di Melissa Di Sano
PESCARA. «Facciamo tanto per i malati, non capisco cosa la Asl voglia ancora da noi». È lo sfogo amaro di Pietro Rapposelli dell'associazione Manoppello Soccorso. Si alza il grido d'allarme del mondo del volontariato, da tre mesi senza rimborsi e ora anche senza convenzioni. La sospensione dei pagamenti a sei associazioni senza scopo di lucro, che da sole coprono circa l'80 per cento degli interventi di soccorso nel Pescarese, sta creando problemi e malumori tra i tanti volontari che impiegano tempo e lavoro per aiutare gli altri e che dal 1º gennaio non hanno più le convenzioni. «La nostra associazione», spiega
Pietro Rapposelli, presidente di Manoppello Soccorso, «è attiva dal '94 e può contare su 70 volontari e un dipendente. Abbiamo cinque ambulanze e sei mezzi per il trasporto disabili e per le urgenze. Facciamo un sacrificio giornaliero e c'è chi questo non l'ha capito e umilia così il nostro impegno. Pensano che noi non siamo capaci di reagire, ma sbagliano». Il nodo del problema, che va avanti in un continuo tira e molla da circa otto mesi, è il decreto 4/2011 del subcommissario alla Sanità
Giovanna Baraldi che, per risparmiare, ha imposto alle Asl di tagliare del 40 per cento i rimborsi alle associazioni. La decorrenza doveva avvenire dal 2012, ma ora sembra che possa essere applicata anche agli ultimi tre mesi dell'anno appena concluso. I volontari non ci stanno, se non altro perché non possono proprio farlo. &la
quo;Ho l'impressione che nessuno voglia prendersi la responsabilità
di fare davvero i conti», continua Rapposelli, «basterebbe
calcolare quanti chilometri si percorrono con un litro di benzina
per capire che è impossibile. Un'associazione funziona come
un'azienda vera e propria ma senza scopo di lucro. Nessuno ci fa
sconti, abbiamo delle spese da affrontare e a fine anno dobbiamo
fare un bilancio». Tra carburante, assicurazioni, costi
autostradali, manutenzione e rinnovo obbligatorio dei mezzi a
cadenza precisa, mancano i margini di sopravvivenza del servizio.
«Solo noi abbiamo 14 dializzati», dice Rapposelli, «che ogni giorno
a rotazione vanno trasportati nell'ospedale di Popoli: vengono da
Roccamorice, Scafa, Torre de' Passeri, Alanno. L'attuale
convenzione prevede 15,70 euro a chiamata e in più, se superiamo i
trenta chilometri, un rimborso di 0,70 centesimi a chilometro. Come
si fa con il 40 per cento in meno? Vogliono spingersi a tornare a
chiedere i soldi in piazza, ma i tempi sono cambiati, la gente ha
fame». I rimborsi bloccati dalla Asl, guidata da
Claudio
D'Amario, si aggirano sui 300mila euro. Solo la Misericordia ne
attende quasi 200mila, ma in ballo ci sono anche altre realtà:
Manoppello Soccorso appunto, e poi Croce Gialla di Penne, Croce
Abruzzo, Bussi Soccorso e Croce Angolana. Il vice presidente di
quest'ultima,
Luigi Chiarelli, spiega come il loro unico
interesse sia quello di non lasciar morire un servizio così
importante per la comunità. «Vogliamo solo andare a pari», dice,
«fino a settembre prendevamo da 1.500 a 1.800 euro al mese per
sostenere tre mezzi e percorrere mediamente circa 1.500 chilometri
mensili. Come possiamo sopravvivere con meno? Solo il lavaggio
della biancheria dentro l'ambulanza ci costa 350 euro al mese».
Fanno i conti con le spese ogni giorno questi volontari, ma ciò
che più li turba è il silenzio da parte della Asl, interpretato
come una forma di umiliazione. «Tutto il mondo del volontario si
sente completamente sminuito», conclude Chiarelli, «e pensare che
dedichiamo il nostro tempo libero per aiutare gli altri». Il 15
gennaio, a mezzanotte, ambulanze e volontari saranno costretti a
fermarsi.
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4 gennaio 2012
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