di Giuliano Di Tanna
Enrico Marramiero è nato 45 anni fa a Palermo ed è presidente di Confindustria Pescara
Presidente Marramiero, qual è la sfida più difficile che ha davanti l'Abruzzo nel 2012?
«La sifde sono diverse. In un momento di crisi, la sfida è quella di trovare gli strumenti per riprendere a crescere. Bisogna procedere verso forme di aggregazione capaci di superare i limiti che derivano dalle dimensioni piccole di molte nostre aziende per affrontare i mercati globali. Noi, come Confindustria Pescara, insistiamo da tempo su un fatto: per vincere questa sfida sono determinanti i poli d'innovazione e le reti di imprese, strumenti fantastici per affrontare i mercati globali. In particolare, con le reti di imprese, tramite l'unione delle piccole aziende con quelle medie e grandi, si può raggiungere la massa critica necessaria per consegui obiettivi importanti come ricerca e ottimizzazione, conservando le singole individualità».
I poli di innovazione perché sono importanti?
«Sono lo strumento più adeguato per far sì che il mondo dell'inpersa possa dialogare con quello dell'università e della ricerca allo scopo di conseguire l'altro obiettivo fondamentale per la ripresa: l'innovazione dei processi produttivi e dell'organizzazione delle aziende».
Il Patto per l'Abruzzo. Cna, Confesercenti e Confartigianato ne sono usciti e non hanno intenzione di rientrarvi. Giovedì scorso, l'ultima riunione del tavolo di consultazione si è risolta in una maniera che sia Confindustria che la Cgil hanno giudicato largamente insoddisfacente: che cosa va cambiato nel Patto?
«Semplice: si deve passare a una nuova
fase. Noi l'abbiamo già detto a settembre. Il Patto è uno strumento
fantastico perché in un momento di crisi come questo si deve
cercare l'unità. Noi plaudiamo al governo regionale per il
contenimento delle spese e dei costi che ha attuato finora, ma
adesso deve pensare allo sviluppo. E' ciò che chiediamo al
presidente Chiodi, che si concentri sul tema dello sviluppo. E'
questa la sfida che ci sta di fronte, una sfida in cui la poltica
deve fare la sua parte come anche le associazioni di categoria,
superando interessi di parte».
Che cosa ha frenato la politica in questo compito
finora?
«Ci sono stati eventi come il deficit della sanità e il
terremoto che hanno portato la politica a concentrarsi sulle
emergenze. Ma l'Abruzzo non può vivere di emergenze continue.
Occorre passare a una fase nuova, costruttiva. Quando parlo di
politica mi riferisco anche ai partiti di opposizione che devono
mostrare una nuova maturità che, purtroppo, non abbiamo visto in
campo nella recente legge finanziaria».
Quali riforme chiedete alla politica?
«Intanto, chiediamo riforme a costo zero, quelle che
passano attraverso la sburocratizzazione di tutti i livelli della
vita amministrativa. Riforme che avrebbero un impatto formidabile
sulla vita delle imprese e dei cittadini».
Per esempio quali?
«Molte volte ci sono interpretazioni diverse della stessa
legge, passando da un comune all'altro. Per fare una semplice
pratica anti-incendio servono passaggi su passaggi. Si deve
arrivare alla informatizzazione della burocrazia. Non è possibile
che il cartaceo domini ancora su tutto e su tutti. Purtroppo questa
volontà di semplificazione burocratica non la vedo in giro. Al
contrario, abbiamo trovato nell'ultima legge finanziaria della
Regione due articoli che vanno nella direzione opposta: quelli
sulle procedure per ottenere la Via, la Valutazione di impatto
ambientale, e quella che dispone il blocco delle attività
estrattive fino all'entrata in vigore del piano regionale delle
cave».
Cosa c'è che non va in queste norme?
«Gli operatori dell'edilizia vogliono il piano delle
cave, che, anzi, andava fatto anni fa. Senza il piano, infatti, i
tempi per ottenere un'autorizzazione sono in media di 22 mesi, una
cosa indegna di un Paese civile. Ma per colmare i ritardi della
politica non si può sospendere ogni attività estrattiva per un anno
e mezzo. Un imprenditore deve avere regole certe e continuative nel
tempo. Da luglio a oggi è cambiato il mondo; andiamo a una velocità
pazzesca. I tempi della politica sono incompatibili con quelli
dell'economia reale. Dobbiamo trovare il sistema per velocizzare
tutto garantendo sempre democrazia e trasparenza».
Si ha l'impressione che nella Confindustria abruzzese vada
crescendo il malessere e che ci sia un problema di
rappresentatività. E' così?
«No. Anzi, in Confindustria stiamo trovando un'unità più
forte. C'è convergenza su tutti i temi. Inoltre stiamo studiando
forme di aggregazione a livello provinciale e regionale per
garantire minori costi».
Trasporti. Il senatore del Pdl, Paolo Tancredi, in
un'intervista al Centro
ha proposto la
privatizzazione delle tre aziende pubbliche regionali, in contrasto
con la legge di riforma, appena approvata, che dispone la loro
fusione in un'unica azienda pubblica. Lei come la pensa?
«Noi come Confindustria siamo favorevoli alle
liberalizzazioni e, quindi, a processi di privatizzazione.
Personalmente, come imprenditore, sono abituato a fare le scelte in
base a un piano industriale. Quello che io non vedo nel caso dei
trasporti regionali è proprio un piano industriale che dica a che
cosa serve la fusione e cosa ci sarà in seguito alla fusione. E'
questo che manca alla politica oggi: la capacità di guardare in
avanti a medio e lungo termine. Questo dei trasporti è uno degli
argomenti cruciali su cui Chiodi si dovrà concentrare
prossimamente. I trasporti sono uno snodo fondamentale dello
sviluppo dell'Abruzzo. L'Abruzzo ha un grossissimo vantaggio: la
sua posizione geografica. Sta in mezzo all'Italia. Se avessimo il
coraggio di investire tutto sul trasporto ferroviario per
raggiungere in un'ora Roma e in due ore Bologna, con l'alta
velocità, avremmo un bacino turistico formidabile, dal Lazio
all'Emilia Romagna. E Pescara diventerebbe un punto d'incrocio
fenomenale per il trasporto delle merci e delle persone; il suo
aeroporto potrebbe diventare il terzo scalo di Roma. Oggi, invece,
assistiamo al fenomeno opposto: la Puglia e le Marche scavalcano
l'Abruzzo con il trasporto su gomma e con quello
ferroviario».
22 gennaio 2012