di Fabio Iuliano
A sinistra il senatore Lusi e il segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani
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AVEZZANO. Ambienti politici in fibrillazione dopo la bufera che ha coinvolto il senatore
Luigi Lusi ex tesoriere della Margherita, attuale senatore del Pd, indagato dalla procura di Roma per essersi appropriato di circa 13 milioni di euro (12.961.000 euro), tra il 2008 ed il 2011, sottraendoli dalle casse della Margherita dove erano arrivati come rimborsi elettorali. Tra gli amici, colleghi e compagni di partito di ieri e di oggi c'è sconcerto, imbarazzo, ma anche voglia di vederci chiaro su un'inchiesta praticamente chiusa che vedrebbe il senatore pronto a restituire i soldi e patteggiare. In caso di fallimento delle trattative di restituzione c'è anche l'ipotesi di sequestro dei beni del parlamentare. «La situazione è particolarmente delicata, non mi sento di commentare», ha detto ieri Lusi, contattato telefonicamente dal Centro. Oggi il politico è stato espulso dal gruppo del Pd al Senato.
I FATTI. Appropriazione indebita il reato contestato al parlamentare dal procuratore aggiunto
Alberto Caperna e dal sostituto
Stefano Pesci. Dei 13 milioni di euro prelevati, 5 sono stati utilizzati per il pagamento di tasse relative all'acquisto di due case, una a Roma in via Monserrato l'altra a Genzano, e per il trasferimento di somme, anche in Canada, attraverso una società riconducibile allo stesso Lusi. L'inchiesta è partita grazie ad una segnalazione della Banca d'Italia che indicava un'anomalia dietro l'acquisto dello stesso appartamento di via Monserrato costato 1,9milioni. Dalle ver
ifiche è emersa anche un'azienda che si occupa di transazioni di
stabili e appartamenti, la Paradiso Immobiliare. Un primo
trasferimento di 1,8 milioni di euro nella casse della società ed è
stato poi disposto un ulteriore accredito allo stesso beneficiario,
questa volta pari a 2,8 milioni. Lusi ha ammesso di aver effettuato
decine di bonifici del quale era sempre il beneficiario. Lusi - il
quale aveva potere di movimentazione di denaro fino a 150mila euro
- ha aggiunto di aver intascato fondi come compenso di
consulenze.
LO SHOCK. «Siamo "incazzati" e addolorati», è il
commento del leader dell'Api,
Francesco Rutelli,
«la Margherita intende recuperare tutto il maltolto». Poi lo stesso
Rutelli, in una nota scritta insieme agli ex Margherita
Enzo Bianco e
Giampiero Bocci,
spiega di essere stato sentito il 16 gennaio scorso dalla Procura
di Roma su «alcune operazioni finanziarie giudicate anomale».
«Completamente all'oscuro di quei fatti», Rutelli ha chiesto al
tesoriere Lusi di fornire ogni informazione agli inquirenti». In
quella sede, «Lusi risulta aver ammesso pienamente le proprie
responsabilità configurate nell'appropriazione indebita aggravata».
Il 18 gennaio Rutelli si è costituito come parte offesa, in proprio
e come presidente della Margherita. Sabato, Lusi ha dato le
dimissioni dall'incarico di tesoriere della Margherita-Dl.
IL PD. Ma il nodo politico più intricato è quello
del Pd. Dopo l'inchiesta della magistratura, c'è chi, come
Arturo Parisi e
Pierluigi
Castagnetti, ammette che c'erano «voci opache» nel
bilancio ma i più, come
Rosy Bindi, si dicono
stupiti. Nonostante dal 2007 avesse chiuso i battenti, dopo la
nascita del Pd, era intenso il via vai di soldi dentro la
Margherita, il cui «tesoretto» era gestito da Lusi. «Non faremo
sconti a nessuno, se emergeranno responsabilità individuali
prenderemo provvedimenti», annuncia
Pier Luigi
Bersani mentre la commissione dei garanti si prepara a
sospendere, se non a espellere, dal gruppo del Senato l'ex
tesoriere Dl, così come auspicato dal capogruppo
Anna
Finocchiaro.
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1 febbraio 2012