Musica e fede al tempo della crisi

Domani, lunedì 23 gennaio, al Teatro Rossetti di Vasto e martedì 24 gennaio nell'auditorium del rettorato dell'Università d'Annunzio a Chieti, l'arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte - teologo e commentatore del "Sole 24 Ore" - e il rettore Franco Cuccurullo dialogheranno col sacerdote, biblista e compositore di fama mondiale Marco Frisina su "La musica e la ricerca di senso". Monsignor Forte presenta ai lettori de "il Centro" alcune delle questioni che saranno affrontate negli incontri che si svolgono nell'ambito della rassegna "Quaestiones quodlibetales".

      di Bruno Forte

    Potrebbe apparire strano interrogarsi sulla musica e sulla sua capacità di essere strumento di trascendenza in un momento in cui la rilevanza economico-sociale della crisi in atto induce a tutt'altre riflessioni. Eppure, se dalla crisi si vuole uscire, occorre per tutti un cambiamento di mentalità, che dalla logica consumistica e funzionale dominante nel più recente passato ci porti a nuove opportunità, capaci di dare senso e bellezza alla vita anche nel tempo della difficoltà. Mi chiedo perciò se e in che misura la musica possa essere per i figli del post-moderno un linguaggio del "sacro", una via di trascendenza verso il Mistero divino. Il mondo antico aveva della musica una concezione "cosmologica", di cui la voce più autorevole è stata probabilmente quella di Agostino nel suo De musica: "arte del ben modulare", la musica sarebbe l'espressione pura dei rapporti numerici che reggono l'universo, capace di produrre in noi pace interiore, comunione di cuori, anticipo della bellezza celeste. La musica e il canto modale - concepiti in quest'ottica - hanno perciò saputo veicolare quasi naturalmente il sacro, come testimoniano il canto gregoriano e le melodie liturgiche dell'Oriente cristiano.

    Propria dell'epoca moderna è invece una concezione "antropologica", secondo cui la musica è espressione del soggetto, dei suoi sentimenti e affetti. Questo modo di pensare va sviluppandosi con l'imporsi moderno dell'armonia, che riconduce alla tonalità unificante - fissata dal compositore - la varietà dei suoni, analogamente a come fa la prospet
    tiva nelle arti figurative rapportando l'oggetto al metro visuale del soggetto. «Quello che fino ad allora era stato letto in senso esclusivamente orizzontale, come lineare sequenza temporale, acquisì improvvisamente una nuova dimensione: i collegamenti verticali facevano presagire una profondità della musica» (H.U. von Balthasar). La concezione "antropologica" della musica trova una formulazione filosofica fra le più alte nell'opera di Hegel e di Schopenhauer: il suono viene colto come metafora dei più profondi moti dello spirito. La musica diventa il luogo privilegiato in cui da una parte possono esprimersi i sentimenti del singolo, dall'altra si va realizzando un superamento dello spirito soggettivo nell'unità superiore dello Spirito assoluto. Si pensi in tal senso all'uso della musica nei sistemi totalitari. In quest'ottica viene però anche a prodursi una musica sacra capace di esprimere tanto il movimento di trascendenza verso il divino, quanto quello dell'accoglienza dei singoli nell'unità dello Spirito eterno: gli esempi vanno dalla polifonia cinquecentesca a Bach, fino ai grandi capolavori romantici e post-romantici.

    Il Novecento conosce la crisi di questo modo di pensare: la concezione "semiologica", che va progressivamente imponendosi, situa la musica in rapporto alle strategie di produzione e a quelle di assimilazione da parte degli ascoltatori. Ciò comporta la possibilità di trasgredire i confini imposti al "bello musicale" tanto dalla concezione modale degli antichi, che da quella armonica dei moderni. L'atonalità e la dodecafonia postulano un libero uso delle funzioni armoniche, fissato creativamente dall'artista stesso, spesso subordinando l'armonia ad altri parametri di linguaggio e a inusitati mezzi di produzione dei suoni (si pensi solo a Arnold Schönberg e a Luigi Nono). In tal modo la vicenda della musica contemporanea si pone come un riflesso fedele della parabola del nostro tempo, che dalle presunzioni di totalità proprie dei sistemi ideologici perviene alla condizione di frammentazione e di "naufragio" del cosiddetto "post-moderno". Viene così ipotizzata una forma musicale in cui la rottura, la trasgressione e perfino il silenzio non risultino meno eloquenti dell'armonia e del compimento sonoro. Una simile ricerca musicale - di cui potrebbero considerarsi esempi nel campo del "sacro" opere come quelle di Olivier Messiaen o Krzysztof Penderecki o György Ligeti - veicola il volto trasgressivo e inquieto della crisi postmoderna. Fino a che punto, tuttavia, si può dire che ci sia oggi una musica, capace di parlare tacendo e tacere parlando, donando al tempo stesso orizzonti di speranza e di senso per superare la crisi? Come una musica, voce delle nostre inquietudini e insicurezze, potrebbe aiutarci a superarle? Sono le questioni a cui creatori e fruitori di musica nel nostro presente non possono non dare risposta. Anche così è vero che dalla crisi non si uscirà se non insieme!

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    22 gennaio 2012
     

    Trova Indirizzi Utili

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione
    Tutte
    PROMOZIONI
     PUBBLICITÀ

    Negozi

    ilmiolibro