PESCARA. A che punto è l’Abruzzo? Quali sono le prospettive di crescita, e in quale direzione? Perché il Patto per lo sviluppo di è arenato? E’ possibile in un momento di grande crisi e di grandi emergenze calare in Abruzzo un modello alla Monti: una convergenza tra Pd e Pdl per fare le riforme necessarie? Di questo e di altro si è parlato venerdì nella sala Zatterin della redazione del Centro
nel corso di un lungo forum condotto dal direttore Sergio Baraldi. Ospiti i senatori Giovanni Legnini (Pd) e Filippo Piccone, coordinatore regionale del Pdl, gli imprenditori Enrico Marramiero (presidente di Confindustria Pescara), Paolo Primavera (presidente di Confindustria Chieti), Fabio Spinosa Pingue (presidente di Confindustria L’Aquila), Italo Lupo (presidente di Cna Abruzzo), gli economisti Giuseppe Mauro e Alessandro Sarra. È stato Italo Lupo ad aprire la discussione spiegando le ragioni che hanno spinto tre associazioni datoriali, Cna, Confesercenti e Confartigianato, ad abbandonare il Patto per lo sviluppo. Una posizione non condivisa da Confindustria, che però concorda con alcune analisi di Lupo.Lupo. «Siamo usciti dal Patto per ragioni di forma e di sostanza. Tutte le promesse fatte si sono andate dissolvendo, non voglio dire per responsabilità solo della Regione. Anche qualche rappresentante del tavolo ha fatto la sua parte. Sostanzialmente abbiamo notato una mancanza di strategia. Negli incontri abbiamo speso tempo per dirci le cose fatte e mai le cose da fare. C'è stata una mancanza
di strategia anche da parte delle associazioni. Qualcuno ha
dimenticato quali dovevano essere i veri motivi del Patto per dare
spazio a interessi corporativi. Il compito del Patto è invece di
portare al governo regionale un ordine del giorno con le cose da
fare. Dunque dobbiamo discutere di problemi e di soluzioni, poi
dobbiamo andare dal governo senza troppi fronzoli e dire le nostre
proposte. Inutile portare mille argomenti: dobbiamo avanzare a
piccoli passi. So che Chiodi ci ha accusato di presentarci in
Regione con il cappello in mano. Noi vogliamo solo che le risorse
che ci sono vengano messe in circolazione. Senza dimenticare che le
idee buone sono quelle che costano meno».
Spinosa. Il grande intuito del presidente della
Regione e delle associazioni è stato quello di mettersi insieme
avendo capito che era in arrivo uno tsunami economico. I greci
combattevano tenendosi per mano, così dobbiamo fare noi.
L'iniziativa è stata meritevole e noi dobbiamo restare nel Patto
stimolandolo a fare le scelte giuste. C'è una nuovissima
generazione di imprenditori che non chiede fondi, ma che vuole
stare in un territorio competitivo. Dobbiamo fare in modo che anche
stando sul Gran Sasso si riescano a vendere i prodotti se sono
buoni. Per ottenere questo dobbiamo ripesare l'orografia di questo
territorio, dobbiamo ridurre l'inefficienza della burocrazia,
cercando di copiare gli esempi virtuosi che la pubblica
amministrazione italiana offre, penso all'Inps, o all'Agenzia delle
entrate. Non vedo perché non si possa replicare a livello locale
ciò che funziona a livello nazionale. Nella sanità il commissario
Chiodi lo sta facendo, può farlo anche altrove».
Marramiero. È vero, il Patto è uno strumento fantastico,
ma in tempo di crisi c'è la tentazione di dare risposte a tutti e
questa cosa va cambiata. Noi siamo di fronte a due emergenze: la
burocrazia e il credito. Io rimango allibito di fronte ad alcuni
articoli della Finanziaria che, forse per stanchezza, sono
abominevoli. L'imprenditore è il primo a volere le regole e questo
vale anche per le cave. Ma la Regione non può far pagare alle
imprese il fatto che è in ritardo di anni per la redazione del
Piano cave. L'altra questione è il Via che meritava un'altra
riflessione. Aprire l'archivio informatico è un fatto di
democrazia, ma noi paghiamo tecnici e politici perché valutino i
progetti. Solo loro che hanno il diritto di esprimersi. Qui si vede
invece la debolezza dei partiti, che non hanno il coraggio di dire
che non si possono fermare i progetti di quelle imprese che hanno
rispettato le regole. Penso a quello che succede a Pescara, a
Chieti, a Ortona, a Vasto per gli impianti energetici. Per quanto
riguarda il credito, noi crediamo nei confidi, ma bisogna creare un
effetto di ottimizzazione. Inviterei per esempio la Regione a
riflettere come contribuire con proprie risorse al Fondo di
garanzia centrale».
Primavera. «Il patto era nato sotto un altro
indirizzo. Era nato per ridisegnare le strategie della Regione;
alla fine ognuno ha difeso la sua rappresentanza. Ma quello non è
il compito del Patto che è invece chiamato a sanare scelte
sbagliate di 15 anni fa e che oggi privano l'Abruzzo di un proprio
ruolo, mentre le Marche dialogano con Umbria e Lazio, e la Puglia
con la Campania e il Lazio. L'Abruzzo è rimasto fuori da questi
processi e oggi ne avvertiamo le conseguenze. Le infrastrutture?
D'accordo, ma che ce ne facciamo del porto di Ortona se non viene
ridisegnato tutto il resto? Mancano gli interventi dell'ultimo
miglio. E' lì che bisogna agire. Per esempio, che ce ne facciamo
dell'azienda unica dei trasporti se poi non abbiamo i parcheggi di
scambio?»
Mauro. «Credo che oggi la politica si sia fermata
al contingente perdendo di vista la politica del cambiamento. La
Regione viene da una contrazione violenta in termini di Pil. In tre
anni abbiamo recuperato tre punti su sette, ma è difficile
recuperarli entro il 2014. Occorrerebbe una crescita del 2% l'anno,
impensabile. Ma il freno della regione risale ancora prima del
2007, va indietro fino al 2000. Dunque la regione ha bisogno non di
tornare a crescere, ma di iniziare la crescita. Oggi non occorrono
le lenzuolate: io andrei cauto con il discorso sulle
liberalizzazioni, mi ricorda quello sull'euro. Quello che dobbiamo
sviluppare sono due questioni: la governance delle politiche di
sviluppo e gli interventi sulle infrastrutture immateriali, non
trascurando i problemi congiunturali del credito. Poi dobbiamo fare
anche noi una spending review: ci sono due elementi dei flussi
regionali di spesa che sono il doppio di quelli del centronord: il
personale e il funzionamento generale, su queste cose bisogna
intervenire».
29 gennaio 2012