di Andrea Bene
PESCARA. Il Comune ha 838 cause pendenti e due sentenze passate in giudicato che lo condannano a pagare 2 milioni di euro. Una cifra enorme che fa correre il rischio all'ente di vedersi arrivare qualche provvedimento di esecuzione forzata dei beni. Per questo, nei giorni scorsi, la giunta ha approvato una delibera che mette al sicuro per i primi sei mesi dell'anno prossimo 44 milioni di euro in contanti, depositati in tesoreria, destinati al pagamento degli stipendi dei dipendenti, delle rate dei mutui e al funzionamento di alcuni servizi essenziali. Si tratta di una precauzione per evitare estreme conseguenze, nel caso dovesse scattare un giorno il blocco dei fondi da parte dell'autorità giudiziaria. Tra l'altro, il rischio è ancora più elevato se si considera che l'amministrazione non ha approvato il bilancio di previsione dell'anno prossimo. Bilancio che l'assessore
Eugenio Seccia e i suoi tecnici non hanno ancora provveduto a redigere.
MARE DI CAUSE. Il numero dei contenziosi aumenta di giorno in giorno. L'ultimo censimento delle liti pendenti, da parte degli uffici dell'Avvocatura, che risale alla fine dell'ottobre scorso, indica 838 cause giudiziarie in corso tra giudice di pace, tribunale, Corte d'Appello, Tar Consiglio di Stato e Cassazione. Alcune di queste potrebbero diventare potenziali sentenze di condanna dell'ente al pagamento di somme di denaro. Intanto, due molto grosse sono già passate in giudicato. Sono quelle degli imprenditori
Deborah Caldora, per il caso di Villa Basile, cui il C
omune deve pagare 1.100.000 euro di risarcimento e
Raffaele Di
Zio, per il rimborso di alcune prestazioni di lavoro non
saldate in passato, cui è stato stabilito un versamento di 998.000
euro. Non sono ancora passate in giudicato, invece, le sentenze di
condanna del Comune per le cause
Pace e
Izzicupo
(1.670.000 euro),
Dandolo (75.000),
Di Persio
(962.847) e Sorgenia (601.102).
COSA DICE LA DELIBERA.
«Questo ente, potendo incorrere ad azioni di esecuzione forzata da
parte dei creditori, pone in essere un serio ed efficace rimedio
alle conseguenze dannose che potrebbero scaturire alle risorse
finanziarie dell'ente con il blocco dei propri fondi». E' quanto si
legge nella delibera approvata nei giorni scorsi dalla giunta per
salvare i soldi per i primi sei mesi dell'anno prossimo. «Si tratta
di un atto che facciamo ogni anno», ha precisato il ragioniere
generale
Giovanni D'Aquino, «la legge prevede che le somme
destinate alle retribuzioni del personale e alle rate dei mutui non
siano soggette ad esecuzione forzata». In effetti, l'articolo 159
del Testo unico degli enti locali dice espressamente che «non sono
soggette ad esecuzione forzata, a pena di nullità rilevabile anche
d'ufficio dal giudice, le somme di competenza degli enti locali
destinate al pagamento delle retribuzioni al personale dipendente,
delle rate di mutui e prestiti obbligazionari e all'espletamento
dei servizi locali indispensabili». Resta però il fatto che
l'amministrazione comunale, non avendo ancora approvato il bilancio
dell'anno prossimo, non ha potuto stanziare le somme per le spese
correnti. Insomma, la delibera appare necessaria per scongiurare
rischi. Tanto è vero che in un passaggio del provvedimento si dice:
«E' stata ravvisata l'opportunità e l'urgenza di provvedere, al
fine di garantire nella cassa della tesoreria di questo Comune, la
disponibilità necessaria per il soddisfacimento delle esigenze
stipendiali del personale dipendente, per il pagamento delle rate
dei mutui, nonché per gravare i servizi essenziali della
collettività locale».
SOMME SALVATE. Per il pagamento dei
dipendenti vengono blindati per i primi sei mesi dell'anno prossimo
8.140.772 euro; per le rate dei mutui, 9.500.000; per i servizi,
26.954.864. Tra questi ultimi figurano organi istituzionali,
amministrazione generale, ufficio tecnico, anagrafe, giustizia,
polizia urbana, protezione civile, istruzione, cimiteri, acqua e
fogne, nettezza urbana, viabilità.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
18 dicembre 2011
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