di Gian Paolo Coppola
In questo scenario, i sette arresti per corruzione scattati lunedì
scorso si sono resi necessari perché il gip dell'Aquila,
condividendo le conclusioni della procura, ha ritenuto sussistente
- «nel massimo grado» - il pericolo di reiterazione del reato.
Vediamo perché, nell'ottica del giudice.
MEZZI ILLECITI. Scrive il giudice
Marco
Billi: «Gli imprenditori favoriti (Gruttadauria, Teodoro,
Corrado Troiano) hanno mostrato totale
consapevolezza dei mezzi illeciti impiegati per il raggiungimento
dello scopo comune. In particolare, si è visto come, in alcune
delle conversazioni intercorse tra Gruttadauria e la moglie
Teodoro, i coniugi abbiano fornito inconsapevolmente le linee
operative di massima del sistema corrotto di gestione degli appalti
pubblici dal quale il loro gruppo imprenditoriale ha tratto
consistenti benefici economici».
Indicative, secondo l'accusa, sono le conversazioni nelle quali
Teodoro si rammarica per aver effettuato un ribasso eccessivo per
far aggiudicare la gara Ipa Adriatico a Ecosfera (con conseguente
eccessiva riduzione dei margini di profitto) o per non essere stati
favoriti nelle cosiddette estensioni (che, al contrario, avevano
premiato la Cyborg srl di Troiano) e il marito le spiega che
bisogna sapersi accontentare e che il sistema è predisposto per
beneficiare tutti a rotazione.
LE NORME ABROGATE. Ancora il gip: «Chiara è la
consapevolezza da parte di Gruttadauria - e le risultanze
investigative consentono di ritenere che tale convincimento non è
troppo distante dalla realtà - che nel "mondo" degli appalti e
delle commesse pubbliche non vi è, allo stato, un modo lecito per
emergere, e che risultano di fatto abrogate le norme giuridiche
preposte ed è possibile conseguire successi solo attraverso legami
illeciti con i politici di riferimento».
Alcuni imprenditori, secondo una sorta di turnazione che opera
anche nella ripartizione illecita degli affari pubblici, sono
risultati di volta in volta esclusi da scelte che hanno premiato la
concorrenza, come risulta dagli sfoghi registrati durante le
intercettazioni.
IL SISTEMA. «E' apparso di solare evidenza, tuttavia»,
registra il gip, come il rammarico degli "esclusi" fosse limitato
al singolo episodio che li vedeva sfavoriti (anche se Gruttadauria
ha tentato di spiegare alla moglie che la turnazione negli affari
era necessaria) o fosse incentrato su richieste di contropartite
corruttive da parte di funzionari pubblici ritenute particolarmente
odiose e arroganti, come dimostra il riferimento al cavallo di
Caligola nella conversazione tra Gruttadauria e la Teodoro, dal
quale l'inchiesta ha tratto il nome.
Il rammarico di tali imprenditori, però, «non è mai sfociato in
una disinteressata critica al sistema nel quale, al contrario, essi
sono risultati inseriti e del quale risultano aver fatto la loro
ragione imprenditoriale».
IL RUOLO DI ANDREOLA. Ancora più dei politici, in questa
inchiesta assumono un ruolo decisivo - «in tale meccanismo
patologico di attribuzione degli appalti», scrive il gip - i
pubblici funzionari come la Andreola.
Recita l'ordinanza di custodia cautelare: «E' emerso come
quest'ultima abbia reiteratamente violato le regole di trasparenza
e di buon andamento della pubblica amministrazione. Ciò sia al
momento della scelta dei componenti della commissione, sia nel
consigliare in maniera ossessiva al vertice di Ecosfera (e a
Quarta) di operare un sensibile ribasso al momento dell'offerta
economica, sia al momento della sostituzione della polizza
fideiussoria. L'assistenza, da parte del pubblico funzionario, al
privato (Ecosfera spa e Cyborg srl) è stata assoluta e costante.
Tale assistenza, peraltro, è apparsa reciproca, come quando la
Andreola si è consultata con la Teodoro (Ecosfera) su quale fosse
la strada da percorrere per gestire l'acquisto o l'implementazione
di un software».
FINE PUBBLICO ASSENTE. La conclusione del gip è desolante:
«Totalmente assente, per quanto emerso dall'attività di indagine,
appare l'aspetto (l'unico, peraltro, dovuto in ragione dell'ufficio
ricoperto) del perseguimento del fine pubblico e dell'interesse
collettivo. Sconcerta in proposito, anche se il dato appare tanto
ripetitivo da sembrare ormai la norma, l'assoluto difetto, nelle
conversazioni degli indagati, di valutazioni dei singoli progetti
sul piano tecnico, della funzionalità rispetto all'interesse
pubblico da perseguire, dell'efficacia per il bacino di utenza di
riferimento. Manca un disegno politico in senso nobile e autentico
che orienti le scelte sulla base dell'interesse collettivo. Tutte
le scelte, al contrario, sono risultate mosse da ragioni di
carattere economico e di massimizzazione dell'interesse privato di
volta in volta perseguito. L'alacre attività di Vanna Andreola è
risultata sincronizzata con quella di Lamberto Quarta che, con la
contropartita della nomina a consulente di Ecosfera, ha svolto
l'essenziale ruolo di anello di collegamento tra gli interessi
imprenditoriali e il referente pubblico e politico».
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22 gennaio 2012
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