di Gian Paolo Coppola
Duilio Gruttadauria di Ecosfera
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PESCARA. Consistenti disponibilità di beni e di denaro ruotavano attorno agli indagati coinvolti nell'operazione Caligola su consulenze e assunzioni barattate in cambio di appalti europei. Quadri di rilevante valore, come nel caso di
Lamberto Quarta, che ne parla al telefono con l'ex governatore Ottaviano Del Turco; ma anche depositi di denaro all'estero come per i padroni di Ecosfera, i coniugi
Duilio Gruttadauria e
Anna Teodoro, intestatari di conti soprattutto nel Principato di Monaco e con un giro d'affari di 140 milioni di euro, come ricostruiscono loro stessi in un'intercettazione.
IL DIALOGO REGISTRATO. Teodoro: però, adesso...noi che abbiamo 140 milioni di euro da gestire...se tu dici a tutti questi...bene...adesso non c'è più cosa...promuovete!...Ma questi fanno come gli altri...prendono un contratto da 100 mila euro...da 70 mila euro...perché questa è la linea.
Gruttadauria: no, centomila, 70 mila, siccome tu dici che...
Teodoro: eh, ma chi ti gestisce i 140 milioni di euro?...Che è il nostro budget di commessa da gestire dei fondi comunitari...
Ed ecco un'altra conversazione tra i coniugi, registrata dalla polizia di Pescara.
Teodoro:...io sono propensa...io ci dovrei quasi arrivare...senza troppe difficoltà, a dare metà del costo della casa... e quindi i miei risparmi all'estero si riducono a zero. Io mando i soldi all'estero comunque perché...è bene che vadano all'estero..
.no?...però, di fatto, non sono miei ma tuoi.
Gruttadauria: comunque tieni presente che una
parte dei soldi della casa...tu l'hai già pagata.
Teodoro: sì? Quando?
Gruttadauria:...perché una quota di
arretrati...sono andati su quel conto e se ti dico...aggiungerei
molto conveniente...
Secondo l'accusa, «gli indagati hanno dimostrato la loro attività
(sia pubblica sia privata) al conseguimento di interessi
patrimoniali in maniera illecita, agendo in sperimentata sincronia
per condizionare in anticipo gare pubbliche e orientare verso i
fini perseguiti il flusso del denaro pubblico».
Hanno agito in maniera sistematica «a tappeto, sfruttando ogni
opportunità connessa a finanziamenti comunitari o, comunque,
pubblici e avvalendosi dell'essenziale apporto di funzionari
pubblici compiacenti sia in termini di conoscenza di dati riservati
sia di attivo e concreto intervento sullo svolgimento delle gare e
sulle procedure necessarie».
RISCHIO DI NUOVI REATI. Il quadro che ha tracciato la
procura, basato sulle indagini a tappeto della squadra mobile di
Pescara diretta da
Pierfrancesco Muriana, ha messo
a nudo, secondo l'accusa, «la capacità criminale degli indagati, la
capillare diffusione del sistema illecito di gestione degli appalti
pubblici da loro adottato e la conseguente, totale, compromissione
della legalità in un settore vitale per l'economia pubblica».
In questo scenario, i sette arresti per corruzione scattati lunedì
scorso si sono resi necessari perché il gip dell'Aquila,
condividendo le conclusioni della procura, ha ritenuto sussistente
- «nel massimo grado» - il pericolo di reiterazione del reato.
Vediamo perché, nell'ottica del giudice.
MEZZI ILLECITI. Scrive il giudice
Marco
Billi: «Gli imprenditori favoriti (Gruttadauria, Teodoro,
Corrado Troiano) hanno mostrato totale
consapevolezza dei mezzi illeciti impiegati per il raggiungimento
dello scopo comune. In particolare, si è visto come, in alcune
delle conversazioni intercorse tra Gruttadauria e la moglie
Teodoro, i coniugi abbiano fornito inconsapevolmente le linee
operative di massima del sistema corrotto di gestione degli appalti
pubblici dal quale il loro gruppo imprenditoriale ha tratto
consistenti benefici economici».
Indicative, secondo l'accusa, sono le conversazioni nelle quali
Teodoro si rammarica per aver effettuato un ribasso eccessivo per
far aggiudicare la gara Ipa Adriatico a Ecosfera (con conseguente
eccessiva riduzione dei margini di profitto) o per non essere stati
favoriti nelle cosiddette estensioni (che, al contrario, avevano
premiato la Cyborg srl di Troiano) e il marito le spiega che
bisogna sapersi accontentare e che il sistema è predisposto per
beneficiare tutti a rotazione.
LE NORME ABROGATE. Ancora il gip: «Chiara è la
consapevolezza da parte di Gruttadauria - e le risultanze
investigative consentono di ritenere che tale convincimento non è
troppo distante dalla realtà - che nel "mondo" degli appalti e
delle commesse pubbliche non vi è, allo stato, un modo lecito per
emergere, e che risultano di fatto abrogate le norme giuridiche
preposte ed è possibile conseguire successi solo attraverso legami
illeciti con i politici di riferimento».
Alcuni imprenditori, secondo una sorta di turnazione che opera
anche nella ripartizione illecita degli affari pubblici, sono
risultati di volta in volta esclusi da scelte che hanno premiato la
concorrenza, come risulta dagli sfoghi registrati durante le
intercettazioni.
IL SISTEMA. «E' apparso di solare evidenza, tuttavia»,
registra il gip, come il rammarico degli "esclusi" fosse limitato
al singolo episodio che li vedeva sfavoriti (anche se Gruttadauria
ha tentato di spiegare alla moglie che la turnazione negli affari
era necessaria) o fosse incentrato su richieste di contropartite
corruttive da parte di funzionari pubblici ritenute particolarmente
odiose e arroganti, come dimostra il riferimento al cavallo di
Caligola nella conversazione tra Gruttadauria e la Teodoro, dal
quale l'inchiesta ha tratto il nome.
22 gennaio 2012
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