di Andrea Mori
PESCARA. Una penalizzazione per la competitività dell'intero sistema produttivo locale, un ulteriore fardello che si aggiunge a un carico già appesantito dal giro di vite fiscale imposto dalla crisi e dalla situazione debitoria dell'Abruzzo. Ma è soprattutto contro il regime-Abruzzo che si scagliano le Camere di commercio regionali. In una lettera al governatore
Gianni Chiodi prendono spunto dai recenti aumenti dei pedaggi autostradali per denunciare le dinamiche incontrollate dei costi che gravano sul comparto produttivo regionale, chiedendo subito di correggere questa grave situazione.
Una situazione di disparità verso le imprese di altre regioni che non devono subire imposizioni così gravose. Un altro esempio, è la nuova legge (pubblicata il 7 dicembre) che introduce le tariffe per le costruzioni nelle zone sismiche: un artigiano che vorrebbe realizzare un capannone in Abruzzo paga fino a 3mila euro, pochi chilometri più in là, nel Lazio, 1.100 euro. Di fronte a questi scenari c'è da chiedersi per quale motivo un imprenditore dovrebbe investire in Abruzzo.
GLI ENTI CAMERALI. I presidenti delle quattro Camere di commercio d'Abruzzo -
Lorenzo Santilli (L'Aquila),
Giustino Di Carlantonio (Teramo),
Daniele Becci (Pescara),
Silvio Di Lorenzo (Chieti) - nella lettera chiedono a Chiodi un incontro per affrontare la problematica sul livello raggiunto dalle tariffe autostradali e per valutare la possibilità di monitorare in modo sistematic
o «le dinamiche sinora incontrollate dei costi che gravano sul
comparto produttivo». Gli Enti camerali si sono a loro volta mossi
su sollecitazione delle organizzazioni di categoria che
rappresentano, a seguito dei recenti aumenti entrati in vigore lo
scorso 1 gennaio.
LA LETTERA. «Le attuali tariffe», scrivono, «rappresentano
una penalizzazione per la competitività del Sistema produttivo
Locale. In particolare, l'elevato costo chilometrico, risulterebbe
più alto di quello di regioni finitime all'Abruzzo». La
competitività delle imprese è compromessa, secondo le quattro
Camere di commercio dalle imposizioni locali, come ad esempio le
accise sui carburanti, che si cumulano con le nuove tariffe
autostradali e di altre.
L'attività di monitoraggio che chiedono venga avviata, «consentirà
di riscontrare le congruità ed evitare che esse possano
compromettere le potenzialità competitive delle imprese abruzzesi».
«Dovrebbe», si augurano nella lettera a Chiodi, «avere carattere
permanente ed essere supportata scientificamente da relazioni
statistiche locali e nazionali, per mettere in luce in modo
obiettivo ciò che limita e/o compromette concretamente la
competitività del "Sistema Abruzzo". Ciò consentirà l'adozione di
interventi e misure correttive».
LA LEGGE 28. Un altro esempio delle «dinamiche
incontrollate nell'economia regionale» a cui fanno riferimento le
Camere di commercio, si può trarre dalla legge regionale nº 28
sulla sicurezza, per l'adeguamento e le nuove costruzioni in zone
sismiche, varata piuttosto in silenzio forse perché ha cominciato
il suo iter alla vigilia di Ferragosto e per passare poi in
Consiglio il 28 novembre scorso.
La norma stabilisce le procedure e gli oneri relativi ai
contributi regionali ed alle spese di istruttoria per il rilascio
dell'autorizzazione sismica e dell'attestazione di deposito
sismico. Ha valore sperimentale (dodici mesi) ma fa già gridare
allo scandalo. In pratica le imprese o gli artigiani che intendono
costruire o adeguare immobili nelle zone sismiche in Abruzzo devono
superare una serie di balzelli burocratici e pagare più di quanto
si paga in altre regioni.
I COSTI. Nella tabella accanto che pone a confronto le
tariffe applicate in Abruzzo e nel Lazio emerge come in
quest'ultima i costi siano inferiori di un terzo. Perché in Abruzzo
si paga di più e perché questa differenza? Perché in un periodo
economico in cui la concorrenza è destinata ad avere un ruolo
prioritario nel mercato, in Abruzzo si pensa più a penalizzare gli
investimenti piuttosto che a incentivarli?
Come se non bastasse la legge ha provocato anche un problema di
controllo poiché la Regione ha delegato la Protezione civile in
coordinamento con il Tavolo tecnico di coordinamento delle quattro
Province. E figuratevi se le Province, che il governo vuole
cancellare e che già stringono la cinghia per assolvere ai loro
compiti istituzionali, hanno le risorse per poter farsi carico
anche di quest'altro ruolo tramite gli uffici ex Genio
civile.
La legge infatti non destina né personale né sostegni finanziari;
la conseguenza è che l'attività degli uffici rischia la paralisi.
Il vicepresidente della Provincia di Chieti,
Antonio
Tavani, ha già detto che l'Ente non potrà assolvere alcuna
funzione e non potrà prendere alcun tecnico. «Ci sono Enti
commissariati che hanno decine e decine di persone a spasso, la
Provincia di Chieti non può fare assunzioni e non può prendere
decisioni. E poi a livello di sicurezza delle costruzioni, questa
legge non aggiunge nulla, c'è solo un cambiamento dell'iter». Un
iter più caro e penalizzante per l'Abruzzo.
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14 gennaio 2012