di Giuliano Di Tanna
PESCARA. Per ora i sindacati hanno proclamato lo stato di mobilitazione, ma non si esclude lo sciopero. La proposta, fatta dal senatore abruzzees del Pdl,
Paolo Tancredi - in un'intervista pubblicata ieri dal Centro - di vendere ai privati le due società pubbliche di trasporti su gomma (autobus) non è piaciuta per nulla ai sindacati, che ieri si sono riuniti, per partorire un documento comune (Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Cisal) che porta un titolo abbastanza esplicito: «La casta all'attacco dell'azienda unica». La proposta di Tancredi, infatti, arriva a cinque giorni dall'approvaqzione in consiglio regionale della Finanziaria che prevede la fusione (entro sei mesi) delle due aziende di trasporti su gomma (Gtm e Arpa) e del settore autobus della Sangritana.
Per lunedì prossimo, inoltre, è già convocata una riunione dei tre segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, per esaminare la prospettiva dell'azienda unica alla luce delle dichiarazioni di Tancredi.
«Che l'azienda unica sia uno dei nervi scoperti più sensibili per la casta rappresentata da certa politica e da una parte di finta imprenditoria era oramai cosa nota, ma che si arrivasse a questo livello di bassezza culturale e sociale da parte di alcuni attori non era davvero preventivabile».
Lo affermano i segretari regionali di Filt-Cgil,
Scaccialepre, Fit-Cisl,
Di Naccio, Uiltrasporti,
Murinni, Faisa Cisal,
Lizzi, e Ugl Trasporti,
Lupo nel documento messo a punto al termine della riunione ieri
mattina a Pescara. Il documento è critico non solo nei confronti
della proposta di Tancredi di privatizzazione dei trasporti su
gomma ma anche di quello che i sindacati definiscono «l'atto
unilaterale del presidente di Arpa che, con un colpo di spugna, ha
cancellato tutti gli integrativi aziendali stipulati negli ultimi
decenni».
«Le parole del senatore Tancredi», dicono i sindacati «dimostrano
come ci sia una classe politica arrogante ed incompetente, che vede
come fumo negli occhi la sindacalizzazione, addirittura evocata
come un male che genera costi ed inefficienze, e che confonde la
privatizzazione con la liberalizzazione: se queste sono le
argomentazioni, condite per di più da offese gratuite ai lavoratori
che, secondo il Senatore, sarebbero testualmente messi lì a non
fare niente, non si fa fatica a capire quali siano le
responsabilità della politica per la situazione in cui versa il
Paese ed il perché ci si debba affidare a tecnici per
governare».
A questo punto, aggiungono i sindacati, «saranno le risultanze
della Commissione Giovannini, che in questi giorni sta monitorando
i costi della politica e quindi anche del senatore Tancredi, a
stabilire inequivocabilmente dove sono gli sprechi».
Per i sindacati anche le decisioni assunte dal presidente di Arpa,
Massimo Cirulli, «sono un chiaro segnale di
contrasto all'Azienda unica: difatti si vuole sopperire ad una
gestione Aziendale inconcludente ed inefficiente sottraendo risorse
derivanti dalla contrattazione Aziendale di secondo livello».
Secondo i sindacati, i costi dei lavoratori Arpa sono «tra i più
bassi nel panorama delle aziende del settore».
«Con l'azzeramento della contrattazione integrativa di secondo
livello, decisa unilateralmente dall'Arpa», sostengono ancora i
sindacati, «siamo di fronte ad un vero e proprio atto di
vigliaccheria sociale: si usano i lavoratori per battere cassa e si
tenta di far pagare al sindacato la colpa, se così si può definire,
di aver difeso con le unghie il processo di fusione delle Aziende
pubbliche e di aver messo in discussione le tante poltrone di
presidenti, consiglieri di amministrazione, direttori e
vicedirettori, sindaci revisori».
A questo «attacco frontale ed ingiustificato, sia nel merito che
nel metodo», i lavoratori, dicono i sindacati, risponderanno in
«maniera decisa e compatta» ma, soprattutto, «nessuno si farà
intimidire».
«Il sindacato», si legge ancora nel documento unitario, «ha il
coraggio di affrontare i problemi anche se questo comporta sedersi
attorno ad un tavolo per affrontare tematiche occupazionali e
retributive. La politica ed i colletti bianchi che la rappresentano
restano ancorati alle loro sedie nonostante i fatti e l'opinione
pubblica li abbiano da tempo, loro sì, licenziati».
«Il presidente
Chiodi e l'assessore
Morra», concludono i sindacati, «hanno il dovere
di prendere posizione e di difendere una scelta che, tra l'altro,
deve ancora concretizzarsi. Lo facciano con atti concreti ed
inequivocabili, a cominciare dalla rimozione di coloro che, per
legge, dovrebbero essere attori del cambiamento ed invece non
perdono occasione per ostacolarne gli esiti, a tutto discapito in
primis dei cittadini».
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6 gennaio 2012