di Antonio De Frenza
PESCARA. «L'unificazione delle società regionali di trasporto è una baggianata. Secondo me vanno vendute. Ven-du-te!». Parla così il senatore del Pdl
Paolo Tancredi, segretario della commissione Bilancio di palazzo Madama, conoscitore della macchina regionale (è stato consigliere regionale e assessore alle Attività produttive), e uomo molto vicino al governatore
Gianni Chiodi («ma io parlo a titolo personale», precisa). Tancredi è una voce dissonante dentro un coro unanime, trasversale, bipartisan e consociativo, che in questi giorni ha salutato con favore l'inserimento in Finanziaria regionale del progetto di unificazione del trasporto regionale su gomma entro sei mesi. «Svolta epocale», l'ha definita Chiodi. «Una delle poche buone cose approvate», ha commentato il Pd, cui si deve la presentazione dell'emendamento. Gtm, Arpa e Sangritana (ramo autobus) diventeranno una unica società secondo un progetto che saranno le stesse società a presentare al Consiglio regionale per l'approvazione. Tancredi non è di questo avviso.
Eppure, senatore, questa cosa dell'unificazione delle tre società regionali di trasporto è l'argomento che trova tutti o quasi d'accordo: maggioranza, minoranza, sindacati. Solo il presidente della Gtm Michele Russo si è detto contrario.
«Michele Russo ha ragione: l'unificazione servirà solo ad aumentare i costi. Tra l'altro arriva in maniera intempestiva, perché siamo ben oltre i tempi».
Cioè?
«Il problema è un altro. Nessuno lo vede, e chi l
o vede tenta di offuscarlo col discorso dell'unificazione: con
l'unificazione la Regione resta controllore e programmatore del
trasporto pubblico locale. Ed è anche proprietario dell'80% del
trasporto pubblico locale, una incompatibilità pazzesca che non si
riscontra da nessuna parte: la Regione controlla le società e poi
eroga i rimborsi standard che essa stessa gestisce facendo
l'imprenditore. Il risultato? Una inefficienza spaventosa e una
sindacalizzazione forsennata».
I sindacati sono stati tra i primi a dichiararsi
favorevoli al progetto.
«Ci credo: l'unificazione porterà a una sindacalizzazione
ancora più spinta. E di conseguenza a costi e inefficienze su tutto
il sistema regionale. Già oggi da noi il trasporto pubblico non
funziona. Basta mettere a confronto i costi delle società pubbliche
con i privati, Chiacchiaretta, Di Fonzo, Ballone. E non solo, penso
per esempio alla pulizia dei pullman. Ha presente quelli
dell'Arpa?»
E allora che deve fare la Regione?
«L'unica soluzione è privatizzare, vendere più quote
possibili. Ma la Regione invece di fare quello che chiedeva
l'Europa, cioè alienare quote di Trasporto pubblico locale, ha
comprato aziende in fallimento, come la Paolibus. Quasi quasi
conveniva fallire per farsi comprare. È una politica iniziata tra
l'altro dal governo Pace, quindi non ne faccio una questione di
schieramento. Voglio ricordare che il Tpl costituisce il costo più
alto del bilancio corrente della Regione, perché quello della
sanità è un capitolo trasferito. Il trasporto pubblico viene cioè
pagato dalle tasche degli abruzzesi. Vendere significherebbe fare
efficienza su una voce importantissima del bilancio e anche
migliorare il servizio su tratte importanti. L'Abruzzo-Roma per
esempio. Lì ci sono già le aziende marchigiane che ci fanno
concorrenza perché hanno un servizio migliore. Noi siamo fuori
mercato».
I sostenitori della fusione legano il progetto proprio al
problema dell'efficienza e della riduzione dei costi. Così saremo
più forti sul mercato, dicono.
«Arpa e Gtm si unificheranno con la Sangritana dove gli stipendi
sono più alti. Che cosa può succedere? Si abbassano gli stipendi
alla Sangritana? Non credo. Il livellamento sarà verso l'alto.
Quello sarà il primo problema posto dal sindacato».
Vendere anche in previsione delle gare che primo o poi
dovranno essere fatte?
«La Regione le ha sempre ritardate. Ma la concorrenza col
privato migliorerebbe anche l'azienda poubblica. Il monopolio
pubblico non funziona, abbiamo decine di persone messe lì a non
fare niente».
La pensava così anche da consigliere regionale?
«Lo penso da sempre».
E non l'hanno mai
ascoltata?
«Ho trovato sempre un muro, perché è chiaro che alla
politica conviene fare le assunzioni, curare le clientele. Il mio
discorso è chiaramente impopolare».
La sua opposizione alla fusione riguarda il servizio su
gomma. E per il ferro?
«Intanto sulla gomma c'è una direttiva europea che data
dagli anni Novanta e che prima o poi arriverà. Dovremo adattarci e
non saremo pronti quando ci sarà l'obbligo cogente di aprire al
mercato. C'è il rischio di essere spazzati via da operatori
nazionali o esteri».
Per il ferro sarà diverso?
«Per il ferro sarei più cauto. In Italia abbiamo società
regionali forti che stanno entrando nel mercato delle
liberalizzazioni con la forza del pubblico, penso alle società
lombarde ed emiliane. Credo quindi che la Sangritana aiutata dalla
Regione possa giocare bene questa partita».
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5 gennaio 2012