muoveremo».
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1 febbraio 2012
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