di Pietro Lambertini
PESCARA. Non c'è «colpa» né «dolo», non c'è «un obbligo violato» e neanche «un danno o un pericolo di danno» economico. La Asl di Pescara vuole «archiviare» 66 procedimenti disciplinari contro i medici e i funzionari finiti sotto inchiesta per la presunta truffa delle commissioni di invalidità. Per la finanza, invece, la Asl ha subìto un danno di 300 mila euro, tra il 2006 e il 2007, a causa del cumulo dei gettoni di presenza e degli stipendi percepito da medici e funzionari e per i doppi e i tripli gettoni in un giorno soltanto.
PROCESSO? La finanza, guidata dal comandante provinciale
Mauro Odorisio, ha concluso appena prima di Natale l'ultima tornata di interrogatori scattata dopo l'avviso di conclusione delle indagini, firmato il 9 novembre scorso dal pm
Annalisa Giusti: adesso, la procura è pronta ad accelerare e arrivare così alla richiesta di rinvio a giudizio a carico dei 66 indagati - compresi medici e dirigenti Asl di spicco - per evitare il rischio che la prescizione, stimata intorno al 2014, faccia sentire il suo effetto e cancelli con un colpo di spugna la truffa contestata. Intanto, aspettando la decisione della procura, la Asl emette le prime sentenze. Di archiviazione.
SANZIONI. «Con la segnalazione degli avvisi di garanzia a carico dei dipendenti», spiega il direttore generale Asl
Claudio D'Amario, «apriamo d'ufficio i procedimenti disciplinari». Che, però, stavolta sono stati chiusi prima della richiesta di rinvio a giudizio e dell'udienz
a preliminare.
PROVVEDIMENTI. I provvedimenti già licenziati dall'ufficio
Procedimenti disciplinari contengono un incipit in fotocopia: «Ai
fini di una oculata valutazione della consequenziale ipotesi di
illecito disciplinare, correlabile all'ipotizzato reato per il
quale la procura è in fase di indagine, occorre una disanima della
normativa in materia di lavoro e di compensi ai componenti delle
commissioni», così recitano i verbali firmati da
Vero
Michitelli, dirigente del dipartimento Affari legali e a
capo dell'ufficio Gestione risorse umane, e da due collaboratori.
Uno dei passaggi centrali dei provvedimenti tira in ballo anche il
ministero dell'Interno: per l'ufficio Procedimenti disciplinari, i
dipendenti Asl componenti delle commissioni di invalidità hanno un
rapporto di lavoro non più con la Asl ma con il ministero
dell'Interno. L'attività delle commissioni di invalidità, recita
una delle note, «pertiene a un collegio in rapporto funzionale con
il ministero dell'Interno nell'ambito del procedimento
amministrativo di definizione delle invalidità e viene svolta dal
dipendente in forma autonoma».
NON C'È COLPA. «In linea generale, prima di arrivare a una
sospensione, è necessario distinguere caso per caso e capire se un
dipendente ha commesso un peccato veniale oppure se si è reso
responsabile di un reato grave e continuato», osserva D'Amario, «il
mio metro di giudizio è capire prima di tutto». Ma la Asl ha preso
già le sue decisioni: i primi procedimenti disciplinari sono stati
chiusi senza sanzioni a carico degli indagati perché «l'elemento
psicologico, ossia la colpa (negligenza, imprudenza, imperizia) o
una condotta dolosa (intenzionalità) non è ravvisabile». È il
contrario dell'accusa della finanza che, nei rapporti trasmessi
alla procura, parla di «artifici e raggiri consistiti
nell'attestare falsamente e contemporaneamente la propria presenza»
sia al posto di lavoro in ufficio e sia nelle commissioni per
lucrare sui gettoni di presenza.
SOLDI. La Asl sostiene, poi, che non esiste «obbligo
violato» perché «il monte orario è stato prestato» dai dipendenti.
E così, non c'è neanche «danno o pericolo di danno» economico. Ma
non accade la stessa cosa per tutti i 66 indagati: ad alcuni è
stato richiesto già di ridare indietro i gettoni di presenza
percepiti aggirando la legge.
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11 gennaio 2012
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