La storia delle finte dimissioni dell’architetto Gaetano Fontana da responsabile della struttura tecnica di missione - che per chi non lo sa è quella che dà l’ultima parola sui piani di ricostruzione e autorizza il relativo finanziamento - si è chiusa come previsto. Cioè con un’altrettanto finta lettera del commissario Gianni Chiodi che respinge le dimissioni dicendo al suo sottoposto «non ti curar di loro ma guarda e passa». La lettera di Chiodi va però anche letta fra le righe. Il commissario finge di aprire la porta agli enti locali («la fase di attuazione dovrà essere sempre più posta in capo ai Comuni») ma in realtà si riserva un ruolo «regolatorio e programmatorio» che in sostanza significa che Comuni o non Comuni nulla sarà possibile se Chiodi e Fontana non vorranno. Dunque siamo al punto di prima. Con una variante: la progressiva emarginazione del ruolo del vicecommissario Antonio Cicchetti che forse comincia a fare ombra ai firmatari del carteggio. E’ chiaro che adesso toccherà al ministro Barca sciogliere i nodi e ridare speranze a una città orgogliosa che non vuole piegarsi ai capricci di un burocrate.
Ma c'è un altro passaggio della lettera di Chiodi a Fontana che chiarisce fin troppo le intenzioni del commissario e della sua volontà di entrare a gamba tesa nella campagna elettorale dell'Aquila. E' dove il presidente della Regione parla del piano di ricostruzione presentato dal sindaco Cialente e dall'assessore Di Stefano qualche giorno fa. Prima finge di complimentarsi - «finalmente» - poi tira la stoccata al Comune «mi auguro che non
sia, come è già avvenuto, un documento che di piano di
ricostruzione ha solo il nome». Qui c'è un altro nodo che il
ministro Barca deve sciogliere al più presto. La struttura
commissariale ha chiesto ai Comuni, così come prevede la legge, la
redazione dei piani. Quello dell'Aquila, è vero, è arrivato con
colpevole ritardo, ma altri sono da tempo all'attenzione della
struttura di missione, compreso quello della frazione di Onna
approvato dal consiglio comunale quasi tre mesi fa e inviato alla
Stm per l'intesa.
Come mai, a oggi, a nessuno di quei documenti è stata data
l'intesa? L'impressione è che il piano di ricostruzione venga usato
dalla struttura di missione come una fisarmonica. Si stringe e si
allarga a piacere e anche una virgola al posto sbagliato può
diventare il cavillo che blocca tutto. Il potere in mano alla
struttura di missione e quindi di Fontana, è oggi enorme: può
decidere come e quando bloccare un piano perché non ci sono
certezze normative sulla sua redazione. Chiodi in maniera
abbastanza evidente invia un messaggio a Cialente: non fare troppo
il gradasso, tanto il tuo piano è destinato a essere bocciato
miseramente.
Il che significa che per rifarlo o per venire incontro alle
richieste del commissario e del suo collaboratore i centri storici
dell'Aquila resteranno così, cioè invasi dalle macerie, fino a
quando i due a capo della ricostruzione vorranno. Meglio se si va a
finire dopo la campagna elettorale per le amministrative in cui
Chiodi, a detta degli stessi esponenti del Pdl aquilano, vuole
giocare un ruolo piazzando nella poltrona più importante del
municipio dell'Aquila un uomo di sua fiducia. Si può, in nome di
bassi interessi di bottega, ritardare sine die, la rinascita di una
città? No, per il senso comune, sì per chi davanti agli interessi
collettivi pone quelli politici, fermo restando che pure il sindaco
Cialente spesso usa la sua irritazione contro Chiodi per scopi
elettorali anche se, almeno, lo fa alla luce del sole e ci mette la
faccia.
La conclusione è che se il governo Monti e il suo «inviato
speciale» Fabrizio Barca non mettono mano a uno snellimento delle
procedure, fissando regole certe per la redazione dei piani di
ricostruzione, chiedendo a Chiodi e Fontana di collaborare e non di
sfasciare, c'è poco da stare allegri. Caro presidente Chiodi quando
lei torna a casa la sera e "pontifica" su Facebook prendendosela
con quelli che ritiene i suoi nemici - giornalisti in primis -
pensi a chi vive nelle baracche post sisma (dette anche map) e che
sa che la sua vera casa la rivedrà fra decenni. Forse farebbe meno
lo spocchioso.
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31 gennaio 2012