PESCARA. «Le sdraio le hanno ritrovate dentro le Paillotes». Si vanta al telefono, Luca Scarani, da ieri in carcere, per la potenza dell'esplosione nel locale Florida Park in piazza Le Laudi che, il 2 marzo, ha distrutto l'attività facendo volare le sedie a centinaia di metri. Quell'intercettazione è stata la chiave che ha portato agli arresti l'organizzatore e il mandante Luca Di Matteo: titolare del locale, 24 anni, figlio del politico Pd. Luca Scarani, 36 anni, è stato svegliato dagli uomini della squadra Mobile nella sua casa di Moscufo che, poi, si sono spostati a Pescara nella casa della famiglia Di Matteo per arrestare ai domiciliari il giovane
Luca: «Sono innocente, non conosco Scarani», ha detto il ragazzo accanto al papà, all'ex assessore regionale Pd
Donato Di Matteo, nella casa in cui sono stati trovati anche documenti e protesti bancari per circa 300mila euro. I due sono accusati di aver dato fuoco al locale Florida Park provocando ingenti danni anche ad alcune attività adiacenti. Perché? Per incassare il risarcimento dell'assicurazione, un premio che, un mese prima dell'incendio, il titolare del locale aveva chiesto all'agenzia di aumentare da 400 mila euro a 750 mila euro. Un premio che Di Matteo non è riuscito a incassare, incastrato dalle indagini dirette da
Pierfrancesco Muriana e dal sostituto commissario
Mauro Sablone e coordinate dal pm
Barbara Del Bono, che hanno chiuso il cerchio sul rogo doloso e disegnato il profilo d
i Di Matteo: 24 anni, astuto - il suo telefonino era intestato a
uno straniero - tanto da depistare inizialmente le indagini
scaricando anche la responsabilità sui dipendenti e, «mandante di
un incendio», come lo definisce il pm, in cui l'incensurato
assoggetta quasi il più esperto, l'organizzatore Scarani. Quindici
minuti per piazzare gli inneschi, 6 taniche di benzina, un fascio
di fiammiferi, due forti esplosioni nella notte e circa 6 mila euro
all'organizzatore Scarani: sono stati questi tempi e modalità con
cui due persone campane, che gli investigatori stanno cercando,
hanno dato fuoco al locale, devastandolo, procurando danni per
oltre 500 mila euro e, oggi, ancora chiuso. Un piano architettato
per sopperire ai debiti e intascare il premio assicurativo. Di
Matteo è un giovane imprenditore proprietario della Holding
Fioravante che, all'epoca, deteneva anche le quote della ditta
Ekosider a Collecorvino. Nell'aprile 2010, il ragazzo rileva
insieme alla fidanzata il ristorante Florida Park in cui la donna
figura come socio di maggioranza e Di Matteo di minoranza, anche se
di fatto era il giovane a gestire il locale. L'attività risulta in
perdita e il 6 dicembre 2010 chiude. Intanto, Di Matteo accumula
una situazione debitoria pesante di circa 300mila euro per fatture
non onorate per le sue altre società. Nasce l'idea dell'incendio e
della presunta truffa all'assicurazione e, poco tempo prima del
rogo, come spiega l'ordinanza del gip
Maria Michela Di Fine,
«Di Matteo ricontratta le condizioni della polizza in senso più
favorevole». Se l'imprenditore è accusato di essere il mandante,
Scarani è l'organizzatore. «Fama di violento e di picchiatore»,
scrive il gip, «metodi che utilizza per il disbrigo di pratiche».
L'uomo, in passato, si era anche occupato di recuperare dei crediti
per Di Matteo «facendo ricorso alla violenza». E' stato lui, in
un'intercettazione di giugno 2011, a confessare il rogo al
telefono, vanificando le cautele di Di Matteo al telefonino, e
permettendo l'arresto dei due.
13 gennaio 2012
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