Fino alle 17,42 di ieri le vicende della ricostruzione dell’Aquila erano il canovaccio di una brutta farsa, di quelle che - nonostante gli sforzi degli attori protagonisti - non fanno ridere nessuno. Poi il presidente del consiglio Mario Monti ha preso una decisione che per usare il suo linguaggio potrebbe essere definita “Salva L’Aquila”. Affidando al ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca un incarico per «accelerare la ricostruzione» ha di fatto commissariato il commissario Chiodi.
Una presa d’atto, anche a livello romano, del fallimento di una “governance” che dopo tre anni non è stata capace di avviare la ricostruzione della città. Non tutte le colpe chiaramente sono del presidente Chiodi. Sostenere questo sarebbe negare le rissosità, gli interessi trasversali, i giochetti politici, le superficialità a vari livelli, le furberie che hanno costellato mesi e mesi durante i quali appunto, dalla tragedia si è passati alla farsa. Ma se tutto questo è accaduto è stato anche per l’inadeguatezza politica di chi, al timone della nave, non doveva mai perdere di vista la meta.
Ieri c'è chi si è affrettato a dire che il ruolo del ministro Barca è semplicemente quello di un "nuovo Letta". Ma anche qui si è fuori strada. Letta aveva cominciato a partecipare alle riunioni del cosiddetto tavolo di Cicchetti solo perché da abruzzese - e forse sinceramente colpito dal dramma aquilano - aveva capito che in quel pollaio in cui non si faceva mai giorno c'era bisogno di qualcuno capace di fare un po' di ordine.
Le presenze di Le
tta avevano il timbro della straordinarietà. Nessuno gli aveva
conferito un incarico ufficiale. Se l'era preso da solo visto che
nei palazzi romani il terremoto dell'Aquila era già un lontano
ricordo. Nel caso di Barca c'è una precisa investitura con tanto di
tavolo tecnico al quale saranno chiamate le strutture della
Presidenza del consiglio, i ministri interessati, la ragioneria
generale dello Stato e il sottosegretario Catricalà.
Se le decisioni sull'Aquila, in attesa della legge in discussione
in Parlamento, saranno prese in quella sede, il tavolo aquilano di
Cicchetti sarà buono al massimo per giocare a tressette e la
struttura di missione (Stm) diventerà un luogo di carte polverose.
Il capo della Stm, l'architetto Gaetano Fontana, ha dato vita negli
ultimi giorni a una scena "regina": una lettera di "finte"
dimissioni per riottenere da Chiodi "carta bianca" e spingere il
presidente a difenderlo dagli attacchi che gli sono arrivati da più
parti.
Fontana, le cui capacità tecniche non si discutono, ha forse
pagato un lato del suo carattere che gli fa guardare le persone
dall'alto in basso.
Anche da questo sono nati i contrasti con il Comune dell'Aquila
che alla fine sono diventati un gioco a perdere: tu fai, io ti
metto i bastoni fra le ruote, se vuoi uscire dal pantano devi
venire a chiedere a me e poi vedremo.
Se Chiodi respingesse le dimissioni del capo della Stm farebbe un
gesto incomprensibile oltre che inutile visto la piega che ha preso
la "governance".
Il ministro Barca (di cui Fontana ha detto ieri al Centro di
essere un grande amico) avrà il compito di semplificare percorsi e
procedure anche in base a quello che gli verrà chiesto dagli enti
locali.
E su questo va dato atto al sindaco Cialente - spesso scomposto e
confuso nei suoi atteggiamenti - di aver aperto una breccia che
ancora non si sa dove porterà però è almeno un pertugio in cui
infilarsi.
Ora servirebbero una serie di gesti di responsabilità per
sgombrare il campo da ostacoli che gli aquilani non capirebbero. Il
primo lo dovrebbe fare Chiodi che al Centro ha dichiarato di essere
entusiasta della nomina di Barca: dimettersi da commissario per la
ricostruzione rimettendo il mandato nelle mani del presidente del
consiglio. La struttura commissariale non scomparirebbe (per questo
bisogna cambiare la legge o attendere la nuova) ma certo si
potrebbe procedere meglio a quella che appare una necessaria
riorganizzazione.
Sarebbe brutto - e persino penoso - assistere a dispetti
istituzionali che non avrebbero senso. Quella di ieri appare dunque
come una svolta nella ricostruzione dell'Aquila. Per valutarla
meglio bisognerà attendere le prime decisioni del tavolo romano e
le ricadute concrete. Agli aquilani servirà ancora un po' di
pazienza. Ma è bene che tutti sappiano che anche quella sta per
finire.
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28 gennaio 2012