di Barbara Gambacorta
Giancarlo De Sanctis segretario teramano della Filca Cisl
TERAMO. E' una crisi profonda che al momento non lascia intravedere vie di uscita quella che attanaglia il settore del mobile in provincia di Teramo, un tempo tra i fiori all'occhiello dell'industria regionale. Quasi ferma la produzione con il 94 per cento delle aziende che fa ricorso alla cassa integrazione e imprese ormai al capolinea con fatturati in calo dal 20 per cento fino al 40 per cento negli ultimi tre anni. Lo dimostrano colossi del settore come la Las Mobili di Tortoreto che ha annunciato di recente la cassa integrazione per 80 operai, quasi un terzo del totale.
Nel frattempo è fermo al palo il piano di salvataggio varato a novembre dal consiglio regionale. L'obiettivo era quello di portare la vertenza tra i temi al centro del Patto per lo sviluppo ma l'iniziativa si è impantanata anche a causa della fase d'empasse che sta vivendo il tavolo, in difficoltà dopo l'uscita delle piccole e medie imprese e le ultime vicende giudiziarie che toccano i vertici della Regione. Allo stesso modo sembra ancora lontana la nascita di un polo di innovazione del settore che possa favorire politiche di sviluppo e di rete tra le imprese.
L'APPELLO. «Come volevasi dimostrare: sono passati più di due mesi e le solite promesse bipartisan della politica, restano solo proclami propagandistici». Così il segretario provinciale della Filca Cisl Teramo
Giancarlo De Sanctis denuncia l'immobilismo delle istituzioni nei confronti delle problematiche del settore. «L'inserimento della crisi del mobile arre
damento nel Patto dello sviluppo doveva significare far accedere le
imprese in difficoltà ai fondi Fas e concordare iniziative concrete
di rilancio. Ma finora niente è stato fatto e il tavolo di crisi
non è mai stato convocato».
LE AREE DI CRISI. Ad essere travolte dalla crisi
nel Teramano sono oltre 50 aziende, praticamente quasi tutte
costrette al ricorso alla cassa integrazione a zero ore, applicata
a rotazione su 800 dei circa 1.200 addetti del settore. Tra i
comparti maggiormente in difficoltà c'è quello del mobile da
ufficio che ha perso negli ultimi tre anni il 43%, seguono poi le
cucine (-28%), camere e camerette (-32%) e soggiorni e salotti
(-21%). Le imprese dal 2009 fanno quindi in conti con i bilanci in
rosso, prosciugamento della liquidità e indebitamento finanziario.
La crisi investe a macchia di leopardo tutta la provincia, in
particolare interi distretti industriali a Casoli di Atri, nella
bonifica del Tronto e del Salino, a Mosciano e a Sant'Atto, nella
vallata del Vomano e del Tordino e in Valfino, aree votate
storicamente al mobile che vedono scomparire aziende, posti di
lavoro e parte della loro storia.
LE PROPOSTE. Per sollecitare la Regione la Femca
Cisl ha convocato nei giorni scorsi i vertici provinciali di
Confindustria, Api, Confartigianato e Cna per l'istituzione di un
tavolo di concertazione specifico per il settore, con l'obiettivo
di sottoscrivere un avviso comune da proporre al tavolo di crisi
regionale.
Tra le misure auspicate dalla Cisl ci sono maggiori garanzie per
l'accesso al credito da parte delle imprese storiche, sistemi
premiali per le imprese che mantengono i livelli occupazionali,
sostegno all'avvio di nuove iniziative imprenditoriali nate da
situazioni di crisi aziendale, fiscalità di favore da parte delle
amministrazioni locali e sistemi di gestione e finanziamento di
rete d'impresa.
LE PREVISIONI. Per il 2012 le previsioni per il
settore non fanno sperare in meglio visto che il calo ipotizzato a
livello nazionale sarà almeno del 4,5%. «Se non si agisce subito il
2012 saranno l'anno della mattanza per il settore e, conclusa la
cassa integrazione, nel 2013 arriveranno i licenziamenti» spiega De
Sanctis. Non aiuta di certo lo sbarco in Abruzzo di colossi della
grande distribuzione nel settore dell'arredamento come Mondo
Convenienza e Ikea. «Non sono certo loro la causa della crisi sul
territorio ma non hanno fatto altro che aumentarla», spiega il
segretario della Femca Cisl Teramo, «anche se le nostre imprese
vendono soprattutto fuori regione la grande distribuzione ha
contribuito ad abbassare il livello di qualità della produzione e,
considerando l'impatto della crisi sui consumi, sono sempre più le
persone che scelgono di risparmiare sui mobili e spendere
meno».
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22 gennaio 2012