Pescara, incendio al Florida: Di Matteo resta ai domiciliari

Il giudice nega la libertà anche all'organizzatore. Arrestati con l’accusa di aver distrutto il locale per truffare l’assicurazione. Presentata istanza al Riesame

      PESCARA. Il mandante e l'organizzatore dell'incendio che ha distrutto il Florida Park in piazza Le Laudi devono restare in carcere e ai domiciliari. Sono state respinte le istanze presentate dagli avvocati di Luca Di Matteo e Luca Scarani accusati di incendio perché, per il giudice per le indagini preliminari, sussistono «elementi di grave colpevolezza». Adesso, i legali aspettano la decisione del Riesame.

    Durante l'interrogatorio hanno respinto le accuse ma quella difesa non ha convinto il gip Maria Michela Di Fine che ha deciso che il titolare del ristorante Luca Di Matteo, 24 anni, figlio dell'ex assessore regionale Donato Di Matteo, deve restare agli arresti nella sua casa di Pescara, mentre Luca Scarani, 36 anni, deve restare in carcere. Ma di fronte al no del gip, gli avvocati Ugo Di Silvestre e Tommaso Marchese - che assistono Di Matteo - e il legale Massimo Galasso hanno depositato una nuova istanza al Riesame chiedendo la revoca delle misure.

    I due giovani sono stati arrestati nel corso delle indagini della Squadra Mobile il 12 gennaio, a dieci mesi di distanza dal rogo scoppiato nel ristorante che si affaccia in piazza Le Laudi: il locale di Di Matteo che, quella notte, venne quasi raso al suolo dalla due violente esplosioni, riportando danni per oltre 500mila euro. Per gli investigatori, che hanno incastrato i due attraverso un'intercettazione telefonica, Di Matteo sarebbe stato il mandante
    dell'incendio nel suo locale, un rogo architettato per incassare il risarcimento dell'assicurazione di 750 mila euro. Ma prima di essere incastrato da un'intercettazione di Scarani, Di Matteo avrebbe cercato più volte di depistare gli investigatori.

    Il giovane imprenditore ha acquistato il locale dal precedente gestore nell'aprile 2010 insieme alla fidanzata che, nella società, figurava come socio di maggioranza. Agli investigatori, l'imprenditore ha raccontato di aver avuto problemi già nei primi mesi di gestione e che, nel settembre 2010, l'attività era in perdita e così aveva deciso di chiuderla. Quando gli uomini della Mobile hanno domandato al giovane se avesse avuto contrasti con qualcuno tali da spingerlo all'incendio, Di Matteo ha scaricato la colpa sui dipendenti.

    L'imprenditore ha raccontato infatti di aver avuto «problemi con due dipendenti nel corso della gestione del ristorante» e, come riporta il gip, «precisando che aveva ricevuto minacce anonime esternate attraverso l'affissione di fogli attaccati alle vetrine». Su quel foglio, ha spiega Di Matteo, c'era scritto: «Di Matteo Luca dacci lo stipendio ho ti rompiamo le ossa» raccontando anche, prosegue il gip, «che l'errore di ortografia lo aveva indotto a pensare che l'autore della minaccia potesse essere proprio un dipendente che era solito incorrere in errori grammaticali».

    Ma questo non è stato l'unico tentativo per depistare le indagini. In un altro, l'imprenditore ha raccontato di aver subìto ritorsioni da parte di un concessionario di auto che lo aveva costretto «a onorare un assegno mediante la sottoscrizione di cambiali». Ma quelle dichiarazioni sono state smentite da un'intercettazione telefonica che, invece, rivelava un buon rapporto tra l'imprenditore e il titolare della concessionaria. Nonostante i tentativi di sviare le indagini, Di Matteo è stato poi incastrato da una conversazione dell'organizzatore dell'incendio Scarani che, parlando al telefono, si è vantato del rogo che ha distrutto il Florida Park.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    18 gennaio 2012
     

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