Delitto Ceci, la svolta dalle analisi delle impronte

Potrebbero arrivare entro pochi giorni i risultati dei reperti trovati nella macchina del killer

    di Laura Venuti  PESCARA. «A Italo non piacevano le armi. Non amava la violenza. Non ha mai sparato. Durante una rapina a Silvi una signora svenne dalla paura. Sa cosa fece lui? Si fermò a soccorrerla prima di scappare. Era il bandito buono». A raccontare la storia di Italo Ceci è una persona che era nelle forze dell'ordine. E che ha assistito alla conversione di Italo. Da bandito buono a cittadino modello. La racconta tutta la conversione di Italo, quest'uomo che l'ha conosciuto bene e l'ha incrociato tante volte nel corso degli anni. E racconta anche il dolore che ha provato venerdì scorso, quando ha saputo che il pentito della banda Battestini era stato ucciso con tre colpi di pistola alle spalle in via De Amicis da un fantasma ancora senza volto che lo ha sorpreso fuori dal negozio di vernici da cui Ceci era ripartito. Dopo la banda, il pentimento, il carcere, i processi.  «Per me è stata una notizia atroce», dice con pudore. E inizia a raccontare.  «Quella non era la banda Battestini, era la banda Ceci-Battestini. Rolando Battestini era il capo, il pensatore, ma Italo Ceci non era da meno. E a parecchi degli altri credo che gli abbia fatto assaggiare le mani. Già a quei tempi, però, lui era di animo buono. Era contrario alla violenza per presupposto, non usava le armi. Non ha mai sparato. E non lo dico io, lo dicono gli atti processuali. Piuttosto la giustizia se la faceva con le mani. Così era sicuro di non ammazzare e di far capire la lezione». Era già bu
    ono da bandito, Italo. E fu un esempio di forza di volontà quando decise di farla finita con quella vita. Di uccidere quella persona, come ha detto anche il cognato, per farne nascere un'altra. «Ceci decise di cambiare vita quando fu arrestato, dopo un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine. Successe dopo una rapina in banca a Giuliano Teatino. La macchina su cui era Ceci si ribaltò, lui restò intrappolato e venne preso».  In quei giorni nel gruppo di investigatori che si trovarono ad assistere alla svolta di vita di Ceci c'era anche la persona che ha affidato i suoi ricordi al Centro. «Tra noi si creò un rapporto affettivo», racconta, «lui si fidò. E decise di farla finita con tutto. Fece una scelta radicale che portò avanti fino in fondo. Con una volontà ferrea riuscì anche a disintossicarsi praticamente da solo in pochissimo tempo. Ebbe una forza impressionante».  E non fu la sola prova dura a cui Italo venne sottoposto. «Ceci non poteva essere mandato in un carcere qualsiasi. Si rischiava che fosse accoltellato, perchè lui era l'infame. E anche se non fu il solo a parlare fu l'unico che si prese la responsabilità di pentirsi e dirlo. Anche Rolando Battestini a un certo punto fece sapere che era pronto a pentirsi. Ma chiese una contropartita un po' azzardata che non gli venne concessa. Italo alla fine fu portato in un carcere vuoto. C'erano solo lui e il custode».  «L'ho rivisto quando era uscito. Ed era contentissimo. Da 28 anni aveva pagato il suo debito con la giustizia, aveva chiuso con quella vita. Ma sono sicuro che se lui avesse avuto il sospetto che stava per succedergli qualcosa di male lo avrebbe fatto fuori lui il suo assassino. Anche se finchè ha potuto ha evitato in ogni modo la violenza, i guai. Con lui però non si scherzava. E infatti gli hanno sparato alle spalle, come fanno i vigliacchi».  Inchiesta. Potrebbero arrivare a giorni i risultati della analisi sui reperti trovati nell'auto usata dal killer di Italo Ceci. L'assassino di Ceci ha agito con una Punto rubata mesi fa, a novembre, a Montesilvano.  L'auto è stata ritrovata poche ore dopo l'omicidio in via Gioberti. Ad analizzarla con gli strumenti tecnologici più sofisticati sono arrivati gli uomini del Gabinetto interregionale della scientifica di Ancona, che sull'auto hanno ritrovato diverse impronte digitali, dei capelli e un filtro di sigaretta di quella fatte a mano. I reperti sono stati mandati subito ai laboratori che li stanno analizzanto per capire se il killer si sia lasciato dietro qualche traccia.  Dai laboratori si attende anche l'esito dello Stub fatto su varie persone tra cui gli ex componenti della banda Battestini Massimo Ballone e Claudio Di Risio. (ha collaborato Paola M.S. Toro)

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    28 gennaio 2012
     

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