di Paola Aurisicchio
PESCARA. «Questo processo è un treno in corsa e da parte nostra non c'è nessuna volontà di ritardarlo ma solo l'esigenza di una lettura consapevole e veloce degli atti: per questo chiedo un termine congruo per la difesa». Ha esordito così,
Sergio Menna, il nuovo avvocato di
Vincenzo Maria Angelini, nell'aula 1 dove, ieri mattina e insieme alla collega del foro di Teramo
Iole Di Bonifacio, è entrato per la prima volta per difendere il suo cliente Angelini. Pochi minuti per chiedere un rinvio, per avere il tempo «congruo» per studiare i fascicoli e poi interrogare Angelini, l'imprenditore che proprio ieri avrebbe dovuto deporre e che, invece, è tornato a casa facendo slittare l'udienza di ieri, quella prevista per lunedì e rinviando la sua testimonianza al 15 febbraio. Sono stati gli avvocati il perno dell'udienza di ieri che doveva segnare la ripresa dopo le feste natalizie del maxi processo con 27 imputati tra cui
Ottaviano Del Turco e tanti politici del centrodestra e centrosinistra. Da un lato i nuovi arrivati, i legali del foro di Teramo Menna e Di Bonifacio e, dall'altro, l'avvocato trentennale di Angelini
Sabatino Ciprietti, assente in aula perché congedato dal suo cliente in settimana. Ciprietti doveva comunque essere in aula? E' sulla sua presenza e su una norma di procedura penale che hanno dibattutto accusa e difesa prima che il presidente del collegio
Carmelo De Santis accogliesse il rinvio dei legali di Angelini: «I
l difensore Ciprietti non si è presentato in aula non consentendo
l'attività istruttoria e i difensori non sono in grado di
esercitare il diritto di difesa appena sopraggiunto. L'udienza è
rinviata al 15 febbario», ha detto De Santis. Nella serata, lo
storico legale di Angelini ha fatto sapere attraverso una nota: «Ho
operato diligentemente e legittimamente in quanto sarebbe stato
assurdo imporre la mia presenza quando ero rassicurato dalla
presenza dei due nuovi difensori i quali hanno chiesto termine a
difesa». Dopo la richiesta di rinvio di Menna e Di Bonifacio, è
intervenuto il procuratore capo
Nicola Trifuoggi che guida
l'accusa con i pm
Giampiero Di Florio e
Giuseppe
Bellelli. «L'applicazione dell'articolo 107 del codice di
procedura penale serve a evitare che ci sia interruzione tra il
vecchio e il nuovo difensore ma l'articolo non trova applicazione
in questo momento. Noi non abbiamo difficoltà ad aderire alla
richiesta dei nuovi avvocati di Angelini ma chiediamo che venga
sospeso il decorso della prescrizione e che le udienze vengano
recuperate e, se neccesario, anche di sabato perché il processo
deve andare avanti». La difesa dell'ex presidente della Regione,
Ottaviano Del Turco, è stata perentoria: «La revoca del
mandato è stata una scelta dell'avvocato», ha detto l'avvocato
Gian Domenico Caiazza che assiste Del Turco. «Lo stesso
imputato che ha già prodotto un certificato medico e che ha
sbagliato un indirizzo. Una cosa è usare il diritto di difesa,
un'altra è usarla in maniera strumentale. Il Tribunale si
interroghi su una revoca che avviene volutamente: noi non siamo a
disposizione di Angelini e della sua famiglia». All'opposizione
della difesa di Del Turco, si sono associati anche gli altri
avvocati difensori ma, dopo essersi riunito in camera di consiglio,
il presidente del collegio giudicante ha ritenuto di far slittare
l'udienza perché Ciprietti, secondo la procedura, e nonostante la
revoca del mandato avrebbe dovuto garantire «la difesa
ultrattativa».
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28 gennaio 2012
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