La nuova inchiesta giudiziaria per corruzione de L’Aquila accelera la crisi in cui sembra versare la politica regionale. Quasi nello stesso momento, infatti, il sistema politico è stato spiazzato da nodi complessi, maturati tutti nello stesso momento. Da una parte, la questione morale pone in primo piano il problema della perdita verticale di credibilità e di autorevolezza sia del centrodestra sia del centrosinistra, entrambi coinvolti nelle vicende giudiziarie. Il nostro giornale augura agli indagati di potere dimostrare la loro estraneità di fronte alle accuse della Procura. Ma c’è da chiedersi come sia possibile che la classe politica abruzzese sia sempre chiamata in causa, lambita, inquisita attraverso suoi esponenti, ogni volta che affiorano indagini. Tutti sono innocenti fino a sentenza definitiva, ma non possiamo non osservare come il ritorno delle inchieste mostri la perdita di legittimazione che subisce un sistema politico che non ha saputo fare della trasparenza della classe dirigente e della correttezza negli atti pubblici la bussola che ispira i comportamenti.
Ogni giorno il nostro giornale deve raccontare sprechi di denaro pubblico, risorse utilizzate in modo inefficiente, istituzioni che devono sottomettersi a torsioni che, nel migliore dei casi, avvengono in nome di una mal compresa "ragione politica", nel peggiore per raccomandazioni, favoritismi, clientele. Dalle consulenze alla sanità, dalla ricostruzione all'economia, il potere pubblico abruzzese non sembra riuscire a dare dimostrazione di responsabilità, di serietà amministrativa, d
i rispetto delle regole formali e materiali che dovrebbero reggere
una società ben governata. Le inchieste vanno lette come sintomi di
una malattia che sale in superficie.
La magistratura in Abruzzo sta compiendo un lavoro meritevole a
tutela della moralità pubblica e del buon funzionamento della
nostra democrazia. Ma i cittadini sanno che le radici di questo
malessere vanno ricercate nella decadenza dei valori, nel mancato
rispetto del senso di verità e responsabilità verso la società
proprio da parte di coloro che dovrebbero rappresentarla. Nello
stesso tempo, il sistema politico si rende artefice di una crisi di
governabilità strisciante che rende la Regione afasica su tutti i
temi decisivi. La lentezza e l'inefficienza con cui le istituzioni
rispondono alle domande, ai bisogni, alla grave crisi che
attraversiamo, è il segno di un sistema avvitato su se stesso,
incapace di dialogare con i diversi soggetti sociali e di governare
con efficacia. Il bilancio approvato ma non pubblicato, che c'è ma
non c'è, però lo si vuole già cambiare, sembra la metafora della
nostra condizione istituzionale.
La fotografia di questa inadeguatezza l'ha fornita ieri il "Sole24
ore", il quotidiano della Confindustria, che ha pubblicato
l'annuale classifica del gradimento degli uomini pubblici locali.
Gianni Chiodi condivide l'ultimo posto con il governatore della
Sardegna. Un ultimo posto che riguarda personalmente Chiodi, che ha
in mano tutto e gestisce poco. Dietro di lui, però, s'intravede
anche una maggioranza e un sistema politico che rischiano di cadere
nell'ultimo girone. La nostra politica non sembra in grado di
produrre decisioni che sostengano le imprese, che facciano compiere
un salto di qualità al territorio, che riqualifichino la sanità,
che siano in grado di far partire la ricostruzione dell'Aquila.
Anzi, sembra bloccare la società.
Il piazzamento di Chiodi in fondo alla classifica è l'immagine di
questa crisi di governabilità, risultato della preoccupazione da
parte dell'opinione pubblica abruzzese per un'istituzione che non
possiede una strategia per la crisi, non ha una visione del futuro,
non elabora un'idea nuova di Abruzzo e una nuova idea di governo.
Il tentativo di recuperare attraverso la scorciatoia di un'azione
clientelare e elettorale, utilizzando fondi pubblici per acquisire
consenso, finisce per confermare il dubbio che il comandante della
nave stia sbagliando la manovra con il pericolo di finire sugli
scogli.
La percezione della gravità della situazione si avverte quando si
parla con i cittadini, disorientati da una politica che non governa
e difende i suoi privilegi. Tuttavia, non sembra arrivare ai
partiti.
Il nostro giornale queste cose le sostiene da mesi per difendere
l'interesse generale della società abruzzese. Anche domenica
scorsa, alla vigilia di questi fatti, avevamo avvertito dei rischi
che si corrono con una crisi di governabilità. Di fronte a un
possibile fallimento, la politica dovrebbe riflettere e riprendere
consapevolezza del suo ruolo, dei suoi doveri, e cambiare strada.
Mettendo cittadini e imprese al centro di un progetto di sviluppo.
Attraversiamo un'emergenza straordinaria. Non possiamo affrontarla
con provvedimenti ordinari. Se la politica frana, le forze
responsabili, nei partiti e nella società, reagiscano prima che sia
tardi.
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17 gennaio 2012