di Lorenzo Dolce
PESCARA. «Il Patto per lo Sviluppo va allargato anche ai rappresentanti parlamentari, perché si sta parlando di "emergenza Abruzzo" e quindi tutti devono essere forze attive per uscire dalla crisi. Il nostro vuole essere un nuovo richiamo a Chiodi, affinché i temi contenuti vengano portati a termine, altrimenti, se il Patto si scioglierà, sarà sua responsabilità». Confindustria Abruzzo prende posizione di fronte all'eventualità che l'esperienza del Patto possa concludersi e annuncia di voler continuare a dare il suo contributo, «perché se fallisce questo strumento fallisce l'Abruzzo».
Ricordando l'ultimatum dato a settembre, quando «non se ne percepiva più l'efficacia», il presidente regionale della Confederazione degli industriali,
Mauro Angelucci, sottolinea che oggi «altre associazioni, che sosteniamo nella scelta dell'autosospensione, hanno capito come il nostro timore sia divenuto certezza».
A supportare le parole di Angelucci, nel corso di una conferenza stampa organizzata per fare il punto sulla crisi economica e per illustrare le priorità per il rilancio dell'economia, ci sono i presidenti provinciali dell'associazione,
Enrico Marramiero (Pescara),
Paolo Primavera (Chieti),
Salvatore Di Paolo (Teramo) e
Fabio Spinosa Pingue (L'Aquila), oltre ad
Antonio D'Intino, presidente regionale dell'Ance, l'Associazione dei costruttori edili.
Per rafforzare il Patto, dunque, secondo Confindustria, è necessaria un'apertura a
i parlamentari abruzzesi. Questa possibilità, di cui si è discusso
in occasione del forum che si è svolto nella redazione del Centro,
è stata però esclusa dal presidente Chiodi, in quanto si tratta di
«un tavolo istituzionale e non politico».
Cronoprogramma. «Chiediamo un cronoprogramma del Patto»,
spiega Angelucci, «senza assistere, come purtroppo sta avvenendo, a
ulteriori leggi regionali, che impediscono la ripresa economica.
C'è bisogno che le cose si facciano. Non vogliamo una lista della
spesa su come ripartire i fondi, no ad un tavolo della
concertazione», prosegue il presidente di Confindustria, «se le
priorità non vengono affrontate, il Patto stesso non avrà più
contenuti, sarà automaticamente sciolto e la responsabilità sarà
della politica».
Riforme strutturali. Gli industriali evidenziano
la necessità di «una serie di riforme, peraltro a costo zero, che
investono direttamente le istituzioni, la politica e il suo
rapporto con l'economia», perché «non è più ammissibile che la
politica rimanga passiva e immutabile, senza l'assunzione di nuovi
atteggiamenti orientati al superamento degli interessi personali e
alla costruzione di una visione strategica coraggiosa».
In particolare, per Confindustria è necessario «tornare a una
gestione più etica del potere politico, mentre, allo stesso tempo,
è indispensabile un sistema giudiziario che dia risposte rapide e
immediate». Sono inoltre fondamentali riforme istituzionali, a
partire dalla diminuzione dei consiglieri regionali,
dall'introduzione di una soglia minima del 6% per l'accesso dei
partiti al Consiglio regionale e dalla previsione di un Collegio
unico regionale.
I presidenti della Confederazione parlano anche di «effettiva
liberalizzazione dei servizi pubblici locali, in linea con le
misure anticrisi nazionali» e tirano in ballo la riforma della
Pubblica Amministrazione e la semplificazione amministrativa,
auspicando la costituzione di un'Agenzia Unica per lo sviluppo e il
potenziamento dei Suap (Sportelli unici per le attività
produttive), quali unici riferimenti burocratici per le
imprese.
Interventi prioritari. Altri interventi dovranno
riguardare misure a sostegno dell'accesso al credito, lo sblocco
dei crediti per ritardati pagamenti da parte della Pubblica
amministrazione, il rapido utilizzo dei fondi europei Fesr, il
riconoscimento delle aree di crisi, le infrastrutture, nonché
l'ambiente e la valorizzazione energetica dei rifiuti.
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1 febbraio 2012