Alto riconoscimento allo storico Colapietra «Oggi, io come Ovidio»

    di Sipo Beverelli  CHIETI. La grandezza dell'uomo semplice. Viene da pensare questo quando guardi e ascolti Raffaele Colapietra, storico prolifico, noto al grande pubblico più per quei pochi minuti di attore per caso nella pellicola cinematografica Draquila di Sabina Guzzanti che per i tanti libri scritti.  Sale sul palco per ricevere l'Ordine della Minerva e per commentare la sua emozione s'affida, come nulla fosse, alle Metamorfosdi di Ovidio. «Anche io ora, grazie a voi», dice, «potrò ostentare il signum fatale di Minerva». Ecco piegata così l'ovidiana "Et ostendit signum fatale Minervae" al riconoscimento dell'università D'Annunzio conferita a personalità nazionali e internazionali, che abbiano contribuito significativamente al progresso della scienza, della cultura e dell'economia.  Onorificenza riconosciuta, tra gli altri, all'allora cardinale Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, e che ieri è andata a uno dei testimoni più autentici del dramma aquilano. Uomo asserragliato nella sua casa terremotata anche e forse perché uno storico sa più di tutti quanto possa essere audace tener fede alla memoria.  Recita a braccio il suo intervento Raffaele Colapietra, come nessuno degli altri interpreti della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico ha fatto. Irrituale, dunque, ma soprattutto ironico.  «Uno dei giovani della televisione dell'ateneo», racconta alla platea, «mi ha appena chiesto se, in un'ipotesi remota, davanti a una sc
    elta finale, salverei i miei gatti o i miei libri. Gli ho risposto senz'altro i primi, perché sono vivi, ed è la vita che deve affermarsi. I libri sono morti, se nessuno li legge».  Chissà quanti avranno letto le numerose opere di questo studioso inossidabile dei dettagli di tempo del nostro Paese. "Napoli tra dopoguerra e fascismo" o "La Chiesa tra Lamennais e Metternich" o ancora "Benedetto Croce e la politica italiana". Produzione saggistica che non ha trascurato il suo Abruzzo come ricordano titoli quali "L'Aquila dell'Antinori". E poi ancora, "Strutture sociali e urbane della città nel Sei e Settecento" o "Fucino ieri 1878-1950".  Nato all'Aquila nel 1931, Colapietra inizia l'insegnamento universitario di storia contemporanea a Messina nel 1968, e un anno dopo passa a quello di storia moderna a Salerno, dove rimane fino alla pensione, per poi tornare nella sua L'Aquila, scossa nell'intimo in quell'aprile del 2009.  Spiega così il suo rimanere ancorato alla casa provata dal sisma, nel cuore della città dove è nato: «Ho voluto affermare la dignità dell'uomo e del cittadino». L'applauso al suo intervento, non a caso, è il più lungo e sentito della mattinata. Lo accompagna fino alla sua sedia.  Ora in quella sua casa arriva anche la medaglia d'oro su cui è raffigurata la testa di Minerva, accompagnata dalle parole con cui gli organi accademici della D'Annunzio hanno motivato il riconoscimento dell'onorificenza. Parole che Colapietra merita tutte.  «Per gli eminenti meriti di storico illustre», recita la motivazione, «che come pochi ha saputo elevare la sua Terra d'Abruzzo attraverso una straordinaria mole di ricerche, tanto imponenti quanto importanti, e apprezzate a livello nazionale, condotte con pari sagacia e perizia su svariate epoche della storia abruzzese e italiana, e per aver inoltre saputo coniugare l'amore per gli studi con il libero gusto e la disinteressata passione per l'impegno civile e politico».

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    22 gennaio 2012
     

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