PESCARA. Nel primo trimestre del 2012 le imprese abruzzesi assumeranno 3.520 lavoratori, ma ne perderanno 5.540, con un saldo negativo di 2.020 addetti. E' la stima dell'indagine Unioncamente-Excelsior. A livello provinciale è Chieti ad avere le entrate più alte ma anche il peggior saldo negativo (a fronte di 1.140 assunzioni lasceranno il lavoro 1.760 unità), seguita da L'Aquila, Pescara e Teramo (vedi tabella). A livello settoriale, sarà soprattutto il settore delle costruzioni a ridurre maggiormente l'occupazione dipendente. In questo ambito, infatti, la variazione raggiungerà il -2,3%. In valori assoluti, saranno i servizi nel loro insieme a registrare la perdita occupazionale più consistente. Collegato alla difficile situazione delle imprese delle costruzioni, è l'andamento previsto dell'occupazione nelle industrie del legno e del mobile, dalle quali si attende il tasso di variazione negativo più consistente nella manifattura. Perdite superiori alla media sono attese soprattutto dal sistema moda e dalle industrie della lavorazione dei minerali non metalliferi. Su valori negativi ma inferiori alla media si dovrebbero invece posizionare la metallurgia e le industrie di fabbricazione di macchinari e attrezzature e dei mezzi di trasporto.
Nei servizi, le difficoltà delle famiglie e il conseguente calo dei consumi si rifletteranno soprattutto sull'andamento occupazionale del commercio (-0,6% per l'insieme del dettaglio e dell'ingrosso) e delle imprese della filiera turistica, dove il calo raggiungerà il -1,3%.
La quota più consistent
e di uscite è per scadenza di contratto. Saranno soprattutto gli occupati a tempo determinato i più colpiti dalla flessione occupazionale. L'indagine Unioncamere-Excelsior infatti prevede che il 46,7% delle uscite previste dalle imprese nel I trimestre di quest'anno sia motivato dalla scadenza del contratto in essere e dal suo mancato rinnovo. La quota sale al 50,9% nel settore dei servizi (è invece pari al 41,1% nell'industria), raggiunge il 48% nel caso delle medie e grandi imprese con oltre 50 dipendenti ed il 46,4% nelle micro imprese.
Il raggiungimento dei limiti di età pensionabile interesserà invece il 5,4% del totale delle uscite mentre a ragioni differenti dalle due precedenti si dovrà il 43,9% di uscite di personale.
A livello nazionale, a fronte di una riduzione di nuove assunzioni, aumenta anche la quota di figure che le imprese ritengono di difficile reperimento, che passa dal 17,5 al 18,6% delle entrate compressivamente programmate. Quota, inoltre, che aumenta nelle regioni del Nord e del Centro, mentre si riduce in quelle del Mezzogiorno. Si può quindi ritenere che le difficoltà di matching tra domanda e offerta di lavoro dipendano, in questa fase di perdurante debolezza della domanda, da un lato dal "volume" dell'offerta di lavoro (particolarmente consistente nel Mezzogiorno) e dall'altro dalla "qualità" della domanda, più elevata laddove ai processi di ristrutturazione delle imprese si accompagna un ricambio della forza lavoro.
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24 gennaio 2012