di Gian Paolo Coppola
PESCARA. Viaggi privati su auto di servizio, telepass pagati, rimborsi di multe per violazioni al codice della strada. Ma anche pranzi e cene nei locali migliori di Pescara e Pianella, catalogati come «spese di rappresentanza» e dunque a carico dell'ente pubblico. E poi, dipendenti sottratti alle proprie mansioni per fare da accompagnatori o autisti eppure risultanti sul posto di lavoro. E ancora: una delibera sostituita e rimodellata ad hoc, per consentire la proroga dell'incarico a 4 dirigenti prima dell'arrivo del commissario nominato dalla Regione. Eccolo, il mondo Ato, l'organo di gestione e controllo del servizio idrico integrato, nell'era di
Giorgio D'Ambrosio (Pd), ex parlamentare, presidente dal 2003 al 2007, ora indagato per peculato, falso, soppressione di atti, abuso d'ufficio e truffa anche ai danni dello Stato. Una gestione, secondo l'accusa, finalizzata a puntellare la campagna elettorale e nella quale s'inserisce, al margine della vicenda Ato, un presunto episodio di corruzione: la laurea in Economia e Management comprata con la complicità di un docente della D'Annunzio. Il pm
Valentina D'Agostino e la sezione investigativa della Digos al comando di
Leila Di Giulio tirano le somme di un'inchiesta lunga 16 mesi e presentano il conto a 16 indagati, tra i quali spuntano i nomi del sindaco di Montesilvano
Pasquale Cordoma (Pdl), dell'attuale commissario Ato
Pierluigi Caputi, dell'ex sindaco di Francavilla
Roberto Angelucci (ex Forza Italia, ora con una lista civica),
del segretario generale dell'Ente e della Provincia
Fabrizio
Bernardini, dei dipendenti Ato
Vincenzo Di Giamberardino
(Pd), assessore a Pianella, e
Fabio Ferrante (Pd), assessore
a Lettomanoppello. Coinvolti anche funzionari e dirigenti Ato (o
ex) e l'imprenditore
Ercole Cauti. Un'inchiesta, scattata a
luglio 2010, ribattezzata non a caso "Il partito dell'acqua", che
secondo gli investigatori avrebbe provocato nei conti pubblici un
buco da almeno un milione di euro, sul quale farà luce anche la
Corte dei Conti. Ma partiamo dall'episodio più grave.
LA
CORRUZIONE. D'Ambrosio, che dall'epoca del primo blitz della
Digos nella sede dell'Ato pescarese di via Raiale - settembre 2010
- sapeva di essere finito sotto inchiesta per peculato, falso e
abuso, si ritrova ora contestata un'accusa ancora più pesante, che
tira in mezzo anche
Luigi Panzone, professore associato di
tecnica bancaria alla facoltà di Scienze manageriali della
D'Annunzio, indagato per lo stesso reato. D'Ambrosio, iscritto
dall'anno accademico 2004-2006, lo avrebbe pagato per conseguire la
laurea in Economia e management.
GLI ASSEGNI. Panzone,
dichiarato protestato e più volte segnalato alla Centrale rischi
della Banca d'Italia, non poteva ottenere crediti. Per questo
motivo, avrebbe ottenuto da D'Ambrosio assegni bancari, emessi da
tre diversi conti correnti a lui intestati, tra il 14 novembre 2007
e il 30 settembre 2010 per un importo complessivo di 63.700 euro,
che il docente avrebbe parzialmente rimborsato nella misura di
33.350 euro. I titoli di credito sarebbero stati incassati da
Panzone attraverso terzi, spesso società finanziarie. In cambio,
Panzone avrebbe agevolato D'Ambrosio facendogli superare con il
massimo dei voti alcuni esami sostenuti con la commissione da lui
stesso presieduta. La procura circostanzia un episodio: il 12
giugno 2009, D'Ambrosio supera l'esame di "Innovazione finanziaria
e mercato del credito", ottenendo la votazione di 30/30. Lo stesso
giorno emette un assegno di 11.500 euro. Panzone sarebbe
intervenuto personalmente oppure mettendo a disposizione di
D'Ambrosio un giovane assistente universitario, che lo avrebbe
aiutato nella preparazione degli esami e negli adempimenti
burocratici.
LA DELIBERA. La presunta corruzione salta fuori
nell'ambito dell'inchiesta sull'Ato, nata dall'esposto di un
dipendente. Al centro, i rimborsi spese da migliaia di euro di
D'Ambrosio, e una delibera ad hoc - datata 29 ottobre 2007 -
preparata dall'ex presidente, da Cordoma, Angelucci e Pasqualone in
qualità di componenti del cda, e dal segretario generale Bernardini
per prorogare al 31 dicembre 2009 gli incarichi dei dirigenti
Nino Pagano e
Alessandro Antonacci, del consulente
Sergio Franci e dello stesso Bernardini. Una mossa
strategica messa in atto un mese prima che la Regione liquidasse
gli enti d'ambito territoriali e inviasse il commissario. Una
delibera che ha preso il posto di un'altra sull'"affidamento
fornitura telefonia mobile". Il pm ipotizza falso e distruzione di
atti. Cordoma ha ieri escluso qualsiasi responsabilità: «Non sapevo
nulla della delibera soppressa».
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31 dicembre 2011
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