TERAMO. Un viaggio nella sanità «che parte dalla provincia di Teramo in cui, in Abruzzo, si registrano i maggiori disagi per i cittadini». Il Pd presenta così un viaggio all'interno degli ospedali abruzzesi. «Noi vogliamo parlare con gli operatori sanitari, con il tribunale del malato, con i pazienti: sono tutti stati lasciati soli in una sanità gestita senza alcun confronto». A parlare è Camillo D'Alessandro, capogruppo del Pd in consiglio regionale.
Il segretario provinciale
Robert Verrocchio illustra le tappe del viaggio che partirà il 20 dall'ospedale di Atri, per passare a quelli di Giulianova (il 27), Sant'Omero (il 3 febbraio), Teramo (il 10) e nelle strutture sul territorio (il 17). Poi si passerà alle altre province, con un calendario ancora da definire. «E' un viaggio nella sanità abruzzese che avrebbe dovuto fare il centrodestra, confrontandosi sulle scelte più difficili. Così non è stato. Noi abbiamo intrapreso una battaglia contro molte scelte che il direttore generale
Giustino Varrassi aveva detto sarebbero state improntate alla meritocrazia e invece sono state solo determinate dalla politica». Verrocchio introduce al nucleo della protesta del Pd: le promozioni di medici esponenti del Pdl, dal sindaco
Maurizio Brucchi, all'ex assessore indagato
Corrado Robimarga, ai consiglieri comunali
Francesco Ciarrocchi e
Bruno Cipollone. «Solo un medico del Pdl presente in consiglio comunale non è stato promosso», fa notare il
capogruppo in Comune
Giovanni Cavallari
riferendosi all'assessore
Piero Romanelli. Il
consigliere regionale
Claudio Ruffini, fa notare
che la lista è ancor più lunga se si considerano i parenti degli
esponenti del Pdl e cita ad esempio il declassamento del reparto di
oculistica ad Atri, di cui era primario
Tina Di
Nardo, moglie dell'ex assessore alla sanità
Lanfranco Venturoni, già da un paio d'anni
diventata primario "a scavalco" nel più importante reparto di
Teramo, ruolo ora assunto in maniera definitiva. Ruffini osserva
che «Varrassi ha fatto 13 delibere di modifica all'atto aziendale
provvisorio, tutte per sistemare qualcuno, ma non ci sono stati
atti tangibili per invertire la mobilità passiva o le liste di
attesa».
E su questi ultimi due aspetti insiste D'Alessandro: «Teramo ha la
più alta mobilità passiva in Abruzzo (più di 53 milioni nel 2010,
ndr), ciò significa che l'offerta sanitaria è tale da non dare
sicurezza ai cittadini. Tutto questo avviene in una regione in cui
regna una monarchia non illuminata: un commissariamento della
sanità che ha fatto registrare 160 milioni di mobilità passiva. E
la propaganda sul risanamento dei conti si scopre ora chi la sta
pagando: i cittadini. Il viaggio negli ospedali ha l'obiettivo di
creare un dossier sulla sanità abruuzzese, raccolto dove la sanità
si fa, che porteremo in consiglio regionale. Vediamo poi se regge
la mistificazione di Chiodi».
«In consiglio regionale si è parlato di debiti, tagli, piano di
rientro, ma mai di come dovrebbe essere la sanità», aggiunge il
consigliere regionale
Giuseppe Di Luca, «e alla
fine i cittadini avranno pagato un miliardo di euro di tasse in
più. Vogliamo capire se con queste entrate c'è un miglioramento
dell'assistenza sanitaria». «Il centrodestra ha dimostrato
impreparazione e incompetenza», conclude il consigliere provinciale
Renzo Di Sabatino, «un esempio è l'incapacità ad
assumere una posizione chiara del comitato ristretto dei sindaci,
in cui ci sono 4 membri su 5 del centrodestra, con la presenza
"inopportuna" di Brucchi».
© RIPRODUZIONE
RISERVATA
15 gennaio 2012