di Lorenzo Dolce
Da sinistra Italo Lupo della Cna Orfanelli della Confesercenti e Angelo Taffo (Confartigianato)
PESCARA. «Annunciamo la nostra autosospensione dal Patto per lo sviluppo perché è stato utile solo per fare chiacchiere, ma i fatti non si sono visti. La Regione lo ha svuotato del suo contenuto e la collaborazione non è più possibile». Con queste parole i presidenti regionali di Cna, Confartigianato e Confesercenti annunciano il ritiro dallo strumento collettivo di cui l'Abruzzo si è dotato per il rilancio economico e che così rischia invece di arenarsi. Una decisione che il governatore Gianni Chiodi spera venga rivista.
«Spero in un ripensamento che non significhi però il voler riproporre vecchi modelli concertativi che ormai non sono più adeguati alla realtà», è la risposta che invia il presidente della Regione alle associazioni di categoria.
Ma se una delle caratteristiche essenziali del Patto è la concertazione,
Italo Lupo,
Angelo Taffo e
Beniamino Orfanelli, rispettivamente presidenti di Cna (la Confederazione dell'Artigianato e della Piccola e media impresa), Confartigianato e Confesercenti, evidenziano come proprio il gioco di squadra sia venuto a mancare a causa di una Regione «inadempiente». A supportare le affermazioni dei presidenti, ci sono anche i direttori regionali delle tre sigle,
Graziano Di Costanzo,
Daniele Giangiulli ed
Enzo Giammarino.
I MOTIVI. «Abbiamo sottoscritto il Patto con senso di responsabilità e coraggio», evidenziano le associazioni di categoria, «per ge
stire, insieme, non solo le emergenze dell'Abruzzo, ma per
programmare in termini innovativi gli strumenti che consentissero
alle imprese di uscire più rapidamente da una crisi durissima. I
risultati, però, non ci sono. Tutto», aggiungono, «mentre la
riforma sui Consorzi fidi subisce rallentamenti inaccettabili e
forzature irresponsabili».
«L'incontro con il governo nazionale», spiegano infatti Lupo,
Taffo e Orfanelli, «non ha prodotto risultati, a cominciare dallo
sblocco dei fondi Fas. Il bilancio della Regione, inoltre, continua
a essere scritto senza alcun coinvolgimento delle parti sociali ed
anzi alle imprese, per il terzo anno consecutivo, non viene
destinata alcuna risorsa».
IL CREDITO. Le associazioni tornano a parlare anche del
problema dell'accesso al credito: «La stretta creditizia è una
delle cause principali della crisi, ma ai Consorzi fidi si continua
a negare, nonostante le promesse, il supporto istituzionale della
Regione, che altrove invece viene garantito. Le risorse stanziate
sono insufficienti, con il risultato che sulle strutture di
garanzia si scaricano i costi di una crisi che sta cancellando
migliaia di piccole imprese».
Le associazioni, che non escludono proteste eclatanti, si dicono
pronte a tornare sui propri passi solo nel caso in cui la Regione
«annulli e, di conseguenza, rimoduli il Fondo unico per le attività
produttive, destinando quei 19 milioni alle imprese».
CHIODI. «Il Patto per lo sviluppo non è la riproposizione
del vecchio tavolo della concertazione dove si distribuivano alle
corporazioni risorse che, per la verità, neppure c'erano
ipotecando, attraverso la spesa pubblica in deficit, il futuro dei
giovani abruzzesi», manda a loro dire Chiodi, «il mondo è cambiato
e lo stesso Governo Monti sta tentando di correggere questa
anomalia che contraddistingue l'Italia. Oggi la novità», continua,
«è l'esplicita ammissione da parte dei governi nazionali e
regionali che i soldi pubblici sono ridotti al lumicino. Non si può
pensare di tassare ulteriormente i cittadini o indebitarci di più
sottraendo definitivamente il futuro ai giovani abruzzesi».
CONFAPI. «Quella di Cna, Confartigianato e Confesercenti
è una forzatura», commenta
Italo Ferrante,
presidente regionale di Confapi, altro soggetto del Patto:
«Rispetto le opinioni di tutti, ma noi non abbiamo nessuna
intenzione di tirarci indietro, né vogliamo fare cagnara. Potevano
consultare gli altri», conclude, «i problemi ci sono, ma la
battaglia va fatta, insieme, contro le banche».
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11 gennaio 2012