di Simona De Leonardis
PESCARA. E' mancino l'assassino di Italo Ceci e avrebbe usato una pistola con proiettili calibro 38, di quelli che non perdono il bossolo e quindi non lasciano tracce. Potrebbe essere proprio l'arma usata per uccidere il pentito della banda Battestini a indicare agli investigatori la pista che porta al killer. Un killer che i testimoni giurano di aver visto con il revolver impugnato con la mano sinistra; un killer sicuramente preparato a sparare e a contenere lo strappo che una pistola di quel tipo dà quando si preme il grilletto, ma che non ha voluto comunque rischiare di sbagliare al punto da avvicinarsi in diagonale fino a tre metri a Italo Ceci, sfidando il traffico, i passanti e le luci a giorno di piazza Martiri Pennesi. Un killer che ha scelto con cura ed esperienza l'arma da utilizzare, come raccontano i due proiettili estratti dal corpo di Ceci (un terzo al braccio è fuoriuscito frammentato) durante l'autospia di sabato scorso.
L'ARMA. Da una prima analisi sembrerebbe una pistola con proiettili calibro 38, caratterizzati dal fatto che non perdono il bossolo e quindi non forniscono tracce immediate dell'arma, così come quelli calibro 357, del tutto simili alla 38 se non per una differente potenza. Ma ora che iniziano ad arrivare i primi risultati, arrivano anche nuovi spunti importanti per le indagini. Dall'analisi dei due bossoli repertati, dalle scanalature, dai pieni e dai vuoti che si riescono a vedere sulla base cilindrica delle due ogive si può risalire al tipo di canna che li ha esplosi. Que
sto consente non solo di individuare il tipo di arma, ma anche la
marca della pistola utilizzata. Un particolare ulteriore che agli
investigatori permetterà, una volta completate e perfezionate tutte
le analisi, di fare una selezione quantomeno delle armi denunciate
nel registro armi della Questura. Ma se questo non bastasse, c'è un
ulteriore archivio da consultare, l'Ibis, il database nazionale
delle armi da fuoco che consente di fare comparazioni balistiche a
largo raggio.
LE IMPRONTE. Altro discorso è quello delle
impronte. Ieri mattina gli uomini della Scientifica sono andati a
ispezionare il furgone da cui, nell'autosalone di via Breviglieri,
dove il mezzo era stato lasciato in conto vendite, fra giovedì e
venerdì scorso sarebbero state rubate le targhe apposte alla Fiat
Punto utilizzata dall'assassino per fuggire. Analisi eseguite per
scrupolo ma che purtroppo ai fini delle indagini non ha dato
frutti, nel senso che chi ha armeggiato sul furgone per togliere le
targhe non ha lasciato impronte. Attesissimi, dunque, sono i
risultati delle analisi della Scientifica di Ancona che dalla Punto
ritrovata due ore dopo l'omicidio in via Gioberti ha repertato non
solo impronte, ma anche capelli e il filtro di una sigaretta. Ma
per il risultato c'è ancora tempo, come ci vuole ancora tempo,
dicono dalla Questura, per i risultati dello stub, l'esame che
stabilisce se qualcuno ha sparato di recente. È a quattro ex
componenti della banda Battestini, tra cui
Massimo Ballone e
Claudio Di Risio che la squadra Mobile ha fatto fare
l'esame, considerando che è dal passato di Italo Ceci, prima come
componente e poi come pentito della banda di rapinatori, che hanno
preso le mosse le indagini dirette dal capo della Mobile
Pierfrancesco Muriana. Ma si scava nel presente e nel
passato del commerciante per tentare di indivuduare il movente che
ha spinto il killer a uccidere l'ex bandito diventato la sentinella
e il punto di riferimento di tanti residenti e commercianti di
piazza Martiri Pennesi e piazza Santa Caterina.
LE IMMAGINI.
Dalla sera di venerdì, il Comune - che gestisce le immagini riprese
dalle telecamere a circuito chiuso - ha «congelato», in attesa di
darli alla questura, i fotogrammi registrati in piazza Santa
Caterina, in via de Amicis, in piazza Martiri Pennesi e in via
Quarto dei Mille dalle otto telecamere tornate in funzione tre
giorni prima dell'omicidio.
L'ASSASSINO. Immagini che
potrebbero svelare i movimenti dell'assassino che prima di sparare
ha lasciato l'auto davanti al gommista di piazza Santa Caterina, è
sceso, ha percorso poche decine di metri per raggiungere via De
Amicis all'angolo con via Pellico e da qui ha osservato Ceci uscire
dal negozio per chiudere le saracinesche, si è avvicinato ancora e
gli ha sparato tre volte alle spalle, raggiungendolo al braccio, al
tronco e al cuore. Un uomo tarchiato, carnagione scura, faccia
butterata, pancia prominente, tra i 40 e i 50 anni, cappellino in
testa, notato per un vistoso camicione di flanella a quadri bianchi
e neri. Ma anche per la pistola che, mentre scappava e Ceci moriva,
l'assassino stringeva nella mano sinistra.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
24 gennaio 2012
Altri contenuti
- Sulle persone citate
-
- Sugli stessi luoghi
-