Ucciso in strada pentito della banda Battestini

Tre colpi di pistola contro Italo Ceci davanti al suo negozio di via De Amicis

       PESCARA. Gli hanno sparato alle spalle, due colpi alla schiena e un terzo al braccio, mentre chiudeva il negozio di vernici che gestiva in piazza Martiri Pennesi. Italo Ceci, il pentito della banda Battestini, è morto così ieri sera, ucciso a 58 anni da chissà quale fantasma del passato, mentre abbassava la saracinesca di «Color Quando», il suo oblio, la sua seconda vita. L'AGGUATO. È un uomo giovane, dalla carnagione scura il suo assassino: lo aspetta dall'altra parte della strada e da lì lo segue con lo sguardo mentre Ceci inizia a chiudere. Aspetta, il sicario, aspetta che Italo giri l'angolo di via De Amicis, dove vanno a scemare le luci a giorno della piazza che ridà sulla trafficatissima via Pellico. Sono le 19,30. Nel rione c'è chi cerca parcheggio e chi sta rincasando. Ceci, con l'incasso di 800 euro in tasca, chiude il lucchetto della prima vetrina laterale di via De Amicis mentre l'altro attraversa e si avvicina. Ceci è davanti alla seconda vetrina, l'ultima, quella che confina con un portone, quando l'assassino gli spara da dietro, dal ciglio del marciapiede, a meno di quattro metri di distanza. Negozianti e vicini sentono prima un colpo e poi, dopo qualche attimo, altri due spari a ripetizione. Ceci crolla a terra di schiena, è ancora vivo quando la parrucchiera Elga Di Pardo, che ci aveva scherzato fino a qualche ora prima, si affaccia, lo riconosce e si precipita da lui. Italo Ceci cerca di dirle qualcosa, ma sta già morendo, mentre l'ass
    assino, che i soldi non li tocca, corre verso una Punto rossa che sbuca da piazza Santa Caterina a fari spenti. L'auto lo carica e a tutta birra imbocca contromano il primo tratto di via De Amicis per dileguarsi nel traffico di via Pellico verso Montesilvano. Intanto arrivano i soccorsi, la gente del quartiere è tutta lì in strada, al capezzale di quello che tutti non esitano a definire «l'angelo custode, la sentinella del rione». Ma l'ambulanza del 118 non fa in tempo ad arrivare in ospedale che Ceci è già morto. INDAGINI. Sul posto arrivano tutti. Dal questore Paolo Passamonti con il vicario Mario Della Cioppa, al comandante provinciale dei carabinieri Marcello Galanzi con gli uomini della compagnia e del Nucleo Investigativo diretti dal tenente Salvatore Invidia e dal capitano Eugenio Stangarone. C'è il dirigente della volante Alessandro Di Blasio, i vigili urbani, e gli specialisti della Scientifica coordinati da Mario Di Giacomo mentre gli uomini della Mobile di Pierfrancesco Muriana, che dirige le indagini, ascoltano con Guido Camerano i primi testimoni, il figlio e il cognato di Ceci, titolare del negozio. Più di cento persone sono assiepate intorno a quel fazzoletto di marciapiede che nel giro di poco viene isolato. C'è chi non può rientrare a casa, chi non può riprendere l'auto parcheggiata, ma basta dirgli che hanno ucciso Italo per vedere l'insofferenza tramutarsi in dolore. Tra di loro c'è chi dice di aver visto l'assassino, o meglio, di aver notato una persona sospetta ferma all'angolo tra piazza Martiri Pennesi e via De Amicis. E da qui prende forma il primo identikit. L'ASSASSINO. È giovane, ha la carnagione scura al punto che qualcuno dichiara che è un uomo di colore. Ma è un particolare che non convince gli investigatori. Quel che appare certo è che quel giovane di statura media indossava un cappellino chiaro con un pon-pon. La pistola, dai primi rilievi, sembra una calibro 22, ma è un particolare che potrà venire confermato solo quando, durante l'autopsia prevista per la prossima settimana, saranno estratti dalla schiena di Ceci i due proiettili che lo hanno ucciso. Frammenti del terzo colpo, quello sparato contro il braccio, sono stati trovati dalla Scientifica conficcati vicino al muretto della vetrina. Discorso a parte, invece, per la macchina. La Punto rossa con cui è scappato l'assassino era parcheggiata davanti al gommista di piazza Santa Caterina, all'angolo con via De Amicis, già da qualche ora. Decisive, per risalire alla targa che nessuno si è appuntato, potrebbero essere le immagini delle telecamere della zona. IL MOVENTE. Quando sul posto arriva anche il sostituto procuratore Silvia Santoro, che coordina le indagini, appare chiaro che quella di Ceci è stata un'esecuzione. Lo dice il fatto che l'assassino non gli ha rubato gli 800 euro di incasso che aveva in tasca, nè i due telefonini. Gli investigatori vanno a ispezionare anche il negozio e la Golf che la vittima, residente il viale Bovio, aveva lasciato in via Pellico. Viene aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio volontario. Per tutta la notte gli uomini della Mobile ripercorrono all'indietro la vita di Ceci. A cominciare da quella banda e da quel pentimento.
    21 gennaio 2012
     

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