PESCARA. Danze che scandivano i momenti più importanti della giornata, che segnavano cambiamenti, decisioni, eventi: matrimoni, nascite, qualche volta anche funerali. Tutto questo è parte di una tradizione abruzzese dimenticata, che in molti sentono il bisogno di riscoprire e far rivivere attraverso corsi di danze folcloristiche.
L’associazione “Momenti arcaici” di Pescara, nata nel 1979, approfondisce, dagli anni Settanta, lo studio di queste espressioni esclusive della personalità di un popolo “forte e gentile” come il nostro. Il direttore artistico, Luciano Cupido, organizza corsi, dopo aver trascorso anni a registrare, nei paesi e tra le campagne, racconti di antiche tradizioni tramandate di padre in figlio. Un lavoro di ricostruzione storica che è stato affiancato alla cura minuziosa per i dettagli, sfociata poi nella realizzazione di vestiti tipici. Abiti riprodotti prendendo a modello le gouache originali, fatte eseguire su ordine di Ferdinando IV che comandò a pittori di ritrarre tutti i costumi tipici delle sue terre, lasciando così una preziosa e interessante testimonianza per gli studiosi di folclore.
La realtà creata da Cupido, alla quale collaborano i coreografi Fausto Masciarelli e Giada Cupido, si occupa nello specifico di etnodanza e ha già portato i nostri balli tipici in Ungheria, Lussemburgo, Spagna, Svizzera e Grecia, passando anche per Polonia, Francia, Croazia, Portogallo, Turchia, Lettonia e persino per Malta.
L’età di chi frequenta corsi di questo genere va dai 18 anni in su, sono sempre più i gi
ovanissimi che si interessano alle usanze antiche tramandate dai
nonni. Le “classi” sono composte da una ventina di persone,
completamente a digiuno di danza, che partono da zero e si
incontrano una o due volte alla settimana, dopo il lavoro, e
apprendono i passi necessari per realizzare spettacoli o saggi, a
volte anche per ballare in qualche locale caratteristico.
«Le danze abruzzesi che insegniamo gratuitamente nello spazio di
via Piomba, a Pescara, sono principalmente quattro», spiega Luciano
Cupido, «la più conosciuta e richiesta è senza dubbio il
Saltarello, poi c’è la Cotta, antico ballo di derivazione spagnola,
l’Annodo, una coreografia colorata e suggestiva e, infine, il
Laccio d’amore e la Quadriglia. Non mancano escursioni nelle danze “
d’autore” come “’A vucchella” di Francesco Paolo Tosti, con il
testo di Gabriele D’Annunzio, che portiamo da anni all’Estero».
«Forse c’è un ritorno alle cose più semplici, alle cosiddette cose
di una volta», continua Cupido «o forse si tratta semplicemente di
un meccanismo che scatta in ognuno di noi, un ritorno alle origini,
a tutto ciò che facevano i nostri nonni e i nostri bisnonni. All’i
nizio di ogni corso, per la verità, c’è sempre un po’ di
diffidenza, sono tanti quelli che dicono “non ce la farò mai”, poi,
con il passare del tempo, si appassionano e hanno voglia di
conoscere tutto, di approfondire l’etnodanza in ogni suo aspetto.
Ci si ricorda di termini utilizzati dai nonni, di memorie ormai
sbiadite ed è come tuffarsi di nuovo in quegli anni, con grande
serietà, amore e partecipazione. Siamo alla perenne ricerca di “
talenti” che abbiano voglia di affrontare queste lezioni speciali»,
conclude, «trattiamo le danze tradizionali, infatti, senza
impostare il loro insegnamento in modo classico. L’obiettivo è
continuare a mettere in scena nuovi spettacoli e proseguire la
nostra “missione”: far conoscere le antiche tradizioni abruzzesi in
Paesi sempre diversi».
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1 febbraio 2012