Dragaggio, la protesta della marineria

Riconsegnati i documenti di bordo alla capitaneria: «Non servono più»

    di Ylenia Gifuni  PESCARA. La marineria sventola bandiera bianca e consegna i documenti di bordo dei 56 pescherecci nelle mani del comandante della Capitaneria Luciano Pozzolano. Un segno amaro della resa che coinvolge un'intera categoria, duramente provata dall'emergenza dragaggio e dalla lunga stagione delle promesse mancate. Nel giorno in cui il commissario straordinario Guerino Testa ottiene dalla Procura dell'Aquila di poter effettuare nuove analisi sui fanghi, la rabbia degli uomini di mare esplode con una nuova protesta e con la richiesta di poter attingere agli ammortizzatori sociali. Inizia sotto una cattiva stella il 2012 della pesca abruzzese. Ieri mattina circa cinquanta tra marinai e armatori si sono radunati sulla banchina commerciale del molo, accanto alla draga Gino Cucco ferma ormai da giorni. Due tra le imbarcazioni più grandi, Erminio padre e Nausica, sono state sistemate nel corridoio di venti metri destinato alle manovre in entrata e in uscita, mentre un marinaio ha iniziato a passeggiare all'altezza della foce del fiume. La scena ha il sapore di un film già visto: barche incagliate nella secca che non riescono a muoversi di un solo centimetro e acqua che a malapena raggiunge le ginocchia dell'incauto marinaio. «Ecco dove sta attaccata la nostra vita», trattiene un singhiozzo Romeo Di Blasio, 15 anni trascorsi in mare e sulla pelle l'agonia degli uragani in Nord America. «C'è un aneddoto», aggiunge stringendo i denti, «che racconta quanto sia dolce il sangue dei marinai. Noi qui abbiamo dato
    tutto, siamo sfiancati e non c'è più niente che possiamo offrire. La pesca è finita, il porto è morto. Non ci resta che chiudere bottega e andare a casa».  Dalla rassegnazione alla disperazione, fino alla rabbia più acuta il passo è breve. Passano una manciata di minuti e i gruppetti di armatori e pescatori, riuniti ad assistere al triste spettacolo del porto in agonia, decidono di mettersi in moto e non cedere alla rassegnazione. Insieme si incamminano alla volta di piazza della Marina, dove ha sede la Capitaneria pescarese. I portuali raggiungono così la Direzione marittima, sotto gli occhi del questore Paolo Passamonti, del presidente della Camera di commercio Daniele Becci, del direttore generale dell'Arta Mario Amicone e dei consiglieri comunali del Pd Enzo Del Vecchio e Florio Corneli , arrivati in tutta fretta sulla banchina commerciale. Un piccolo corteo senza sbarrare la strada né incendiare cassonetti, come invece era successo durante le ultime due manifestazioni che avevano provocato scontri di piazza e sassaiole. L'incontro con il comandante Pozzolano è breve, il tempo di uno scambio veloce di battute. «Questi sono per lei, a noi non servono più», scrolla la testa l'armatore Francesco Scordella mentre consegna al comandante 56 cartelline diverse con i documenti di bordo di altrettante imbarcazioni. Lì sono indicati il numero di operai in servizio su ogni barca e le quantità di pescato da trasportare. Senza quei documenti le navi non possono lasciare il porto poiché andrebbero incontro a sanzioni. «Noi non abbiamo più la forza né fisica né economica di andare avanti», ribatte il collega Mimmo Grosso, «ogni giorno rischiamo la vita per entrare e uscire dal porto e non vogliamo più portare sulle nostre spalle il peso di questa responsabilità. L'unica soluzione è chiudere le attività, chiedendo la cassa integrazione per tutti gli operai». Agli uomini di mare non bastano le tenui rassicurazioni arrivate per bocca di Pozzolano e l'annuncio di «una linea di intervento concordata con il commissario straordinario Testa». I portuali invocano l'intervento del presidente della Regione Gianni Chiodi e dell'assessore alla Pesca Mauro Febbo. Poi, a testa bassa, lasciano la Direzione marittima e attraversano l'asse attrezzato stringendosi nella corsia riservata ai pedoni. Il nuovo obiettivo è la sede dell'Inps di via Paolucci. I marinai, infatti, sono risoluti a chiudere la pratica nel più breve tempo possibile. La riunione a porte chiuse al sesto piano dell'Inps termina con nuove promesse di intervento e tavoli interistituzionali per vagliare le modalità di accesso ai finanziamenti e consentire alla fetta maggiore di portuali di poter contare sugli ammortizzatori sociali, così come accaduto alle marinerie adriatiche di Ortona, Giulianova e San Benedetto. Stamattina, alle 11, è in programma un vertice in Comune, mentre con la porzione restante dei rappresentanti delle istituzioni e della marineria è stato promesso un nuovo appuntamento il 20 gennaio.

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    3 gennaio 2012
     

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