Una foto azzera la deposizione di Cantagallo

La procura smonta le accuse a Zupo: nessun rapporto dell'ex sindaco con la signora Marsiglia

       MONTESILVANO. Tre fotografie e un'intercettazione telefonica di un minuto e 57 secondi: «Grazie per essere venuta», dice l'ex sindaco Enzo Cantagallo. «Prego, prego», risponde la comandante dei vigili urbani Antonella Marsiglia. È il 17 giugno 2006, giorno dell'inaugurazione della guardia medica in via Inghilterra. Con questi documenti inediti in mano, squadra mobile e procura smontano il monologo di Cantagallo, 43 minuti di accuse contro l'investigatore Nicola Zupo.  Il processo Ciclone, 32 imputati e sette società coinvolte su presunte tangenti in cambio di appalti pubblici al Comune di Montesilvano, riserva un altro capitolo: dopo la deposizione fiume di Enzo Cantagallo, finito due mesi in carcere dal 15 novembre 2006 e altri due agli arresti domiciliari, arriva la risposta degli investigatori e della procura. Che calano gli assi da depositare durante l'udienza dell'11 gennaio prossimo: il primo è una sequenza di fotografie, già acquisite dalla polizia e scattate il 17 giugno 2006 durante l'inaugurazione della guardia medica. LE FOTO. Una delle foto, tutte scattate dal fotografo Valerio Simeone, all'epoca nello staff dell'ufficio stampa di Cantagallo, riprende l'ex sindaco - abito blu, fascia tricolore e un paio di forbici con il manico rosso in mano - mentre taglia il nastro circondato da politici, magistrati e rappresentanti delle forze dell'ordine. Cantagallo ha il volto girato all'indietro e, in quella direzione, si vede anche Antonella Marsiglia, con il berretto e l'u
    niforme di servizio della polizia municipale. Marsiglia è accanto all'ex comandante della capitaneria di porto di Montesilvano, Vincenzo Giordano, a pochi metri dal magistrato Camillo Romandini e dall'ex comandante dei carabinieri Pietro D'Imperio. Vicino a Cantagallo ci sono l'ex assessore Cristiano Tomei, il consigliere Pd Gianni Bratti, l'ex prefetto Giuliano Lalli e l'ex manager della Asl di Pescara Angelo Cordone. In altre due foto, si vede Marsiglia appoggiata alla ringhiera mentre parla con un dipendente del Comune. Le foto, per l'accusa, sono la prova che la dichiarazione di Cantagallo al processo è falsa e ha un obiettivo: screditare gli investigatori e gettare fango sull'inchiesta. IL MONOLOGO. L'assenza di Marsiglia è l'incipit del racconto di Cantagallo: «Quel 17 giugno», così ha detto l'ex sindaco nell'aula 1 del tribunale di Pescara davanti al presidente del collegio giudicante Carmelo De Santis, «ci fu l'inaugurazione della guardia medica e, tra le autorità presenti, in tanti mi fecero notare l'assenza di Marsiglia: io diedi risposte di circostanza ma conoscevo bene il motivo della sua assenza e cioè, il 12 giugno, lei compie gli anni e io ero dovuto partire per Barcellona per una riunione con gli architetti dello studio Miralles-Tagliabue. Dopo la cerimonia, le telefonai e le dissi che non doveva confondere il rapporto personale con quello professionale». Cantagallo ha parlato anche di una «relazione extraconiugale tra me e la dottoressa, un errore di cui pago ancora le conseguenze». «GRAZIE». E invece con le foto in mano la squadra mobile, guidata da Pierfrancesco Muriana, e il pm Gennaro Varone riescono a dimostrare che Marsiglia proprio «quel 17 giugno» è in via Inghilterra e partecipa alla manifestazione del Comune. Ma non c'è soltanto questo: alle 12,14 e 41 secondi, Cantagallo telefona a Marsiglia ma nessuno risponde. «Solo squilli», è la trascrizione della polizia. Cantagallo telefona ancora un minuto più tardi: Marsiglia risponde e la comunicazione dura meno di due minuti. Ecco la trascrizione della squadra mobile: «Cantagallo chiama una donna (l'utenza è quella di Marsiglia, ndr) per ringraziarla di essere andata». «Prego, prego», è la risposta della comandante. La trascrizione prosegue: «La donna dice che in questo momento è al posto fisso di polizia e che bisogna mettere in ordine. Il primo luglio deve aprire e la struttura deve essere pronta per quella data».  Alle 12,41, si registra un'altra telefonata: è questa la telefonata che «esiste ma senza l'audio», come ha detto Cantagallo in aula. Trascrizione «nulla», annota la squadra mobile. È un buco di quasi cinque minuti: secondo Cantagallo, è proprio in questa telefonata che si mette a nudo il rapporto con la moglie dell'investigatore. SEI TELEFONATE. Ma in sette mesi di intercettazioni telefoniche, due amanti possono chiamarsi soltanto sei volte senza neanche lo straccio di un sms? E perché, da soli in ufficio, parlano soltanto di lavoro? Secondo la procura e la squadra mobile, la risposta a queste due domande è una: non c'è prova di una relazione extraconiugale tra Cantagallo e la moglie di Zupo. Ecco le telefonate tra Cantagallo e Marsiglia: l'8 maggio, primo giorno di intercettazioni, Cantagallo la chiama e «chiede una pattuglia che lo aspetti sotto al Comune perché deve andare a fare un sopralluogo in via Firenze e non sa dove sta. La donna riferisce che adesso chiamerà in ufficio». Quattro giorni dopo, è ancora Cantagallo a telefonare: l'ex sindaco, annota la polizia, «le chiede se può salire un attimo. Il comandante riferisce che finisce di parlare con l'assessore e arriva». Sono queste le uniche conversazioni intercettate tra Cantagallo e Marsiglia, oltre a due chiamate perse e all'intercettazione muta. VACANZA. Foto, intercettazioni e anche la prenotazione di una vacanza: in base agli elementi raccolti dalla squadra mobile, Zupo e Marsiglia intorno al 12 giugno 2006 hanno prenotato una vacanza in Puglia per andare allo zoo di Fasano. La domanda è: può una donna arrabbiarsi con l'amante che va all'estero se sa già che anche lei non sarà in città?

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    20 dicembre 2011
     

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