di (cr.re.)
Giustino Varrassi manager dela Asl di Teramo
PESCARA. Dalla promozione del sindaco-chirurgo a super primario, alla nomina dirigenziale per l'ex assessore sott'inchiesta passando poi per il contratto al nipote del manager. Più che storie di nepotismo, o di favoristmi, siamo di fronte a singolari concidenze che tirano in ballo la Asl di Teramo. Il caso-Teramo è solo uno dei tanti esempi di incroci fra politica e medicina che segnano la gestione della sanità pubblica in Abruzzo. Non c'è Asl abruzzese in cui il malessere della sanità non sia evidente.
TERAMO. E' recente la promozione del sindaco di Teramo,
Maurizio Brucchi, al vertice della Unità semplice a valenza dipartimentale di senologia voluta dal manager della Asl,
Giustino Varrassi. Brucchi ha ringrazianto il manager e ha elogiato il nuovo piano aziendale della Asl che gli ha permesso di fare un balzo in avanti non di poco conto nella sua carriera di chirurgo dei tumori al seno. Ma ha risposto con un laconico «no comment» alla domanda se era opportuna oppure non la sua promozione.
E' invece recentissima la nomina, voluta sempre da Varrassi, dell'ex assessore all'Urbanistica della giunta Brucchi,
Corrado Robimarga, a dirigente di Urologia nell'ospedale di Giulianova. Niente da eccepire sulle qualità professionali di Robimarga, da 32 anni urologo alla Asl, solo che l'ex assessore è stato sospeso per due mesi e indagato per peculato, falso a truffa perché, secondo la procura, faceva visite negli ambulatori Asl intascando i soldi.
Ma la promozione v
oluta da Varrassi è arrivata prima della fine dell'inchiesta che
vede la stessa parte offesa. Sempre parlando di Asl, ma passando
per Pescara, occorre ricordare - come ha documentato una inchiesta
del «Centro» - che il nipote del manager della Asl di Teramo si è
visto prorogare per l'ennesima volta il contratto a termine nel
reparto di Radiodiagnostica dell'ospedale Santo Spirito dal
direttore della Asl pescarese,
Claudio D'Amario,
secondo il quale i rinnovi (a tempo determinato) sono motivati «con
la necessità di evitare l'interruzione del servizio pubblico, in
attesa di bandire concorsi».
PESCARA. Inchieste giudiziarie, nomine dei
primari, tremila morti dimenticati nelle liste dei medici di
famiglia. Sono questi i casi contestati alla Asl di Pescara. Il
primo e più spinoso è un'indagine della squadra mobile su un
concorso vinto dalla moglie di
Nazario Pagano,
presidente Pdl del consiglio regionale. Sesta su dieci candidati
alla selezione per titoli,
Graziella Soldato ha
ribaltato la classifica in un colloquio di dieci minuti: il
punteggio di 18/20 preso all'orale le ha permesso di conquistare il
posto, a tempo determinato, di dirigente medico nel servizio di
Igiene, epidemiologia e sanità pubblica e di ipotecare una proroga.
Al momento l'inchiesta non ha non ha indagati.
Un'altra inchiesta è aperta su un altro concorso, quello per un
posto da dirigente medico in Igiene degli alimenti e nutrizione.
L'inchiesta più clamorosa riguarda, però, 66 medici e segretari
delle commissioni di invalidità accusati di truffa: secondo la
finanza hanno cumulato, aggirando una legge regionale, i gettoni di
presenza agli stipendi di dipendenti Asl fino a provocare un buco
da 300 mila euro. Sul fronte dei primari, Pd, Idv e Rifondazione
comunista hanno messo in discussione le scelte dei primari fatte
dal direttore generale Claudio D'Amario chiedendo più
«trasparenza». Dall'altra parte, il Pdl si è schierato con D'Amario
difendendo le sue «scelte tecniche», a cominciare dalla nomina di
Paolo Pompa a Urologia. L'Idv ha portato
D'Amario fino in commissione regionale di Garanzia per la
trasparenza negata: infatti, il direttore generale ha rifiutato al
«Centro» di consultare una delibera della Asl, la 1.325 del 2010,
che ha assegnato allo stesso D'Amario un premio da 34 mila euro. Un
premio che, proprio in base alle informazioni contenute nella
delibera 1.325 e in un altro atto della Regione, si è scoperto
essere stato raddoppiato (da 17 a 34 mila euro) per volontà di
Chiodi.
Ha fatto clamore, inoltre, la notizia dei tremila morti
dimenticati nelle liste dei medici generici: morti che, tra il 2009
e i primi mesi del 2011, nessuno ha cancellato e che così hanno
continuano a far muovere i soldi. Per questo, la Asl è stata
costretta ad avviare un'azione di recupero di somme già pagate,
circa 200 mila euro, trattenendole dagli stipendi dei medici di
famiglia.
CHIETI. Frizioni sulla politica sanitaria nel
Chietino sono emerse sia in occasione della presentazione e varo
del nuovo atto aziendale, che dei dati sulla mobilità
extraregionale. I sindacati medici, tra cui Cgil e Cisl, hanno più
volte sottolineato come l'offerta sanitaria è stata di fatto
concentrata nel capoluogo, a vantaggio in particolare delle realtà
universitarie che operano nell'ospedale di Colle dell'Ara, a
scapito degli ospedali periferici.
Potenziare la medicina del territorio e la week surgery sono tra
le priorità indicate da
Maria Piccone della Cgil
medici, che ha anche suggerito l'attivazione di un osservatorio
epidemiologico aziendale per organizzare meglio l'assistenza sul
territorio, a salvaguardia anche di una minore migrazione dei
pazienti per cure oltre regione.
In campo sono scesi anche universitari come il direttore della
clinica ortopedica,
Vincenzo Salini, che ha
lamentato la penuria di sedute di sala operatoria settimanali, che
di fatto lasciano inespresse le piene capacità operative della sua
equipe. Penuria di spazi, soprattutto di sale operatorie, sono
state lamentate anche dal cardiochirurgo
5 gennaio 2012