di Loris Zamparelli
PESCARA. A Pescara l'offerta di case e appartamenti è in continuo aumento, al contrario la domanda flette e nei migliori dei casi resta invariata.
Dice questo il termometro del mercato immobiliare in città, che dopo aver registrato una tendenza positiva a inizio anno, chiuderà con una nuova frenata delle compravendite. L'andamento, prendendo in esame un arco temporale superiore, racconta di un crollo delle vendite dal 2006 a oggi e di una crisi che se non è profonda, poco ci manca: si è passati dai 1.868 ai 1.438 immobili con un taglio di 430 unità, il 23 per cento in meno. Questo nonostante in questo stesso periodo si sia verificato un generale abbassamento dei prezzi, che non ha però riguardato le zone centrali della città. Infatti gli appartamenti più ambiti sono quelli di piazza Salotto, corso Umberto e corso Vittorio Emanuele lato mare: qui un immobile nuovo o ristrutturato va dai 3.500 ai 4.300 euro a metro quadrato, che scendono dai 2.400 ai 3.200 euro per un usato. In testa anche per quanto riguarda gli affitti: 550 euro al mese per un bilocale e 650 per un trilocale. In coda alla classifica troviamo le zone periferiche di Sambuceto e San Silvestro dove case e appartamenti si pagano dai 1.800 ai 2.100 euro al metro quadrato.
Sul fronte dell'offerta c'è una crescita nelle zone centrali, semicentrali e periferiche, le uniche nelle quali resta stabile sono quelle dell'ospedale e dei colli. «Questo aumento indica», spiega
Maurizio Chiodelli, presidente provinciale della Fimaa (federazione itali
ana mediatori agenti d'affari), «la presenza della crisi, nel senso
che, chi si ritrova in difficoltà, la prima cosa che fa è quella di
mettere in vendita un immobile». Al contrario, la domanda sale o
resta uguale in centro, ma cala e in pochi casi rimane invariata,
nelle zone di via D'Avalos, Porta Nuova, la Tiburtina, ma anche
nell'area del nuovo tribunale, nella quale, fino a qualche tempo
fa, si riponeva molta fiducia. «In quella zona ci sono ancora buone
richieste», sottolinea Chiodelli, «soprattutto per studenti e
giovani coppie che non hanno la possibilità di spendere
troppo».
Il presidente provinciale Fimaa evidenzia anche come sia cambiato
negli anni della crisi il mercato: «Si è allargata molto la
forbice: abbiamo da un lato chi cerca immobili a poco prezzo e
dall'altro grandi investitori. È venuta a mancare la categoria
centrale, quella fascia media che rappresentava la fetta più
importante».
Anche analizzando lo storico dei prezzi emerge questa tendenza:
nel luglio del 2007 il prezzo massimo al metro quadrato per un
immobile nuovo era di 4 mila euro, oggi è di 4.300 euro. Invece
quello minimo è sceso dai 1.800 mq di quattro anni fa ai 1.700 euro
di oggi. Discorso che si accentua per le case usate: il massimo è
passato da 2.800 a 3.200 euro e il minimo da 1.400 a 1.150
euro.
Chiodelli cerca anche di offrire una chiave di lettura della crisi
del mercato immobiliare: «Ultimamente stanno accadendo cose davvero
assurde, le banche negano mutui a persone con lavoro fisso, alle
quali veniva concesso senza problemi fino a due, tre anni
fa».
Altro indicatore evidente di una crisi che perdura ormai da tempo,
è il tempo medio di vendita degli immobili, arrivato fino a otto
mesi e con le visite dei clienti salite anch'esse a otto.
«La gente», conclude Chiodelli, «vuole girare visto che il periodo
è davvero bruttissimo. Il segnale positivo però è che c'è ancora la
voglia di acquistare, se le persone trovano un buon affare
comprano. La casa è ancora considerato il bene rifugio per
eccellenza».
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18 dicembre 2011
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