di Daria De Laurentiis
Silvio Di Lorenzo presidente della Honda
ATESSA. Si rientra il 9 gennaio nei cancelli della Honda, l'azienda del colosso giapponese delle due ruote che vive momenti di grande difficoltà dovuti al crollo del mercato di riferimento. Dopo il periodo di cassa integrazione, da ottobre a novembre e dal 16 dicembre fino alla riapertura, si prevedono mesi di grande difficoltà. Si parla addirittura di un paio d'anni di lenta e difficilissima risalita. Qualche spiraglio positivo comincia, tuttavia, a circolare tra gli oltre 600 dipendenti di contrada Saletti, 500 diretti di produzione e circa 150 indiretti.
Dicembre sarebbe dovuto essere il mese decisivo per affrontare con i management italiano e giapponese le questioni più urgenti legate alla produttività. E, invece, le prime risposte si avranno solo con la riapertura dello stabilimento, ormai ad anno nuovo.
Non c'è nulla ancora di certo, ma già si parla di una produzione di 80mila veicoli tra maxi moto, scooter e tosaerba per lo stabilimento atessano. Non sono grandi numeri, considerando che tra crisi globale e tsunami giapponese i volumi erano già scesi da 160mila a 100mila moto prodotte, ma sono abbastanza per far sperare.
Tra le maestranze c'è la netta sensazione che l'azienda, sia italiana che giapponese, voglia collaborare per mantenere in vita lo stabilimento in Val di Sangro. Il percorso, che si delineerà per i prossimi due anni, è ancora tutto da disegnare.
Di certo c'è che usciranno dei nuovi modelli dalla fabbrica di contrada Saletti di Atessa. Si tratta del Pcx, un nuovo scooter low cost simile al
celebre e fortunato modello Sh, costruito però non più ad Atessa,
ma in Vietnam. Alla Val di Sangro resterà solo
l'assemblaggio.
Viene così confermato il timore espresso già nelle scorse
settimane da tutte le sigle sindacali (Fim-Cisl, Fiom-Cgil e
Uilm-Uil): da Atessa non usciranno più i motori Sh 125 e 150, la
cui produzione è trasferita in Thailandia, ma li si assemblerà
soltanto, così come avverrà per i nuovi modelli del colosso
nipponico.
La perdita non è indolore. Lo stabilimento abruzzese è cresciuto
qualitativamente e in produttività con la costruzione dei motori
che hanno fatto grande la casa giapponese. Sono i motori la
specificità dello stabilimento di contrada Saletti visto che le
maxi moto vengono solo assemblate. Se si dovesse perdere anche
l'ultima produzione restante, quella dei motori da 300cc, a quattro
cilindri e power maxi per i tosaerba, allora lo stabilimeno
entrerebbe davvero in una crisi profonda senza possibilità di
ritorno.
Ma per il momento ad Atessa si preferisce pensare positivo.
Ottantamila moto, tra cui in nuovo modello Pcx e, forse più in là,
il nuovo Sh, non sono molto, ma sono rappresentano comunque un
segnale.
I volumi promessi, seppur ridotti fortemente rispetto al passato,
bastano per mantenere la produzione in Abruzzo e per tenere anche i
numeri produttivi nelle circa 25 fabbriche dell'indotto Honda in
Val di Sangro che occupano oltre 1.500 operai.
Era la risposta che si attendeva da tempo attraverso la
programmazione del cosiddetto «maker layout», ovvero la
pianificazione di quanti e quali pezzi sono assegnati alle
fabbriche che lavorano per la galassia Honda. Secondo voci di
stabilimento, sarebbero state salvaguardate tutte le aziende del
Cisi locale, il consorzio di subfornitura industriale.
Almeno per lanno appena iniziato, dunque, i numeri e le
lavorazioni per il nuovo modello Honda sono rimasti nell'indotto, a
significare che esiste, almeno per ora, un sostaziale interesse per
la casa giapponese a rimanere e a scommettere ancora sulla Val di
Sangro.
Il tutto è però legato alle risposte del mercato delle due ruote
che è quello che ha più subito la crisi economica mondiale. Le
produzioni sono di fatto passate ai Paesi con un basso o bassissimo
costo della manovalanza, ma rimanere ancora in Abruzzo, anche solo
per l'assemblaggio, può voler significare che ad una prima ripresa
delle commesse mondiali si potrà ripartire con entusiasmo.
Il difficile percorso che si profila all'orizzonte sarà affrontato
con le nuove rsu che finora hanno avuto incontri solo interlocutori
con il direttivo aziendale.
Le sigle sindacali del resto, sottoscrivendo all'unisono il patto
di competitività, lo scorso luglio, avevano già dimostrato segnali
di apertura con l'azienda arrivando ad una sorta di compromesso
storico per la Val di Sangro che contrapponeva una più accentuata
flessibilità e deroghe alla stabilizzazione dei precari in cambio
di lavoro e mantenimento del volumi produttivi sul
territorio.
L'impegno che si chiede ora alla Honda, in questo più che mai
incerto 2012, è quello di mantenere la produzione dei motori da
300cc.
E' l'ultimo baluardo dell'industria di contrada Saletti, il
terreno dove si giocherà la partita della sopravvivenza.
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2 gennaio 2012