di Pietro Lambertini
Lorenzo Sospiri consigliere regionale del Pdl è uno dei nove indagati nell’inchiesta sui rifiuti dell’Ecoemme Sospiri è il capo pescarese del Pdl e riveste la carica di consigliere comunale
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PESCARA. «Guarda Lillo, io ti vorrei tanto dire una cosa... te la dico da amica, ma perché non ti liberi di Lorenzo che è un cretino?». «Proprio un deficente, guarda... tutti i casini che ho avuto, solo per lui li ho avuti, solo per lui». «Esatto». «Solo per lui». A parlare al telefono sono un'ex funzionaria di Montesilvano e il sindaco indagato
Pasquale Cordoma, detto Lillo. È una delle cento intercettazioni contro Sospiri e Cordoma che la procura vuole portare al processo Ecoemme.
Ieri, dopo la falsa partenza dell'11 ottobre scorso, è cominciata l'udienza preliminare del processo Ecoemme, la società dei rifiuti di Montesilvano formata dal Comune, dalla Deco spa dei fratelli Di Zio e dalla Comunità montana Vestina e che la procura considera cessata dal 31 dicembre 2006 ma, di fatto, ancora in piedi. Durante l'udienza nell'aula 4 del tribunale, davanti al gup
Luca De Ninis, la Provincia di Pescara ha tentato di costituirsi parte civile: il giudice ha bocciato la richiesta. Invece, di fronte a «un vantaggio di sette milioni di euro» in dieci anni assicurato ai Di Zio, così come sostiene la procura, il Comune di Montesilvano finora non si è costituito parte civile: Cordoma, il sindaco eletto sotto la bandiera della legalità ma scivolato in cinque inchieste, lo stesso che ha fatto costituire il Comune nel processo Ciclone contro il suo predecessore arrestato
Enzo Cantagallo, ha scelto di non rifarlo contro se stesso.
Fino a oggi, l'amministrazione Cordoma ha pagato più di 20 mila euro all'av
vocato
Tommaso Mancini per la difesa nel processo
Ciclone: Cordoma non ritiene necessario costituirsi contro se
stesso e contro
Lorenzo Sospiri, consigliere
regionale e capo pescarese del Pdl, il politico che più di tutti si
è schierato con Cordoma.
Con Sospiri e Cordoma accusati di corruzione, sono indagati il
sindaco di Farindola
Antonello De Vico (l'unico
imputato presente ieri in aula), il presidente di Ambiente spa ed
esponente del Pd
Massimo Sfamurri, l'avvocato
Fabio Savini, ex vicepresidente del cda
dell'Ecoemme, e
Paolo Cucculelli, tecnico della
Comunità Vestina. Nel procedimento ci sono anche i Di Zio: sono
indagati
Ettore Ferdinando Di Zio, titolare
dell'impresa dei rifiuti con il fratello Rodolfo (indagato nel
filone teramano dell'inchiesta con l'ex assessore regionale alla
Sanità
Lanfranco Venturoni, oggi capogruppo del
Pdl), il nipote
Ettore Paolo Di Zio, ex
consigliere del cda Ecoemme, e
Giordano De Luca,
genero di Di Zio ed ex consigliere del cda Ecoemme e della società
Ecologica srl. Secondo quanto annunciato ieri in aula, durante la
prossima udienza del 31 gennaio Ettore Paolo Di Zio rilascerà una
dichiarazione spontanea.
Al centro dell'udienza, le intercettazioni: oltre alle
conversazioni ascoltate dalla squadra mobile, nell'elenco ci sono
anche le comunicazioni intercettate dai carabinieri di Penne in
un'altra indagine e convogliate in questo procedimento. Tra le
intercettazioni che il pm
Anna Rita Mantini
ritiene importanti, una su tutte riassume l'inchiesta: il 22
settembre 2010, giorno dell'arresto ai domiciliari di Venturoni e
Di Zio per il progetto di un inceneritore a Teramo, Cordoma parla
così con la moglie: «Ma perché Di Zio che fa?». «Di Zio», risponde
il sindaco, «è la Deco, ha il monopolio della spazzatura in tutto
l'Abruzzo. Semplicemente questo. Adesso sto andando in Comune così
vedono che non sono stato arrestato». «Deco» e «monopolio della
spazzatura»: le stesse parole d'ordine che squadra mobile e procura
considerano determinanti. Per l'accusa, l'Ecoemme è stata gestita
«in palese illegalità» fin dal giorno della sua nascita, il 7
agosto 1998 senza gara d'appalto: una «posizione egemonica e
monopolistica» che ha garantito ai Di Zio «un vantaggio di sette
milioni di euro».
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17 dicembre 2011
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