Incarico Asl a Di Nardo, indagato Scoccianti

Il primario accusato di abuso per la nomina del cognato di Venturoni a vice dirigente

       PESCARA. «Né io né nessun altro della Asl abbiamo condizionato la nomina di Walter Di Nardo a vice primario di Chirurgia vascolare. È stato il primario, Marco Scoccianti, in piena autonomia e sulla base dell'esperienza Di Nardo, a sceglierlo. Tanto è vero che è Scoccianti l'unico indagato in questa storia e non noi». Lo afferma il direttore generale della Asl di Pescara Claudio D'Amario che parla dell'incarico al cognato di Venturoni, finito al centro di un'inchiesta giudiziaria.  «È necessario valutare i medici per le proprie professionalità», avverte D'Amario, «poi se nelle procedure si registrano aspetti da chiarire, lo diranno la magistratura penale e civile». Infatti, al di là dell'inchiesta penale per abuso d'ufficio coordinata dal pm Gennaro Varone, sull'incarico al cognato dell'ex assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni, oggi capogruppo Pdl in Regione, è in corso anche una causa civile che oppone l'ex vice primario di Chirurgia vascolare Romeo Angelini alla Asl.  D'Amario spiega i retroscena della nomina di Di Nardo, medico di origini lancianesi con più di venti anni esperienza anche nella cardiochirurgia, arrivato nel 2009 a Pescara in comando da Teramo: «Quando sono arrivato nel 2009 a Pescara e ho fatto la prima analisi delle criticità ho notato che la Chirurgia vascolare mandava tanti pazienti, troppi, a Chieti e ad Avezzano. Per questo, ho chiamato il primario e lui mi ga spiega
    to che il reparto era nato in fretta e mancavano gli specialisti: non esisteva un'équipe», afferma D'Amario, «in grado di assicurare uno standard elevato di assistenza anche in casi di emergenza. Per questo, i pazienti, soprattutto di notte, venivano smistati altrove con grossi rischi». D'Amario prosegue: «È pericoloso perdere un'ora per il trasporto in ambulanza e per evitare situazioni spiacevoli ho deciso di intervenire: due sono le soluzioni da prendere in casi. Una, a lungo periodo, con avvisi pubblici per reclutare specialisti e un'altra, più breve, attivando l'istituto del comando. In questo secondo caso», spiega D'Amario, «sono l'ufficio Personale e la direzione sanitaria Asl a curare il reclutamento e non io. Così sono state fatte delle richieste agli altri ospedali abruzzesi per individuare un medico con esperienza comprovata e ultradecennale. L'unico che si è reso disponibile è stato proprio Di Nardo, casulamente parente di Venturoni», sottolinea D'Amario. «Dopo il suo arrivo», prosegue D'Amario, «a distanza di quasi un anno, il primario ci ha chiesto un periodo di aspettativa per andare a lavorare in Arabia Saudita e lo stesso primario, non il direttore generale, ha deciso che sarebbe stato Di Nardo in sua assenza a guidare il reparto». L'indagine del pm Varone ruota intorno alla nomina fatta prima di esaminare i curriculum dei concorrenti: «Nessuna pressione», dice D'Amario, «come avviene in tutti i casi è sempre il primario a scegliere il suo vice. Io dico sempre ai primari: scegliete bene i vostri collaboratori perché se poi le cose non funzionano sarete voi a rimetterci con la revoca degli incarichi. Comunque, io sono stato soltanto una spettatore. Venendo a Pescara», sostiene poi il direttore generale, «Di Nardo non ha avuto vantaggi economici, anzi, soltanto spese in più: Di Nardo ha fatto il primario ma senza il riconoscimento economico del primariato».  Con l'inchiesta in corso e la causa civile ancora aperta, Di Nardo ha rifiutato una proroga del contratto già firmata da D'Amario per tornare a Teramo con quattro mesi di anticipo: «Negli ultimi mesi», spiega D'Amario, «la Asl di Teramo si è trovata in difficoltà a causa dei pensionamenti, comunque, non si può lavorare in un ambiente ostile. Ora, immediatamente, apriremo la procedura di mobilità per reperire un altro medico. Tornare a trasferire pazienti di notte non è una prospettiva esaltante».  Nella causa civile, la difesa di Angelini ha chiesto un interrogatorio formale di D'Amario ma nell'udienza del 4 dicembre scorso non si è presentato delegando l'onere di testimoniare a Valerio Cortesi, coordinatore delle attività mediche della Asl. Una manovra bocciata dalla difesa che ha presentato un'eccezione, accolta: «Mi è stato chiesto un chiarimento ma in quel giorno era presente a Pescara il ministro alla Sanità Renato Balduzzi e io ho dovuto fare il relatore al convegno. Andrò a testimoniare nella prossima udienza senza problemi».

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    19 gennaio 2012
     

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